Da mesi si è iniziato a dibatterne in relazione alla sentenza a carico del direttore di giornale dr. Sallusti, da molti ritenuta esagerata.
Ho letto l'articolo in questione e sinceramente non saprei pronunciarmi sul caso specifico, per cui mi limito ad alcune idee di carattere generale.
Vorrei fare anzitutto due osservazioni.
La prima è che anche tra quei giornalisti che le-sentenze-non-si-discutono, qualche breccia ha iniziato ad aprirsi.
La seconda è che, in generale, si va diffondendo l'idea che la diffamazione (a mezzo stampa) sia un reato da abolire o da sanzionare unicamente con pene pecuniarie e più lievi.
Da qui nascono alcune considerazioni.
Non capisco per quale motivo se dei writer che imbrattano un immobile storico-artistico sono perseguiti d'ufficio, puniti con reclusione sino a un anno e multa fino a
3.000 euro, ad un giornalista che imbratta la reputazione di un'altra persona col suo giornale non si possano applicare pene simili.Eppure anche recentemente, gli stessi media che ora sembrano invocare per le redazioni dei giornali arcaiche immunità alla stregua di intoccabili santuari, si sono occupati di casi in cui un accanimento di voci maligne ha portato addirittura l'offeso a compiere il gesto estremo.
Le persone sono molto più delicate e preziose di qualunque monumento un writer possa verniciare.
Proporrei infine, così come per il travisamento nel caso del writer, l'aggravante, contro chi diffama a mezzo stampa, di firmarsi con uno pseudonimo anziché col proprio nome.
l'avvenire del giornale
si invocano leggi più severe
commutato
infangare a piacimento









