Pochi giorni fa un ex magistrato di Catanzaro ha percorso la stessa strada verso la Svizzera; città differente, Basilea anziché Bellinzona, ma identico destino.
Settantanove anni il primo e sessantadue l'altro, sembra che nessuno dei due fosse afflitto da malattie fisiche gravi o invalidanti.
Entrambi hanno tuttavia scelto di porre termine alla propria esistenza.
Entrambi, per quanto ne sappiamo, soffrivano di una depressione che provocava sofferenze interiori insopportabili.
Entrambi hanno fatto una scelta, e non posso neppure immaginare in quale oscuro abisso sia stato risucchiato il loro cuore fino a pianificare e dare il definitivo assenso al gesto estremo ad altri affidato.
Due cose però le voglio dire.
Che mi sia lecito dubitare della libertà di scelta di chi giunge a tali determinazioni.
Spesso infatti le malattie psichiche, quasi per definizione, sopprimono nell'individuo il libero arbitrio.
Che mi sia infine permesso affermare che ci troviamo di fronte ad una tragica ed irrimediabile confusione tra causa ed effetto.
Perché il suicidio, essendo uno dei sintomi più subdoli ed imponenti di gravi depressioni, proprio per questo non può mai in alcun modo rappresentare un modo per sfuggirne.
Con tutta la pietà ed il rispetto possibili.
Diritto di vivere. E anche di morire?
coraggio di partire, coraggio di restare
cause di morte (i dettagli dopo)
Depressione Mortale II
una malattia come le altre