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lunedì 17 luglio 2017

Grazie, collega Massimo

E' quasi un anno che Massimo ha cambiato lavoro.

Dopo decenni al servizio dei cittadini sulla strada, tra sirene, asfalto, pioggia e sole che ti spacca, tra alluvioni e terremoti.
Un lavoro duro che io mai sarei stato capace di fare, ma che Massimo amava e svolgeva con competenza e sensibilità.

Poi due righe su un decreto, e non sai più chi sei, né che diventerai.
Per lui e per i suoi colleghi è stato uno schiaffo, la gratitudine che trasmuta in avvilente beffa.

Noi, "gli altri", però, li abbiamo attesi ed accolti.
Niente asfalto e ambulanze, solo un po' di adrenalina da scrivani.
Però c'abbiamo messo il cuore.

Magari solo i primi giorni, ma li abbiamo dedicati tutti a loro, a Massimo e ai suoi colleghi.

Prima di incontrarli abbiamo pensato ed immaginato la frustrazione, anche il rancore con cui sarebbero saliti in macchina per varcare la soglia di un altro ufficio completamente sconosciuto, reietti ed esiliati

Ora Massimo, ogni volta che ci si vede, mi dice che ricorda con piacere quei primi giorni, e il respiro di sollievo che lui e i suoi colleghi han potuto trarre.

Anche adesso, con nuovi colleghi anche loro fidati, è al servizio dei più deboli, seppur dietro una scrivania ed un pc.

Massimo non perde occasione per ringraziarmi e per sollecitarmi a scrivere di quella esperienza.

Ora che l'ho fatto, caro Massimo L., so di averti solo in parte ricambiato, per l'emozione di avermi tu fatto sentire utile nel mio, di lavoro.

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