Per rilanciare l’occupazione si sta progettando di licenziare un 85mila dipendenti pubblici, quasi tutti con coniuge e figli.
Mi sembra un buon inizio.
I soldi risparmiati diventeranno sussidi per imprenditori
sensibili e magnanimi, che garantiranno la creazione di un 4/5mila nuovi posti
di lavoro, ovviamente precari perché, a differenza del diamante, un lavoro non
è per sempre, e a volte neppure per un anno.
A parte i fortunati che potranno accedere a tali nuovi
impieghi (ma se si fa un semestre a testa, c’è lavoro per tutti) gli altri 80
mila hanno solo l’imbarazzo della scelta.
Liberi da pastoie e costretti fimalmente a camminare con le proprie
gambe, alzeranno lo sguardo ammirando, senza fiato per l’emozione, la terra
delle opportunità, per loro e per tutta la loro famiglia (coniuge, figli e genitori
anziani).
Molti, senza più l’obbligo del cartellino, potranno
dedicarsi full time a quelli che erano il loro secondo o terzo lavoro, talvolta
fatto di redditizie consulenze.
Altri potranno liberare la propria creatività e trasformarsi
in artisti od inventori di brevetti per la new technology o la green economy.
Qualcuno sfortunatamente diventerà, per propria debolezza,
preda degli strozzini, ma altri più intraprendenti realizzeranno le proprie
aspirazioni collocandosi ai gradini più bassi di organizzazioni criminali,
fermamente decisi, ora che le loro ambizioni non sono più represse, ad
arrampicarsi sino ai vertici.
I più indolenti andranno ad ingrossare le fila di mendicanti
e senza tetto ai quali penserà la Caritas.
Un ampio ventaglio di scelte dunque per 85.000 ex fannulloni
che se la faranno finita di pesare sulle spalle della collettività.
Un po’ come il marito che, per pagarsi le rate del SUV, manda la moglie sul marciapiede.