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giovedì 7 giugno 2012

A Cesare Quel Che E' Di Cesare

I Vangeli riportano l'invito di Gesù per dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

L'esortazione, che fa cadere nel vuoto un tranello postogli con una domanda dai suoi avversari, in genere viene interpretata nel senso che la vita civile e la religione si rivolgono a due àmbiti completamente diversi, tipo "libera Chiesa in libero Stato".

Io credo vi sia qualcosa di più radicale.

La frase di Gesù nasce dalla constatazione che sulle monete è riportata l'effigie dell'imperatore e noi, avendo alle spalle 2000 anni di arte sacra, che ha rappresentato non solo Gesù, Maria e i Santi, ma perfino la Trinità, per riflesso condizionato riteniamo che sul denaro avrebbe anche potuto esserci impressa un'immagine religiosa, nel qual caso la risposta di Gesù sarebbe stata forse diversa.

Ma se ci immedesimiamo nella cultura giudaica, ripensando alle umilianti esperienze del vitello d'oro e degli altri surrogati, dobbiamo riconoscere che in quella cultura nessuna immagine religiosa poteva essere ammessa, al fine di evitare qualsiasi tentazione anche solo lontanamente idolatrica.

Dunque, che sulla moneta ci fosse Cesare o un dio greco-romano, credo che la risposta di Gesù avrebbe comunque rimarcato la completa estraneità tra la vera Fede e il Potere.

Non una tranquillizzante complementarietà, bensì una inquietante irriducibilità. 


spontaneo = pericoloso 
non ci sono risposte, soltanto scelte
unboxing Venere

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