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lunedì 27 aprile 2015

Pensione Pubblica

Opinioni di un uomo qualunque.

Sfatato il mito che le pensioni siano il risultato dei propri contributi versati e "investiti", va ricordato che esse vengono invece finanziate, ogni anno, con i contributi versati dalla "popolazione attiva" e occupata.

Non ci aspetta quindi un futuro roseo, perché se si manda la gente in pensione sempre più tardi vuol dire che ci si aspetta una costante diminuzione nel numero di lavoratori occupati in grado di versare i contributi necessari per le pensioni in corso.

Inoltre, chi alla pensione ci arriverà, ne usufruirà per minor tempo, data l'età avanzata, e gli importi, calcolati col nuovo famoso sistema contributivo, saranno sempre più bassi,

Riguardo a tale calcolo, detto contributivo, non posso credere che sia stato ideato a fini di equità, anche perché, dal momento che i contributi sono proporzionali al reddito, pure la pensione continuerà ad esserlo.

Ritengo invece che eliminerà sì alcune ingiuste storture, ma all'interno di un generalizzato abbassamento e appiattimento degli importi delle future pensioni.


trattamento base (welfare reloaded)

diritto di niente

pensione pubblica 2

sabato 25 aprile 2015

25 aprile minuscolo



Con papà e mia sorella, un’insolita mattinata fuori città
Poche ore nei luoghi in cui da piccolo mio padre era sfollato diventano un salto all’indietro di 70 anni.

Le strade, le case, gli incroci sono all’incirca gli stessi, quelli dove scorrazzava un ragazzino sudato e spettinato, ignaro circa le dimensioni di una guerra di cui anch’egli era una comparsa, ma solo parzialmente defilata.

Dentro un minuscolo frammento di storia non ne vedi i confini, ma la quotidianità nuda la vivi tutta.
Magari non comprendi le contrapposte ideologie, ma le diverse divise le riconosci al volo dal colore, dal taglio o dall’odore.

Tra ciascuno foggia di uniforme il ragazzo è sempre soltanto un ragazzo, tanto per i tedeschi che per i polacchi e gli americani.
E se in un fazzoletto di storia non si decidono gli assetti del planisfero, dentro ci si giocano comunque la morte e la vita della gente, dei civili come dei combattenti.

I ricordi del ragazzino sono ancora vivaci.
Ecco la piazzetta dove un soldato di colore (che all’epoca, senza alcuna sfumatura di disprezzo, si diceva “negro”) ti regala una tavoletta di cioccolato; è la stessa piazzetta in cui la settimana prima un paio di tedeschi ti avevano medicato e fasciato la gamba dopo una rovinosa caduta dalla bici.

Le piccole ignare astuzie dei civili a seguito dell’ordine di eccidio, la morte e la vita segnate da un botola e dal tappetino che la nasconde.

La morte per adesso beffata dal soldato con il mitra, che la botola intravede ma che svelto si gira dall’altra parte, forse perché stanco o forse perché lì aveva bevuto una tazza di latte appena munto.

La Storia è fatta di milioni di storie, ognuna con il suo sapore.

la memoria e il corteo
la memoria e il furore 
S-Memoria (Una Persona Fortunata)

martedì 24 marzo 2015

Candidi E Puliti

Esco dal letargo perché sono proprio arrabbiato.

Tutti a berciare contro partiti e sindacati, ormai fa tendenza arricciare il naso disgustati solo a sentirli nominare, quei covi di corrotti e parassiti.

Ragazzi, diamoci una regolata: l'uomo è un essere sociale proprio in quanto nessuno è perfetto e dentro ognuno c'è una (a volte invincibile) tentazione a delinquere.

Anche dentro sindacati e partiti.

Ma essendo l'uomo un animale sociale, rifiutarne in blocco le aggregazioni vuol solo dire rinnegarne la natura e, con parecchio snobismo, propugnare uno stolido individualismo a vicolo cieco.

Coloro che sostengono questo suicidio sociale temo siano tutti poeti bucolici o arrivisti già arrivati.

C'è del marcio nei partiti come nei sindacati come nelle chiese come dentro le famiglie, e le persone normali ne hanno un po' disgusto e un po' compassione.

Solo gli spietati adepti di uno sterile individualismo si sentono e si mostrano sempre tutti candidi e puliti.


puri e spietati
liberi di non esserlo 

martedì 10 febbraio 2015

La bestemmia la legge e gli innocenti

Il nuovo direttore di Charlie Hebdo, Gérard Biard, è stato ospite a "Che fuori che tempo che fa" del 7/02/2015 (*)

Officianti i signori Fazio e Gramellini, il quale ultimo si esibisce persino nel porre una domanda che l'imbarazzato interlocutore definisce grosso modo come incomprensibile.
Gramellini dunque gliela ripropone, ma utilizza all'incirca le stesse parole, costringendo il francese ad una risposta di circostanza.

Andando al sodo, se ho ben capito, il valore della laicità è essenziale per la libertà di espressione, ed "essere Charlie" significa stare con la laicità senza alcun aggettivo che la limiti.

Si afferma pure, se non sbaglio, l'importanza della libertà di bestemmia, precisando che ogni giornalista e vignettista trova dentro di sé il proprio personale limite di espressione (tipica onnipotenza infantile), ma che comunque per Charlie Hebdo il limite è la legge.

Frasi fatte e concetti logori, se slegati da un minimo senso di responsabilità.
Anche un ragazzino che porta lo scooter sa che può ammazzare o ammazzarsi.
Ma ai vignettisti-giornalisti non gliene importa.

Personalmente sono un cattolico praticante che non irride né gli atei né i neo-pagani (e neppure i Testimoni di Geova e la loro avversione alle trasfusioni).
Ritengo che ogni fede deve essere rispettata, come deve essere rispettato l'amore materno o il ricordo dei cari defunti, ma se qualcuno bestemmia  il mio Dio con invettive ed epiteti offensivi, di sicuro non esigo vendetta.

Però fra la bestemmia come sfogo personale o abitudine sociale da una parte, e dall'altra parte la bestemmia innalzata addirittura al rango di diritto, c'è una differenza abissale.


Insomma, considerare la bestemmia un bene da tutelare mi sembra una gigantesca, pericolosa cavolata.

E mi sconcerta il dichiarato coraggio di questi eroi della libertà di espressione, attenti a non violare la legge per non incappare in spiacevoli cause presso i tribunali francesi, ma spavaldi di fronte alla possibilità di essere uccisi: loro, poliziotti, passanti e clienti kosher.


liberi di non esserlo
sesto comandamento
#pensoquindidono (prima di criticare i testimoni di Geova)
il buon selvaggio
licenza di satira


mercoledì 31 dicembre 2014

Una Egoistica Solidarietà Sarebbe Già Tanto



Caro Giancarlo,
ho letto con partecipazione le tue riflessioni, di cui ti ringrazio per avermi messo a parte.
Il fatto da cui prendi le mosse è davvero tragico ed ancor più tragico è trovarlo relegato in un trafiletto di cronaca.

Pur trovandoci in una società opulenta, togliersi la vita per la disperazione cui la miseria conduce è un male che si sta diffondendo come un'epidemia.

Tali vicende inducono svariate riflessioni e qui vorrei accennarne alcune.

Lo spettro della povertà, a fronte di una ricchezza complessiva reale che sarebbe sufficiente a dare alloggio e sfamare non 60, ma 100 milioni di cittadini, ci fa perdere la bussola.

Questo terrore è stato insinuato a bella posta fra i nostri orizzonti, con l'intento di di fiaccarci il morale e spingerci ad accettare qualunque compromesso, compreso, per fortuna ancora di rado, quello con la morte.

C'è da dire che il contagio ha trovato fertile terreno nella nostra putrescente mentalità, in quell'arte di arrangiarci che il più delle volte ci fa sentire tanto furbi ed invincibili.

L'italiano fantasista, che ha evaso per anni il canone senza subire conseguenze, perché lui-sa-come si-fa, se non è sufficientemente criminale, quando inizia a sentirsi mancare l'acqua è finito.

Una sempre più spiccata mentalità individualistica, che ci ha portato a tagliare i ponti con sindacati, associazioni, partiti salvo che per il perseguimento di finalità esclusivamente egoistiche, ha spazzato via dal nostro orizzonte quella che una volta si chiamava solidarietà.
Ha polverizzato tutto quello che, mediato dai raggruppamenti sociali, era aiuto reciproco, vicinanza, sostegno nel bisogno.
Per inciso, i fautori di disordini pubblici sanno bene che ai loro fini sarebbe sufficiente chiudere le mense della Chiesa per non più di una sola settimana.

Duomo di Ancona dalla Amerigo Vespucci
Temo peraltro che siamo già scesi più in basso della scomparsa della solidarietà, la quale presuppone una volontà attiva e benevola nei confronti dei concittadini.

Credo si sia perso anche il senso di una semplice, opportunistica ma ancor benefica coesione.
Che si sia smarrito completamente pure il dato di fatto grezzo per il quale, volenti o nolenti, siamo sulla stessa nave e nessuna personale inventiva riuscirà a salvarci se non ci rimettiamo in rotta.

La stiva è ancora piena, le provviste abbondanti, ma solo ritornando ad essere un equipaggio ce la potremmo fare.


trattamento base (welfare reloaded)

il lavoro rende schiavi

tutela universale

cittadini semplici

domenica 28 dicembre 2014

L'Ultimo Censimento



Un filo rosso lega re Davide alla pratica del censimento.

Abbiamo visto come egli fu punito per la superbia di averne imposto uno che celebrasse la vastità del ricostituito regno di Israele.


Il Signore, col suo castigo, volle ricordargli che l’uomo non ha padroni che possano numerarlo e marchiarlo come una merce.


Nel Vangelo della Nascita è lo stesso Dio, sotto forma di neonato, che si sottopone ad un censimento, ben più umiliante di quello antico, perché condotto da stranieri pagani, sotto la minaccia della spada.


L’antico re di Israele però compare di nuovo, perché è proprio nella sua città di nascita, la medesima del discendente Giuseppe, che questi deve recarsi per il censimento ordinato da Cesare Augusto: Betlemme.


Mentre Giuseppe si trova là con la moglie gestante Maria, per questa si compirà il tempo.
Perciò anche il salvatore Gesù nascerà a Betlemme, re nella pace così come Davide fu re nella battaglia.



Il re antico impose un umiliante censimento, mentre il nuovo re bambino ad un censimento ancor più odioso si sottopone mite, perché sarà il vagito dei neonati a suscitare il rimorso e la vergogna che metteranno a tacere le spade.