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mercoledì 31 ottobre 2012

arrivederci


Stamattina mi dimettono, ma dico arrivederci perché sono sicuro di ritornare.
L'intervento è andato bene e confidiamo in un buon recupero.
Me ne torno a casa, così come ci torna il mio compagno di stanza e ci sono tornati i precedenti.
Loro ed io con loro rappresentiamo un'umanità particolare.
Quella razza che ha bisogno degli altri.
Alcuni fortunati come me, accudito da papà,moglie e sorella e confortato dagli amici, altri meno fortunati pur se a casa hanno una Ferrari.
Quasi tutti più anziani di me, alcuni coi figli presenti, altri coi figli lontani o distratti. 
Non giudichiamo nessuno, che poi non sempre è vero che si raccoglie ciò che si è seminato.
Alcuni di noi ritroveranno a casa prepotenti ragazzini pieni di vita, altri troveranno mogli e mariti bloccati da anni per un incidente od una malattia, altri, ed è il peggio, troveranno il silenzio.
A volte posso aver fatto un po' di retorica sulla figura del compagno di stanza, ma è vero che la sera, quando le luci dell'ospedale si spengono, con te può esserci anche la più simpatica e graziosa badante del mondo, ma c'è rimasto soltanto lui che può comprenderti davvero, quello del letto accanto.


shock traumatico 
ritorno a casa

4 commenti:

  1. La degenza in ospedale è un universo a parte.
    Poni l'attenzione su cose piccole e semplici che diventano , in quel momento , vitali. L'affetto, il conforto, la semplice presenza, la cortesia, il pudore .... ricco veramente chi ne possiede in abbondanza.
    caterina

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    Risposte
    1. Cara Caterina,
      sin da piccolo ho sperato-pregato di non passare per certe esperienze, e ancor oggi lo faccio; c'è però da dire che chi non deve passare per certe strade impervie è fortunato, ma non può rendersene conto.

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  2. Nessuno vorrebbe passare per "l'esperienza ospedaliera" ma (aimè) nessuno è immune. L'esperienza della sofferenza, del dolore, del sentirsi "in una situazione non tua", vivere per qualche giorno o più in "nella casa non tua" (così mi piace definire l'ospedale) è un'esperienza che ti fa vedere e capire la vita e la tua storia, in un'altra dimensione in un'altra "prospettiva", e ti proietta in una realtà diversa... "e strana" ma che non fa altro che sensibilizzarti e "addolcirti i sentimenti" a aprirti agli altri e all'ascolto.
    Avendo avuto diverse esperienze "nella casa non mia", ho imparato a trarne il bene: se non le avessi avute ora (riferemdomi ad una delle diverse) mi ritroverei su una sedia a rotelle. Dunque sì sperare e lo auguro con tutto il cuore a chiunque e a tutti di non fare mai una esperienza "nella casa non sua", ma il più delle volte è "la provvidenza" che passa e ti dona la gioia di lodare il Signore per ritrovarti guarito. Grazie.

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