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giovedì 24 giugno 2010

Stabilimento Giambattista Vico

Credevamo che il progresso scientifico e tecnico ci stesse liberando.
Pensavamo che i nostri "privilegi" si sarebbero traformati in diritti per tutta l'umanità.
Illusi che il lavoro fosse un mezzo di realizzazione e sviluppo,
il fondamento del nostro essere nazione.
Scopriamo che il lavoro può ancora essere degradato a ricatto.
Può ancora assorbire e asservire a se stesso le vite di intere famiglie,
di famiglie di intere regioni dell'occidente industrializzato.

Non per il volere di un singolo maleducato,
di cattivi padroni che bestemmiano e ti fan fare tardi a cena.

Ma  per editti emanati da società beneficenti,
da imprese di bandiera dal volto umano.

Da chi sa di avere il diritto e il potere per imporsi;
da chi forse crede anche di averne il dovere verso la collettività.

In cambio di tasse ed incentivi con cui quella collettività per decenni l'ha sostenuto.
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
non autosufficienza dell'anziano
il fattore umano 
made in Italy
ogni 150 anni
grande manifestazione

2 commenti:

  1. Purtroppo il caso che citi è venuto alla ribalta perchè interessa un alto numero di lavoratori e perchè da sempre gli accordi in Fiat sono una sorta di termometro per il resto del paese. La cruda realtà invece ci dice che il caso stabilimento Giambattista Vico è solo uno dei tanti che da 2 anni si abbattono sui lavoratori del ns paese. Per citare un caso locale la stessa manifattura tabacchi di Chiaravalle sta subendo lo stesso trattamento ma anche i cantieri navali di Ancona e poi la SIPE di Monte San Vito e molti altri casi locali. La differenza tra i lavoratori degli anni 60 e quella attuale è abissale. Nell'ottica di uno sviluppo irreversibile le lotte potevano solo avere un riscontro positivo (abbassamento dell'orario di lavoro, partecipazione agli utili attraverso i premi di produzione, nazionalizzazione dei contratti di lavoro per tutelare le rappresentanze di imprese piccole e deboli dal punto di vista contrattuale, cassa integrazione e altro) oggi purtroppo le richieste per la salvaguardia del posto di lavoro, per la solidarietà tra lavoratori estromessi attraverso un riduzione e turnazione, la partecipazione alla pianificazione dei piani di riconversione industriale, la formazione etc.. sono urla nel vuoto. La sordità, la miopia e l'assenza di dialogo che mostra l'imprenditoria locale ormai di III generazione induca a pensare se non sia il caso di farsi seguire dagli esperti operatori della Lega del Filo d'Oro.
    grazie per la lettura.

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  2. Katya, ti ringrazio per le precisazioni, molto importanti.
    Si tratta di elementi essenziali di cui non ero per nulla a conoscenza.
    Stando così le cose, viene da chiedersi quali sono, se ve ne sono, i "sacrifici" da parte imprenditoriale.
    Neanch'io sarei ottimista, considerando che solo per semplificare l'inizio di un'attività d'impresa, si parla addirittura di riforma dell'art.41 Cost....

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