Un solo batter di ciglia: si abbassa sui portici di una piazza e si riapre presso una piaggia a 60 chilometri, con la stessa trasparente incoscienza che l’aveva sorpreso mancante dietro le lenti di una reflex, quando da principio a tener compagnia all'attesa c'erano solo gelo-pioggia-ansia, e passato qualche mese all’ansia si aggiunse il sole.
Lo chiameremmo “il ragazzo” solo perché insegue sogni pazzi; Lei la chiamiamo “la ragazza” perché così è; lui non può più fare a meno di volerle bene, così semplicemente come si vuol bene alla vita “innnanzi tutto”.

Quella vita che lui crede d’inseguire, ma se si gira si accorge che è Lei a correre e non mollarlo.
Quella ragazza che lui insegue “nonostante tutto” o forse proprio “per tutto” quello che Lei gli rovescia addosso (o se guarda allo specchio, gli tira dietro).
Talvolta ad entrambi sembra mancare il fiato, ma è solo la pausa d’un soffio, ci si fiuta per lottare con più cuore e scaltrezza ancora.
L'esplosione del primo bacio, quando tutto sembrava immeritato anche se tutto scorreva naturale come un fruscio di rugiada.
E la coscienza che non è necessario esser sempre perdente, pur se il cuore s’incrina nei polmoni quando Lei ti dice fra le lacrime qualcosa di sé e chiede scusa.
Ora l'attesa si è fatta più piana e scorrevole, levigata ma non sbiadita dal calpestio degli anni.
E neppure è passato tanto tempo, perché quando consiglia di sedersi su un cactus è lo stesso momento che piega una barchetta di carta così piccola per quanto è luminoso il suo sguardo.
Quella barchetta che dietro al vetro a 160 lo accompagna ogni settimana sulla strada di una città lontana per riavvicinarsi a se stesso.
Quella barchetta che per tanti mesi con le sue preziose e tènere pieghe ha fermato il tempo facendone un’unica Luna.
col sudore della fronte
toy story 3...generazioni
mai dire ansia
la vita e niente altro
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