Pro bono è una locuzione latina che ormai possiamo sentire solo in qualche
legal thriller, perché difficilmente vi sono tra noi medici o avvocati disposti ad impegnarsi gratis a favore di chi non ha disponibilità economica sufficiente.
Cosa c'entra
pro bono lo vedremo alla fine, se avrete la pazienza di seguire la mia cronaca, basata su quanto ho letto e sentito di recente.
Primo scenario:
ex scuola Antognini di Ancona,
via Canale, una delle tante scuole abbandonate che abbiamo in città, consegnate al
degrado e alla rovina.
Ieri cinque ragazzi,
fra cui due minorenni, si sono
abusivamente introdotti nel suddetto immobile.
Si saranno aggirati per le
aule deserte e avranno tirato qualche calcio al pallone,
rischiando di farsi male a causa delle
condizioni fatiscenti dell'edificio.
Qualcuno dei residenti ha comunque chiamato la
polizia, sono arrivate le Volanti, li hanno portati in Questura per gli
adempimenti di rito eccetera.
Il che significa che
questi ragazzi e le loro famiglie sono entrati in un ingranaggio che potrebbe
redimerli o stritolarli, perché comunque immagino che vi sarà un'accusa per invasione di edificio pubblico (art. 633 codice penale).
Drammatico per chi ci capita, ma anche giusto...
Senonché ecco il
secondo scenario.

In un'
altra ex scuola di Ancona, la
Regina Margherita di
via Ragusa, credo anch'essa inagibile, è in atto
da più di un mese non una occasionale "invasione" ma una
stabile occupazione da parte di un gruppo variabile di
senza tetto di molteplici provenienze,
supportati da associazioni, gruppi ed esponenti politici locali di opposizione,
nonché dalla solidarietà di tanti cittadini che forniscono il necessario per l'alloggio ed il mantenimento.
I loro
portavoce, sia senza tetto sia anconetani impegnati nel sociale o nel politico, hanno iniziato un
braccio di ferro col Comune, che
peraltro sin dai primi giorni ha
provveduto al riallaccio di acqua ed elettricità, ed hanno
impedito in almeno un'occasione l'ingresso a Sindaco, Assessore ed assistenti sociali.
Drammatica necessità per i senza tetto, ma
anche drammatica ingiustizia rispetto al
primo scenario, perché in via Ragusa, a quanto è dato conoscere, non si sono seriamente prospettate azioni penali.
In via Ragusa, a quanto si sa, nessuno è stato caricato su una Volante, portato in Questura e denunciato, nonostante l'abusiva occupazione.
Il mio non è un discorso razzista, perché
per me quegli studenti che hanno bigiato la scuola ieri mattina
possono pure essere cinesi, etiopi, dominicani, albanesi o quel che sia.
Da tempo inoltre sostengo che lo Stato deve
garantire un'esistenza dignitosa a tutti, dalla culla alla bara come si diceva una volta,
senza alcuna distinzione (neppure tra lavoratore e sfaticato).
Fatta questa precisazione,
concludo tornando al
pro bono.
Mi rivolgo a coloro che tra i
sostenitori di via Ragusa esercitano la professione di
avvocato, e chiedo loro un
gesto nobile e di giustizia senza distinzioni:
la rappresentanza e difesa di chi, fra quei cinque ragazzi, appartenesse ad una famiglia che non può permettersi un legale di fiducia.
Pro bono publico.
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