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venerdì 21 agosto 2009

Burquini E Dintorni

Mi sembra di ricordare di aver visto in TV diversi film degli annni '50 con festose comitive di giovani in spiaggia dove il costume delle ragazze, che peraltro si divertivano da matti, non era molto dissimile da quello che oggi chiamiamo burquini.

Non vedo lo scandalo se delle donne decidono di andare a fare il bagno abbigliate grosso modo come lo era mia nonna quando da piccolo mi accompagnava al mare.

Fa problema la connotazione religiosa ?
Occhio allora anche a croci e medagliette di Sant'Antonio.

Fa paura ai bambini ?

Suvvia, se ci guardassimo bene allo specchio, vedremmo che forse è solo di noi che i bambini potrebbero aver paura !
a prova di stupido
superiorità della specie
odissea all'alba

14 commenti:

  1. Tre precisazioni.
    1) il velo nella cultura mussulmana non è obbligatorio (se non nella preghiera,un pò come nella nostra cultura)
    2) Le donne occidentali, in alcuni paesi mussulmani, debbono obbligatoriamente portare il velo per rispetto della cultura ospitante.
    3) Se in occcidente, anche fosse una minoranza, ci sono persone che ritengono provocatorio o offensivo l'indossare il velo, per evitare conflitti e attriti (anche se chi porta il velo è di nazionalità europea) sarebbe buona norma non perseguire sulla strada della provocazione.
    Detto questo penso, mi sembra chiaro, che in un paese dove vige la libertà, dove la religione non entra nei tribunali, dove i leader politici non sono succubi del clero, ognuno è libero di fare, nel rispetto della libertà altrui e della legge, quello che ritiene opportuno senza cercare la provocazione. Certo l'accettazione passiva del burquini non aiuta quelle ragazze che vorrebbero seguire lo stile occidentale, che per molti aspetti (vedi per esempio costumi con fili interdentali) è anche esso criticabile. Comunque sia l'importante è che la scelta di qualsiasi tipo di costume sia personale e non dettata da imposizioni di qualsiasi tipo soprattutto religiose, in quanto la religione "usata" da un clero che ha mire di potere temporale (ricordate il periodo delle inquisizioni, dello stato religioso?) non può che portare a periodi bui.

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  2. Credo che il tema vada inquadrato all'interno della mentalità e della cultura "occidentale".
    Questa cultura, la nostra, almeno finora si è evoluta come civiltà di democrazia, libertà dialogo e tolleranza.
    Tra l'altro, mi sembra che in tali conquiste anche i valori cristiani abbiano avuto il loro ruolo.
    Se dunque questi sono i nostri principi, se oggi una ragazza madre non viene additata al pubblico ludibrio, se accettiamo che vi siano coppie omosessuali, se, ci piacciano o meno, non solleviamo polveroni per pendenti e orecchini in serie, né per piercing in ordine sparso (anche in piscina), credo possiamo guardare con occhio benevolo o con sereno distacco anche al burquini.

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  3. Rientra nel rispetto della libertà accettare che donne cresciute nella "cultura del velo" si riconoscano serenamente in essa: passare ai costumi (in senso lato...) occidentali, pur vivendo in occidente, può provocare in loro un grande disagio.
    Considerare l'espressione di una cultura liberamente scelta una provocazione fa riflettere sul concetto di rispetto e libertà dell'individuo che abbiano le minoranze offese.

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  4. Sono il primo anonimo.
    Purtroppo siamo afflitti da sensi di colpa e perbenismi estremamente radicati. Mi piace quello che è stato detto dal "secondo anonimo". Bene. Rileggiamo l'intero pensiero con l'occhio di un occidentale che và ad abitare in un paese islamico. Per facilitare ciò bisognerà cambiare "cultura del velo" con "cultura del non velo"; cambiare occidentali e occidente con orienali e oriente.
    Fortunatamente in occidente si è liberi di esprimere il proprio pensiero!!!!

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  5. Sono il secondo anonimo. Mi piace il secondo commento del primo anonimo.
    E' la conferma che possiamo solo essere felici di vivere in un paese che, malgrado tutto, ha conquistato una libertà di cui ha fatto bandiera.
    Per questo non si deve avere paura della libertà di espressione altrui, anzi ricavarne ricchezza interiore e di conoscenza del mondo.
    D'altro canto ritengo che uno dei pilastri educativi sia il vecchio "buon esempio": se fossimo noi i primi a scandalizzarci di ciò che è diverso, come potremmo pensare che altri popoli arrivino a riconoscersi in quel livello di libertà che noi ormai consideriamo irrinunciabile.

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  6. Sono ancora il primo anonimo.
    La "contaminazione" tra culture è sempre positiva, solo se, e sottolineo solo se, c'è un arricchimento culturale da parte di entrambe le culture. Questo scambio tra occidente e oriente, non lo vedo, vedo solo, da parte di molti ma non tutti gli islamici, molte provocazioni, e tra queste rientra il burkini. Il fatto che, al momento e secondo mie conoscenze, il dibattito sul burkini (come di altre situazioni in cui viene generato dibattito) sia squisitamente occidentale la dice lunga.
    Allego un link che potrà essere utile.
    http://blog.panorama.it/opinioni/2009/05/15/magdi-allam-succubi-dellislamicamente-corretto/

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  7. memento:
    http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.0.3742897890
    provocazione?
    ce stanno seri?
    comunque sia questo mi preoccupa non poco.
    Evviva la cultura occidentale (lo posso dire o sono razzista?)
    ste

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  8. Leggendo gli interventi precedenti, ho avuto il desiderio di aggiungere il mio piccolo contributo, nato più che altro da esperienze personali(ho vissuto e lavorato in due Paesi islamici come Ghana e Albania). Secondo me, nel dibattito oriente-occidente, islam-cristianesimo ecc... si commette l'errore grandissimo di porre la questione in termini di incontro-scontro di identità. Ci si richiama sempre alla Nostra identità, alla nostra cultura, alla nostra natura, come ad un concetto metastorico, nato all'inizio dei tempi, immutabile. Quello che siamo oggi, è diverso da quello che eravamio 30 anni fa e da quello che saremo tra 30 anni.
    La cultura, l'identità di un popolo è un concetto mutevole. Richiamarsi all'identità di un popolo, in questa accezione monolitica e metastorica, pone già il problema in un'ottica, secondo me, sbagliata e di scontro.
    Potrei scrivere così tanto da intasare questo blog, su i rapporti, gli scambi e le reciproche influenze tra occidente ed oriente che hanno contribuito a plasmare la nostra natura, sulla quale oggi tanto ci arrocchiamo.
    Purtroppo il dibattito sull'integrazione, sull'immigrazione, sull'islam e sul terrorismo in Italia, è estremamente ideologicizzato e sterile, perchè sull'ignoranza e sulle paure sono state fondate campagne elettorali e sono nati governi.
    Israele è di destra, la Palestina è di sinistra, Gli Stati Uniti sono di destra, l'Europa di sinistra. I militari morti sono di destra, i civili morti di sinistra.
    Alcuni giornali strumentalizzano il discorso del papa, tenuto a Ratisbona, altri giornali, enfatizzano la religione di chi commette delitti in ambito familiare solo se si tratta di musulmani, mentre nella MOLTITUDINE di delitti domestici compiuti da cattolicissimi italiani, non si fa menzione della religione del colpevole.
    Io credo che per affrontare e risolvere i problemi di convivenza nati in questi ultimi anni, TUTTI dovrebbero imparare a vedere il mondo con l'occhio del nostro prossimo.
    Credo che questo sia l'approccio più corretto a questo tipi di problema.
    Provo a spigarmi meglio.....

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  9. ...... Ho avuto la fortuna di vivere a Firenze per 4 anni, per motivi universitari. Come è noto, firenze è una città politicamente orientata verso sinistra. Passeggiando per il centro si potevano vedere tantissimi manifesti con disegni di falci e martelli. Quando io vedo quel simbolo, penso ad un mondo di solidarietà, di giustizia sociale, senza disuguaglianze e mi scende una lacrima. Il mio miglior compagno di studi, mozambicano, quando vede quello stesso simbolo, pensa alle milizie marxiste che hanno preso suo fratello e da quel giorno non lo ha più rivisto, e gli scende una lacrima. Con questo voglio solo dire che se noi osserviamo gli altri, i musulmani nel caso specifico, con i nostri occhi e con la nostra griglia interpretativa, rischiamo di leggere in modo sbagliato la situazione. Quando pregano davanti al duomo di MIlano, hanno davvero intenzione di provocare? (la domanda non è retorica). Quando le donne vestono il velo, stanno sfidando i nostri costumi e la nostra identità? E potremmo contiunuare.
    davide Bevilacqua

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  10. Sulla reciprocità
    Scusate se scrivo ancora, ma il tema mi sta a cuore. Si parla di reciprocità, dicendo che i certi stati islamici non c'è libertà di culto, soprattutto per i cattolici.
    Questo fatto è sicuramente vero, quindi?
    Se in Arabia (dico uno stato a caso, senza cognizione di causa) non si è liberi di professare la prorpio religione, allora in Italia gli Arabi non possono professare l'Islam?
    O tutti i musulmani? Anche quelli provenienti da Stati in cui la reciprocità è garantita? Quale sarebbe il principio? Se in Occidente siamo liberi di esportarre la democrazia con le armi, allora anche gli Indonesiani o i Pakistani dovrebbero essere liberi di esportare i loro sistemi con le armi? Oppure bisogna intendere la reciprocità solo quando ci fa comodo? Questa volta le domande sono retoriche
    Davide Bevilacqua

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  11. Viene sempre come un bicchiere d'acqua fresca (a volte in faccia) il confronto con l'esperienza diretta delle persone.
    Certe discussioni, una volta iniziate, tendono a prendere il volo sulle ali spesso effimere di esperienze non vissute, di supposizioni che non hanno il contatto con la quotidianità di chi ne è coinvolto direttamente.
    Grazie Davide per averci fatto partecipare delle tue riflessioni, nate e meditate certamente su basi di esperienza e confronto diretto con la vita vissuta.
    Tornando con i piedi per terra, mi hai fatto pensare a come spesso sia l'insicurezza a renderci diffidenti nei confronti di costumi che non conosciamo se non attraveso interpretazioni altrui.
    Non dovremmo davvero perdere l'occasione, ora che abbiamo la possibilità anche in Italia di conoscere persone provenienti da altri Paesi, di accostarci con curiosità alla vita che hanno lasciato, di fare domande (e ascoltare le risposte) per capire senza mediazioni come è vissuta la vita in altri lati del mondo da chi ci è nato.
    Per capirci, un conto è come gli italiani vivono la realtà dell'Italia, un altro è come, ad esempio, gli americani la percepiscono attraverso i loro giornalisti e le cronache mediate dalle relative interpretazioni.

    Pa.Ce.

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  12. Domande:
    A chi piacerebbe essere giudicato da un tribunale religioso?
    A chi piacerebbe portare il proprio volto coperto perchè lo dice Dio (o meglio lo dicono alcuni uomini)
    A chi piacerebbe avere la propria attività bloccata prepotetemente perchè ti si mettono a pregare davanti?
    A chi piacerebbe essere preso a sassate perchè ha tradito il proprio partner?
    A chi piacerebbe vedere la propria figlia esclusa dalla scuola solo perchè "femmina"?.
    Attenzione a non confondere una minoranza desiderosa di confrontarsi e mettersi in discussione, con una maggioranza silenziosa e consenziente, non per colpa sua ma perchè, per esempio, i soldi che potrebbero essere spesi per creare cultura e servizi vengono spesi in centrali nucleari.
    Ste (primo anonimo)

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  13. A chi piace attendere per 10 anni una sentenza?
    A chi piace digiunare in Qauresima ?
    A chi piace lavorare di domenica ?
    A chi piace andare in galera per aver rubato 2 mortadelle ?
    A chi piace vedere il proprio figlio emarginato perché Testimone di Geova ?

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  14. Grazie Enrico! Tanti problemi inutili: "pregiudizi".
    Buona giornata.

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