Un compito non da poco, anche per il gruppo di discepoli che lo avevano seguito da vicino più di chiunque ed erano stati da Gesù stesso istruiti.
C'è però un'anomalia, anzi ve ne sono due.
Lungo il vangelo gli apostoli sono anche chiamati i "dodici", tanto che i due termini si possono considerare sinonimi.
Ma i presenti con Gesù al momento dell'Ascensione, Matteo lo sottolinea con chiarezza, sono soltanto "undici".
Giuda Iscariota se n'era andato, e solo in seguito si ricostituirà la pienezza della piccola comunità.
Oltretutto, sottolinea ancora Matteo, alcuni di loro persino "dubitavano".
E' dunque agli "undici", ad una comunità fin dal suo inizio incompleta e finanche incerta che Gesù affida la missione.
La salvezza dell'umanità è affidata ad una chiesa che si scopre fin dal suo nascere "mancante" e addirittura bisognosa di sostegno alla fede.
Gesù non ha aspettato né ha scelto lui un dodicesimo discepolo per reintegrare la comunità: li ha mandati così com'erano.
Né è rimasto a svolgere un ulteriore ammaestramento per rafforzarli nella fede.
I cinque versetti conclusivi di Matteo, ben lontani da qualunque trionfalismo di una chiesa nascente, contengono invece due grandi affermazioni di bisogno che rappresentano un ultimo fondamentale insegnamento.
L'invito, per la chiesa e per i cristiani, a rammentare come la salvezza passi per strade ben diverse dal senso di umana completezza e autosufficienza.
L'occasione, per tutti, di riflettere su come la pienezza e la felicità passino anzitutto per il riconoscimento del proprio "essere bisognosi".
una assoluta marginalità
il cireneo
questions about faith
la nuova testimonianza
le meraviglie della fede
spretato
Nessun commento:
Posta un commento