Da quando ho passato i 65 anni, ogni tanto penso alla morte.
Non con tristezza e neppure, almeno per ora, con particolare paura.
Ci penso perché, arrivati a una certa età, fingere di non saperne nulla comincia a sembrare persino un po’ ridicolo.
Alla nascita ci si prepara.
Si prepara la casa, si scelgono le cose necessarie, si fanno visite e controlli. Si parla al bambino quando è ancora nella pancia, gli si fa ascoltare musica, lo si accarezza attraverso il corpo della madre. E forse anche lui, a modo suo, si prepara. Si muove, cambia posizione, attende il momento che non conosce.
Intorno a una nascita si raccolgono attenzione, parole e cura.
Per la morte potrebbe essere lo stesso.
Dovrebbe prepararsi chi se ne andrà e dovrebbero prepararsi quelli che gli stanno attorno. Non per rendere la morte più bella di quanto sia, ma per non arrivarci come davanti a qualcosa di sconveniente, di cui quasi vergognarsi.
Invece la neghiamo e nascondiamo.La morte è sempre quella degli altri, possibilmente lontana. Si rinvia ogni discorso, si cambiano le parole, si evita perfino di nominarla. E forse la cosa peggiore è che evitiamo anche di pensarci, come se il pensiero potesse attirarla e il silenzio tenerla fuori dalla porta.
Ma non è così.
La morte non è un guasto imprevisto della vita, ne è la certa conclusione.
Ci è stato dato un principio, senza che lo chiedessimo. Allo stesso modo ci verrà dato un termine, senza che saremo noi a sceglierlo.
Tra l’uno e l’altro c’è tutto quello che chiamiamo vita.
Forse allenarsi alla morte (lo preferisco al pre-pararsi, troppo difensivo) significa questo: cominciare a guardarla senza abbassare gli occhi.
Certo, dire quello che va detto, sistemare ciò che si può sistemare, ma soprattutto attendere ed accogliere con la dovuta, anzi no, con la giusta attenzione ed il giusto rispetto.
E permettere a chi ci vuole bene di accompagnarci, se lo
vuole, senza costringerlo a fingere che non stia accadendo nulla.
Nascita e morte meriterebbero la stessa attenzione, la stessa cura, forse persino la stessa tenerezza.














