Fino a ieri eravamo il paese delle cause ad oltranza contro la malasanità, vera o solo presunta.
Si aprivano fascicoli, su denuncia o d'ufficio, anche per una lussazione mal curata, se non per un'unghia incarnita.
Eppure, nonostante gli oltre 7.500 morti in meno di un mese causati, si presume, da influenza Covid-19, non si ha nessuna notizia di azioni intraprese dalla magistratura.
Esercito e forze di polizia d'altronde, anziché provvedere al sequestro delle cartelle cliniche o ad isolare le zone rosse, sembrano impiegate per comminare multe e denunce, credo ormai arrivate alla faraonica cifra di 100.000, a danno di piccoli gruppi o di singoli "attivisti motori" sorpresi privi di adeguata autocertificazione.
Le Procure della Repubblica tacciono invece, o comunque non se ne ha notizia, in merito alla quotidiana strage che avviene nei nostri ospedali.
Siamo così puntigliosi, nel commemorare vittime di crimini perpretati anche 100 anni fa, che non ci curiamo di sapere perché oggi nostri fratelli cadono ogni giorno a centinaia, soffocati come mosche.
La sindrome più grave è quella che ha colpito coloro rimasti (finora) indenni, come se la quantità esorbitante di vittime giustificasse l'assenza di accertamenti per ognuna delle morti avvenute.
Il morbo della paura e dello stato di emergenza sembrano aver ottenebrato le menti più lucide e altrimenti polemiche, oggi affannosamente votate all'acquiescenza.
Anche i più fieri difensori delle libertà e dei diritti civili del singolo sembrano ora nascondersi dietro a concetti come destino o fato avverso, e sono magari gli stessi che invece, in caso di certi terremoti, invocavano giustizia contro i colpevoli della costruzione di edifici non sufficientemente solidi.
Insomma, ci sono Catastrofi e catastrofi.
La paura che ti attanaglia può essere una giustificazione per chi è toccato direttamente dalla malattia, ma pare che anche gli altri, anche quelli che per dovere civico o istituzionale dovrebbero rimanere lucidi abbiano abdicato.
Nessuna notizia di autopsie ma soltanto di feretri ammassati su camion militari in attesa del turno all'inceneritore (pardon forno crematorio) con sottinteso intervenuto divieto (ma quando?) di tradizionale tumulazione.
Nella drammatica e benemerita lotta quotidiana del personale sanitario, quanti malintenzionati possono essersi insinuati ed aver approfittato del tragico marasma?
Quanti di quei 7.503 concittadini potrebbero essere caduti non per il fato, ma per colpevole incuria e trascuratezza, o addirittura per lucida volontà assassina?
Questa apparente e intollerabile sospensione delle tutele individuali deve al più presto cessare, mentre e va ripristinato il normale corso della giustizia, non per frenesia colpevolista ma per il diritto alla verità dovuto ad ogni singolo commilitone caduto sulla linea del fronte Covid-19.
una malattia come le altre
diritto di niente
(blog di Enrico Isopi da luglio 2009) - Il risultato di studi, approfondimenti e riflessioni può essere un valido modello per la vita sociale od individuale solo se comprensibile a chiunque.
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giovedì 26 marzo 2020
martedì 25 febbraio 2020
Rispettare la Paura
Non riesco a raggiungere il sito della Regione e mi si gela il sangue, come ieri sera a fare un po' di spesa di riserva insieme a tanti altri, ché a breve le forniture scarseggeranno, perché tutti abbiamo paura di questa epidemia di Coronavirus chiamato Covid-19.
La paura è come una valanga, cresce sempre più e diviene rovinosa, è inarrestabile perché si alimenta di se stessa.
La paura è una di quelle cose strane ma rispettabili, proprio come un handicap o una disabilità, che "chi le ha è come tutti gli altri" purché non capiti a me (che allora chiederei il suicidio assistito).
La paura è lo stato d'animo che ci salva di fronte a un pericolo, nasce dalla parte più primitiva del cervello, ci unisce tutti senza distinzioni e merita il massimo rispetto.
Ma, come per tutti i sentimenti basilari di sopravvivenza, quando non viene mediato dalla cultura sociale e dalla civiltà "umana" essa diventa spietata e autodistruttiva.
La paura che biechi politicanti hanno cavalcato per spingere tanti di noi ad abbandonare su barconi in mezzo al mare altri esseri umani, è la stessa paura che oggi spinge quei tanti a ringhiare ed inveire contro le massime istituzioni.
La stessa paura irrazionale di essere invasi dagli africani e dai musulmani in arrivo dal Sud sulle carrette del mare, oggi li spinge, quei nostro medesimi compatrioti, a dare l'assalto alle casse del centro commerciale per conquistarsi un barattolo di pomodori.
Va fatta una distinzione certo, tra gli sciacalli che strumentalizzano questi terrori a
fine di mercimonio politico e chi la paura la vive subendola e si aggrappa al primo relitto o al primo carrello che vede pur di non affogare.
Tante volte ne ho parlato.
Fatta necessaria la salvezza di vite umane e della loro dignità, maggiore attenzione andava posta alle paure dei timorosi, senza lasciarli preda al bastone degli sciacalli.
I timore non possono essere ignorati o sbeffeggiati, i timori vanno ascoltati, compresi, indirizzati e mediati sino ad ottenere un onorevole compromesso.
Rispetto per chi, senza alimentarla a proprio profitto, aveva paura dei profughi di Libia e rispetto per chi corre oggi ad accaparrarsi l'ultimo pacchetto di farina
La paura è ineludibile, è uno sgradevole compagno di viaggio che ci accompagnerà sempre fedelmente, se solo avremo saputo addomesticarla.
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
Solidarietà Nazionale
La paura è come una valanga, cresce sempre più e diviene rovinosa, è inarrestabile perché si alimenta di se stessa.
La paura è una di quelle cose strane ma rispettabili, proprio come un handicap o una disabilità, che "chi le ha è come tutti gli altri" purché non capiti a me (che allora chiederei il suicidio assistito).
Ma, come per tutti i sentimenti basilari di sopravvivenza, quando non viene mediato dalla cultura sociale e dalla civiltà "umana" essa diventa spietata e autodistruttiva.
La paura che biechi politicanti hanno cavalcato per spingere tanti di noi ad abbandonare su barconi in mezzo al mare altri esseri umani, è la stessa paura che oggi spinge quei tanti a ringhiare ed inveire contro le massime istituzioni.
La stessa paura irrazionale di essere invasi dagli africani e dai musulmani in arrivo dal Sud sulle carrette del mare, oggi li spinge, quei nostro medesimi compatrioti, a dare l'assalto alle casse del centro commerciale per conquistarsi un barattolo di pomodori.
Va fatta una distinzione certo, tra gli sciacalli che strumentalizzano questi terrori a
fine di mercimonio politico e chi la paura la vive subendola e si aggrappa al primo relitto o al primo carrello che vede pur di non affogare.
Tante volte ne ho parlato.
Fatta necessaria la salvezza di vite umane e della loro dignità, maggiore attenzione andava posta alle paure dei timorosi, senza lasciarli preda al bastone degli sciacalli.
I timore non possono essere ignorati o sbeffeggiati, i timori vanno ascoltati, compresi, indirizzati e mediati sino ad ottenere un onorevole compromesso.
Rispetto per chi, senza alimentarla a proprio profitto, aveva paura dei profughi di Libia e rispetto per chi corre oggi ad accaparrarsi l'ultimo pacchetto di farina
La paura è ineludibile, è uno sgradevole compagno di viaggio che ci accompagnerà sempre fedelmente, se solo avremo saputo addomesticarla.
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
Solidarietà Nazionale
lunedì 24 febbraio 2020
Solidarietà Nazionale
Non risparmiare elogi anche solo parzialmente meritati, ché servono di incoraggiamento e di coesione
Evitare critiche che non siano indispensabili
Rispettare la paura
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
venerdì 21 febbraio 2020
Giustizia Criptica 1
Tra tutti i settori della burocrazia, quello della giustizia (assieme alla sanità) è la maggior fonte di preoccupazione per il cittadino.
Come la sanità, può alleviare o schiacciare.
Per tali motivi, sono temi sui quali la pubblica istituzione dovrebbe esser il più possibile precisa e chiara nelle sue comunicazioni, quando indirizzate non ad un professionista, ma ad un cittadino semplice e non necessariamente esperto di legge.
Succede esattamente il contrario, addirittura nel caso di procedimenti penali, argomento quanto mai delicato e fonte di preoccupazione per il "comune cittadino" in questione, a meno che l'Autorità presuma di rivolgersi a loschi personaggi rotti ad ogni comportamento fuorilegge.
Così, solo per fare un esempio, non è affatto rispettoso far pervenire inviti a presentarsi di persona presso una stazione dei Carabinieri (il prima possibile ma previo appuntamento…) "per questioni di giustizia", senza alcuna precisazione.
Certo nessuno si aspetterebbe una chiacchierata da bar, ma neppure, presentatosi all'appuntamento coscienziosamente e con preoccupazione fissato, di dover rendere, su formulazione di ben precise domande inerenti specifici fatti che il cittadino in questione, ignaro ed inerme, non ha avuto occasione di richiamare alla memoria, di dover per l'appunto rendere al Carabiniere, in pochi minuti, dichiarazioni su determinati fatti.
Fatti che potrebbero risalire a parecchio tempo addietro e sui quali, nel caso il convocato sia parte offesa, ti informano che è obbligatorio rispondere ai sensi dell'art. e dell'art. comma ecc.
Se invece tu sei semplicemente "persona informata sui fatti" (chi l'ha deciso che conosci le circostanze?) ma congiunta e convivente, il cortese Carabiniere, che opera su delega della Procura, ti avvisa che, sempre ai sensi dell'art. ecc puoi anche astenerti in quanto puoi avvalerti della "facoltà di non rispondere".
Un normale sabato pomeriggio per comuni cittadini rispettosi, se non timorosi, della pubblica autorità.
Fine Pena: Mai (Giustizia Assoluta)
Etilometro Vs Autovelox
Come la sanità, può alleviare o schiacciare.
Per tali motivi, sono temi sui quali la pubblica istituzione dovrebbe esser il più possibile precisa e chiara nelle sue comunicazioni, quando indirizzate non ad un professionista, ma ad un cittadino semplice e non necessariamente esperto di legge.
Succede esattamente il contrario, addirittura nel caso di procedimenti penali, argomento quanto mai delicato e fonte di preoccupazione per il "comune cittadino" in questione, a meno che l'Autorità presuma di rivolgersi a loschi personaggi rotti ad ogni comportamento fuorilegge.
Così, solo per fare un esempio, non è affatto rispettoso far pervenire inviti a presentarsi di persona presso una stazione dei Carabinieri (il prima possibile ma previo appuntamento…) "per questioni di giustizia", senza alcuna precisazione.
Certo nessuno si aspetterebbe una chiacchierata da bar, ma neppure, presentatosi all'appuntamento coscienziosamente e con preoccupazione fissato, di dover rendere, su formulazione di ben precise domande inerenti specifici fatti che il cittadino in questione, ignaro ed inerme, non ha avuto occasione di richiamare alla memoria, di dover per l'appunto rendere al Carabiniere, in pochi minuti, dichiarazioni su determinati fatti.
Se invece tu sei semplicemente "persona informata sui fatti" (chi l'ha deciso che conosci le circostanze?) ma congiunta e convivente, il cortese Carabiniere, che opera su delega della Procura, ti avvisa che, sempre ai sensi dell'art. ecc puoi anche astenerti in quanto puoi avvalerti della "facoltà di non rispondere".
Un normale sabato pomeriggio per comuni cittadini rispettosi, se non timorosi, della pubblica autorità.
Fine Pena: Mai (Giustizia Assoluta)
Etilometro Vs Autovelox
mercoledì 18 dicembre 2019
Tre Gradi Per Mettere Giudizio?
I tre gradi giudizio, a mio avviso, dovrebbero essere esperibili dall'imputato ma non dalla Procura soccombente.
Se il PM, con tutti i mezzi a sua disposizione, già in primo grado non ha elementi per far condannare l'imputato che va assolto, per quale motivo dovrebbe fare appello alla sentenza di proscioglimento?
Atto dovuto
Obsolescentia Lege
giovedì 7 novembre 2019
Finnegan's wake - Pippo Pollina, feat. Franco Battiato, Nada
"Perché viviamo al guinzaglio dell'indifferenza.
Dei tabulati dei grafici in borsa
e dei capricci della scienza"
"Perché viviamo nell'era della Divina Apparenza
Della ferita profonda inferta al sole della coscienza
Perché tutto ci piace e tutto ci assottiglia
E ci riduce al prezzo incollato sul tappo della bottiglia"
Cartolina Da Londra
Naked
martedì 29 ottobre 2019
Peter Gabriel - FAMILY SNAPSHOT (Melt)
Giornate che ti senti diviso in due (e va ancora bene)
Giornate che non trovi il confine tra te ed il chiacchiericcio attorno
che ogni parola è un gemito ed ogni sussurro un guaito
che al riflesso vedi uno che si muove diverso
che cammini ma non riconosci le scarpe che indossi
ogni "quando" inasprisce in "perché"
Respiro
Spontaneo = Pericoloso
sabato 26 ottobre 2019
lunedì 30 settembre 2019
Follia
premono
le dune
Turbinio d'ombre
spezza i margini
della scacchiera
Bianco e nero
(reticolo di sabbia)
pulviscolo disperso
lunedì 15 luglio 2019
Dalla Terra Alla Luna
Nel '900 si sono verificati più progressi scientifici che in tutti i millenni precedento, sin dall'affermazione dell'uomo sulla terra.
Il controllo e il predominio sulla natura, testati con la Rivoluzione Industriale che già ci aveva malevolmente sradicati dal ciclo naturale veglia-sonno=giorno-notte, divengono definitivi, e lavorare di notte pò essere motivo di orgoglio, anziché di vergogna, ché neppure gli schiavi proprietà dei loro padroni erano costretti a farlo.
Ma a quel che non poté l'avidità, sopperì la tecnica, coi lumi a gas e poi con quelli elettrici.
I secoli dei lumi son detti, ma non più della ragione, bensì della luce abbagliante che ha consentito la servitù notturna oltreché diurna.
Ai primi del '900 muoveva i suoi voli il primo aereo dei fratelli Wright e dopo nemmeno 70 anni Neil Armstrong posava la propria impronta sul suolo lunare.
Mai tante medicine scoperte come nel '900, mai tante malattie debellate come nel '900.
Mai tante nuove malattie emerse come nel '900.
Lo sviluppo tecnico-scientifico, che fino al primo aereo dei Wright si era grossomodo dipanato unitamente all'evoluzione del pensiero umano, subisce una accelerazione imprevedibile, col favore e con le applicazioni rese possibili da eventi bellici anch'essi talmente sanguinosi e distruttivi da surclassare il compendio di tutti quelli sino allora perpretati.
Con un inarrestabile effetto valanga, la scienza non accompagnerà mai più il pensiero di chi l'ha creata, ma lo sopravanzerà, da Edison al Progetto Manhattan all'Intelligenza Artificiale.
Come chi abbia spinto per lungo tempo un'automobile che inavvertitamente abbia acquistato velocità, sino a distanziarsi irrimediabilmente.
Dalla Terra alla Luna, ma col senno rimasto a metà strada.
smart phood
naked
Il controllo e il predominio sulla natura, testati con la Rivoluzione Industriale che già ci aveva malevolmente sradicati dal ciclo naturale veglia-sonno=giorno-notte, divengono definitivi, e lavorare di notte pò essere motivo di orgoglio, anziché di vergogna, ché neppure gli schiavi proprietà dei loro padroni erano costretti a farlo.
Ma a quel che non poté l'avidità, sopperì la tecnica, coi lumi a gas e poi con quelli elettrici.
I secoli dei lumi son detti, ma non più della ragione, bensì della luce abbagliante che ha consentito la servitù notturna oltreché diurna.
Ai primi del '900 muoveva i suoi voli il primo aereo dei fratelli Wright e dopo nemmeno 70 anni Neil Armstrong posava la propria impronta sul suolo lunare.
Mai tante medicine scoperte come nel '900, mai tante malattie debellate come nel '900.
Mai tante nuove malattie emerse come nel '900.

Con un inarrestabile effetto valanga, la scienza non accompagnerà mai più il pensiero di chi l'ha creata, ma lo sopravanzerà, da Edison al Progetto Manhattan all'Intelligenza Artificiale.
Come chi abbia spinto per lungo tempo un'automobile che inavvertitamente abbia acquistato velocità, sino a distanziarsi irrimediabilmente.
Dalla Terra alla Luna, ma col senno rimasto a metà strada.
smart phood
naked
giovedì 23 maggio 2019
Navigare a vista
Navigare a vista.
Lo si fa in acque conosciute e tranquille, non quando la società in tempesta rischia di infrangersi sulla scogliera.
Purtroppo abbiamo abituato i politici, con la nostra indolenza, a ragionare sul breve periodo, giusto quello tra una votazione e l'altra.
Sull'onda di fugaci emozioni non si governa un veliero, figuriamoci un Paese.Invece, nonostante abbiamo un Parlamento in carica per altri 5 anni, ogni elezione, sia pur essa regionale o addirittura comunale, diventa auspicio e ragione per invocare, minacciare, financo ripetere elezioni a pie' sospinto.
E' una sindrome da bussolotto: estrai un altro numero e sarai più fortunato.
Sarà che il Parlamento appare subordinato alle iniziative del Governo...
Sta di fatto che l'unica legge di ampio respiro e lungimirante che io ricordi, per quanto odiosa essa possa apparire, è la riforma delle pensioni conosciuta come Fornero.
largo ai colonnelli
cambiare le carte in tavola
Lo si fa in acque conosciute e tranquille, non quando la società in tempesta rischia di infrangersi sulla scogliera.
Purtroppo abbiamo abituato i politici, con la nostra indolenza, a ragionare sul breve periodo, giusto quello tra una votazione e l'altra.
Sull'onda di fugaci emozioni non si governa un veliero, figuriamoci un Paese.Invece, nonostante abbiamo un Parlamento in carica per altri 5 anni, ogni elezione, sia pur essa regionale o addirittura comunale, diventa auspicio e ragione per invocare, minacciare, financo ripetere elezioni a pie' sospinto.
E' una sindrome da bussolotto: estrai un altro numero e sarai più fortunato.
Sarà che il Parlamento appare subordinato alle iniziative del Governo...
Sta di fatto che l'unica legge di ampio respiro e lungimirante che io ricordi, per quanto odiosa essa possa apparire, è la riforma delle pensioni conosciuta come Fornero.
largo ai colonnelli
cambiare le carte in tavola
giovedì 7 marzo 2019
Una Malattia Come Le Altre
Vi è un dolore davvero invisibile e indicibile.
Indicibile perché anche chi ne soffre non sa raccontarlo.
Inenarrabile dunque, perché già poterlo anche solo raccontare sarebbe un passo di guarigione.
Ora, è proprio questa difficoltà di racconto a connotare la malattia psichica sin dal primo insorgere e a renderla così debilitante.
Non è che coloro i quali ne soffrono si opporrebbero a possibili cure, per essi stessi ben preferibili a droga ed alcol, cui sono spesso indotti a ricorrere.
E' proprio che il sistema non ne vuole sapere.
Il problema principale risiede nei sani di mente, che rifuggono persino da ogni classificazione del disagio psicologico.
E' una malattia come le altre si dice, ma non è vero.
Non è vero, se ne ha troppa paura, e mentre alle malattie come le altre un nome glielo dai, sia esso influenza, tumore, infarto o diabete, per queste vi sono unicamente contorte definizioni allusive, contraddittorie od onnicomprensive.
Non sono malattie come le altre perché, se hai un tumore, farmaci e terapie ti vengono con giusta dovizia proposti e talvolta imposti, mentre se ti senti disgregato dall'interno e risucchiato nel vuoto, al massimo ti si concede un ciclo di colloqui.
Non è una malattia come le altre, perché se il diabete ti manda in cancrena la gamba, la gamba te la tagliano, mentre per la malattia psichica ci si affida molto alla forza di volontà di chi ne è affetto, cioè proprio a ciò di cui manca.
Elettroshock e contenzione sono negati in via pregiudiziale, anche quando la sofferenza è tale da rendere inclini al suicidio.
Leggo persino che la guarigione della psiche è una progressiva scoperta della bellezza di vivere ecc ecc, in un percorso di crescente responsabilizzazione ecc ecc perché...è una malattia come le altre.
Non si rendono forse conto, certi negazionisti, che questa prospettiva idilliaca di una malattia come le altre è in sé stessa contradditoria.
Per le malattie come le altre ci sono anestetici e sale chirurgiche, né ho mai conoscuto un malato di cancro che si sia curato intessendo conversazioni col suo mentore riguardo al senso della vita.
fronte covid-19: i Diritti dei Caduti
depressione mortale
malattie della crescita
il disagio che nasce dall'agio
Indicibile perché anche chi ne soffre non sa raccontarlo.
Inenarrabile dunque, perché già poterlo anche solo raccontare sarebbe un passo di guarigione.
Ora, è proprio questa difficoltà di racconto a connotare la malattia psichica sin dal primo insorgere e a renderla così debilitante.
Non è che coloro i quali ne soffrono si opporrebbero a possibili cure, per essi stessi ben preferibili a droga ed alcol, cui sono spesso indotti a ricorrere.
E' proprio che il sistema non ne vuole sapere.
Il problema principale risiede nei sani di mente, che rifuggono persino da ogni classificazione del disagio psicologico.
E' una malattia come le altre si dice, ma non è vero.
Non è vero, se ne ha troppa paura, e mentre alle malattie come le altre un nome glielo dai, sia esso influenza, tumore, infarto o diabete, per queste vi sono unicamente contorte definizioni allusive, contraddittorie od onnicomprensive.
Non sono malattie come le altre perché, se hai un tumore, farmaci e terapie ti vengono con giusta dovizia proposti e talvolta imposti, mentre se ti senti disgregato dall'interno e risucchiato nel vuoto, al massimo ti si concede un ciclo di colloqui.
Non è una malattia come le altre, perché se il diabete ti manda in cancrena la gamba, la gamba te la tagliano, mentre per la malattia psichica ci si affida molto alla forza di volontà di chi ne è affetto, cioè proprio a ciò di cui manca.
Elettroshock e contenzione sono negati in via pregiudiziale, anche quando la sofferenza è tale da rendere inclini al suicidio.
Leggo persino che la guarigione della psiche è una progressiva scoperta della bellezza di vivere ecc ecc, in un percorso di crescente responsabilizzazione ecc ecc perché...è una malattia come le altre.
Non si rendono forse conto, certi negazionisti, che questa prospettiva idilliaca di una malattia come le altre è in sé stessa contradditoria.
Per le malattie come le altre ci sono anestetici e sale chirurgiche, né ho mai conoscuto un malato di cancro che si sia curato intessendo conversazioni col suo mentore riguardo al senso della vita.
fronte covid-19: i Diritti dei Caduti
depressione mortale
malattie della crescita
il disagio che nasce dall'agio
giovedì 6 settembre 2018
Pensione Pubblica 2
Qualora vi fossero ancora anime ingenue convinte che i contributi previdenziali versati durante la propria vita lavorativa vengano accumulati ed investiti per poi riaverli indietro con gli interessi, è bene che si ricredano quanto prima, tali anime belle.
La pensione è in minima parte una variabile rispetto ai contributi nel passato versati, mentre è soprattutto una variabile legata ai contributi dei lavoratori che saranno in attività quando noi ci saremo "a riposo".
Si tratta di una scommessa, sulla durata della nostra vita e sull'andamento dell'economia nazionale
Vitalizi, pensioni d'oro, baby pensioni, non sono unicamente il frutto marcio di odiosi privilegi per legge concessi, essi rappresentano bensì lo stato di una economia in crescita, con tanti lavoratori che grazie ai loro contributi han permesso di erogare, negli anni passati, trattamenti di favore.
Se ora tali trattamenti dovessero essere ridimensionati, più che una ripristinata equità, avremmo la dissimulata presa d'atto d'un fallimento molto prossimo e in rapido avvicinamento.
Finora ci han sempre rassicurato sul fatto che il bilancio previdenziale è in equilibrio, ma tale equilibrio lo si ottiene a prezzo di riforme che via via si succedono ad aumentare l'età utile per la pensione, diminuendonene al contempo l'importo.
Va d'altro canto considerato che la diminuzione delle somme erogate a titolo di pensione, e forse proprio di quelle più ricche, contribuisce a comprimere i consumi, riducendo la domanda di lavoro e quindi i contributi in futuro disponibili per finanziare il sistema previdenziale.
Insomma, una spirale al ribasso, ovviamente aggravata dall'andamento demografico.
Bisognerebbe ragionare e progettare ponendosi da una prospettiva molto ampia e da posizione elevata, con il coraggio di proporre strade impopolari e con l'autorevolezza per farne comprendere l'ineludibilità, se si vuole sopravvivere.
pensione pubblica
trattamento base (welfare reloaded)
La pensione è in minima parte una variabile rispetto ai contributi nel passato versati, mentre è soprattutto una variabile legata ai contributi dei lavoratori che saranno in attività quando noi ci saremo "a riposo".
Si tratta di una scommessa, sulla durata della nostra vita e sull'andamento dell'economia nazionale
Vitalizi, pensioni d'oro, baby pensioni, non sono unicamente il frutto marcio di odiosi privilegi per legge concessi, essi rappresentano bensì lo stato di una economia in crescita, con tanti lavoratori che grazie ai loro contributi han permesso di erogare, negli anni passati, trattamenti di favore.
Se ora tali trattamenti dovessero essere ridimensionati, più che una ripristinata equità, avremmo la dissimulata presa d'atto d'un fallimento molto prossimo e in rapido avvicinamento.
Finora ci han sempre rassicurato sul fatto che il bilancio previdenziale è in equilibrio, ma tale equilibrio lo si ottiene a prezzo di riforme che via via si succedono ad aumentare l'età utile per la pensione, diminuendonene al contempo l'importo.
Va d'altro canto considerato che la diminuzione delle somme erogate a titolo di pensione, e forse proprio di quelle più ricche, contribuisce a comprimere i consumi, riducendo la domanda di lavoro e quindi i contributi in futuro disponibili per finanziare il sistema previdenziale.
Insomma, una spirale al ribasso, ovviamente aggravata dall'andamento demografico.
Bisognerebbe ragionare e progettare ponendosi da una prospettiva molto ampia e da posizione elevata, con il coraggio di proporre strade impopolari e con l'autorevolezza per farne comprendere l'ineludibilità, se si vuole sopravvivere.
pensione pubblica
trattamento base (welfare reloaded)
sabato 28 luglio 2018
sabato 23 giugno 2018
Restate A Casa!
Restate a casa, per quanto povera o puzzolente.
Vano cercare un asilo nell'occidente a rischio della vita, aggrappati sotto i camion, sanguinanti sopra un muro di filo spinato, bruciati dal sole sui barconi dalla Libia.
Non è una resa, perché lo sappiamo che di coraggio ne avete.
Dev'essere uno schiaffo alla nostra falsa civiltà, al nostro ipocrita umanesimo.
I bambini strappati ai genitori, clandestini irregolari di un metro d'altezza sì e no, che piangono dentro gabbie tipo Isis...ecco forse non siamo tanto meglio.
Una delle parti ha insegnato all'altra, e molto bene, la lezione della brutalità.
Nel nostro caso, col rimpallo dei disperati del mare da un porto rifiutato all'altro, stiamo letteralmente gettando in mare millenni di civiltà.
Se anche noi smettessimo di proporci come vetta più nobile dell'evoluzione sociale, data la mostruosa e letale ruggine che ci consuma sotto una patina di rispettabilità democratica, forse i terroni del mondo ci sputerebbero, sopra alla nostra civiltà, e preferirebbero restare, bambini insieme ai genitori, nelle baraccopoli dell'umanità.
73 anime perse
ventre molle
73 anime perse
ventre molle
domenica 18 febbraio 2018
Elezioni 2018 - I: Le Difficoltà Elettive

Sapere tuttavia che fra gli elettori dai 18 ai 25 anni il partito X è il favorito con, per ipotesi, il 30% di propensi a votarlo, dice poco.
Dice poco se non conosciamo (e non sono riuscito a trovare dati in merito) qual è il numero degli elettori di quella fascia, assoluto e in proporzione con le altre classi di età.
Personalmente ritengo che la fascia dei più giovani, quella che dovrebbe oltretutto differenziare la Camera dal Senato, non abbia un grande peso, soprattutto in considerazione della denatalità cui assistiamo da decenni.
Non essendo il nostro un Paese "per" vecchi, ma sicuramente "di" vecchi", questi ultimi avranno il peso determinante per i risultati del voto.
Credo che in questa fascia si possano collocare (così ci rientro anch'io!) gli elettori dai 55 anni in su.
Gli esiti del voto in realtà sono difficilmente prevedibili.
Oltre agli elementi che ho succintamente esposto, si dovrebbe tener conto dell'astensionismo, forse anch'esso distinto per fasce di età, e delle norme elettorali, a seguito delle quali difficilmente i seggi parlamentari che verranno assegnati rispecchieranno il gradimento assoluto su base nazionale ricevuto dalle varie forze politiche.
Spero comunque che le medesime forze politiche, le quali sono volute andare al voto con questa (rinnovata?) legge elettorale, non se ne facciano poi scudo per lamentare eventuali asserite impossibilità di "avere una maggioranza".
Richiamarci nuovamente al voto a pochi mesi di distanza sarebbe una tragica beffa, della serie "ritenta sarai più fortunato" (ma quando mai?).
i giornali di marzo
elezioni 2013 - II
lunedì 5 febbraio 2018
Da Roma A Macerata (Pamela)
Dice la mamma straziata "anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio"... (*)
Un prezioso pensiero che fa onore a lei e alla figlia perduta.
Mi permetto io di aggiungere, molto sommessamente, che ridurre la storia della povera Pamela all'evento della sua tragica morte è avvilente.
Riduttivo ed avvilente verso di lei e verso i suoi cari, che credo abbiano tutti percorso un doloroso cammino disseminato da alternanze di speranza e sofferenza.

Temo inoltre che gli stessi i quali ne strumentalizzano il povero (sacro) corpo straziato, facendone oscenamente vessillo di richiamo alla Conservazione e all'Ordine, proprio nel nome di quell'Ordine, se la fine del povero sacro corpo fosse sopraggiunta solitaria, nel buio di un vicolo deserto, ebbene, quegli stessi paladini ne avrebbero parlato come di una "tossica" perduta, una viziosa che che la sua fine se l'era cercata.
Gli stessi paladini magari avrebbero anche caricato ipotetiche colpe educative sopra ai genitori, perché a questi invasati interessa solo inquadrare un bersaglio, non vogliono sentir parlare di un contesto sociale che può influenzare negativamente le persone, no, perché ogni Individuo è il solo responsabile delle proprie azioni.
Salvo ricorrere invece al tanto vituperato contesto se c'è da invocare comprensione verso chi si mette a sparare contro i neri di Macerata, che poi (ho letto anche questo, nonostante le cause della morte di Pamela siano ancora ignote) "mica vorrai mettere sullo stesso piano la morte della ragazza col ferimento, oltretutto lieve, di 6 persone....", volendosi con ciò sottolineare la nobiltà del movente vendicativo.
Sorvegliamo meglio i nostri pensieri e le nostre parole, che allora anche le azioni ne usciranno migliorate.
il Cireneo
il disagio che nasce dall'agio
Un prezioso pensiero che fa onore a lei e alla figlia perduta.
Mi permetto io di aggiungere, molto sommessamente, che ridurre la storia della povera Pamela all'evento della sua tragica morte è avvilente.
Riduttivo ed avvilente verso di lei e verso i suoi cari, che credo abbiano tutti percorso un doloroso cammino disseminato da alternanze di speranza e sofferenza.
Temo inoltre che gli stessi i quali ne strumentalizzano il povero (sacro) corpo straziato, facendone oscenamente vessillo di richiamo alla Conservazione e all'Ordine, proprio nel nome di quell'Ordine, se la fine del povero sacro corpo fosse sopraggiunta solitaria, nel buio di un vicolo deserto, ebbene, quegli stessi paladini ne avrebbero parlato come di una "tossica" perduta, una viziosa che che la sua fine se l'era cercata.
Gli stessi paladini magari avrebbero anche caricato ipotetiche colpe educative sopra ai genitori, perché a questi invasati interessa solo inquadrare un bersaglio, non vogliono sentir parlare di un contesto sociale che può influenzare negativamente le persone, no, perché ogni Individuo è il solo responsabile delle proprie azioni.
Salvo ricorrere invece al tanto vituperato contesto se c'è da invocare comprensione verso chi si mette a sparare contro i neri di Macerata, che poi (ho letto anche questo, nonostante le cause della morte di Pamela siano ancora ignote) "mica vorrai mettere sullo stesso piano la morte della ragazza col ferimento, oltretutto lieve, di 6 persone....", volendosi con ciò sottolineare la nobiltà del movente vendicativo.
Sorvegliamo meglio i nostri pensieri e le nostre parole, che allora anche le azioni ne usciranno migliorate.
il Cireneo
il disagio che nasce dall'agio
giovedì 2 novembre 2017
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
Mio nonno, col quale avevo giornaliera consuetudine, raramente raccontava episodi della I guerra mondiale, nel cui gorgo era stato risucchiato a 23 anni.
Le domande al contempo ingenue e trepidanti, se avesse mai ucciso qualcuno, restavano inevase, al massimo si meritavano una risposta negativa.
Mio zio di Bracciano l'ho invece incontrato poche volte.
Aveva fatto la II guerra mondiale, era stato anche in Russia e una volta sola accennò, mordendosi poi pentito il labbro, alle battaglie combattute coi lanciafiamme.
Di nonno abbiamo anche conservato un breve ma incisivo diario di guerra, donato all'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Entrambi, nonno Piero e zio Bruno, avevano lo sguardo fisso in un luogo interiore, al narrare questi brevi frammenti, quasi estorti loro con l'inganno.
Entrambi, credo, non avevano mai chiuso i propri conti personali con la guerra, portandosi appresso o una scheggia nelle ossa della testa o ricordi di urla che si disgregano in cenere.
Nell'ascoltare i loro accenni, nell'osservare con pudore i loro sguardi velati, sin da bambino mi ritenevo una persona fortunata.
Fortunato io e tutta la mia generazione ad esser nati indenni dallo strazio e dagli indicibili orrori della guerra, nonostante fossi nato appena 15 anni dopo.
Ho sempre pensato che, così come con certi miracolosi vaccini diffusi intorni ai primi anni '6o, anche verso la guerra avessimo sviluppato una qualche immunità.
Purtroppo mi devo ricredere.
A volte ho l'impressione di essere l'unico ad aver avuto nonni o zii che in guerra ci sono stati veramente e veramente mi han fatto capire, senza quasi parole, quale strazio essa sia.
la Grande Guerra 1914-1918 -- Pietro Storari
25 aprile minuscolo
Un Popolo
La Memoria E Il Furore
Rispettare la paura
Solidarietà nazionale
Le domande al contempo ingenue e trepidanti, se avesse mai ucciso qualcuno, restavano inevase, al massimo si meritavano una risposta negativa.
Mio zio di Bracciano l'ho invece incontrato poche volte.
Aveva fatto la II guerra mondiale, era stato anche in Russia e una volta sola accennò, mordendosi poi pentito il labbro, alle battaglie combattute coi lanciafiamme.
Di nonno abbiamo anche conservato un breve ma incisivo diario di guerra, donato all'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Entrambi, nonno Piero e zio Bruno, avevano lo sguardo fisso in un luogo interiore, al narrare questi brevi frammenti, quasi estorti loro con l'inganno.
Entrambi, credo, non avevano mai chiuso i propri conti personali con la guerra, portandosi appresso o una scheggia nelle ossa della testa o ricordi di urla che si disgregano in cenere.
Nell'ascoltare i loro accenni, nell'osservare con pudore i loro sguardi velati, sin da bambino mi ritenevo una persona fortunata.
Fortunato io e tutta la mia generazione ad esser nati indenni dallo strazio e dagli indicibili orrori della guerra, nonostante fossi nato appena 15 anni dopo.
Ho sempre pensato che, così come con certi miracolosi vaccini diffusi intorni ai primi anni '6o, anche verso la guerra avessimo sviluppato una qualche immunità.
Purtroppo mi devo ricredere.
A volte ho l'impressione di essere l'unico ad aver avuto nonni o zii che in guerra ci sono stati veramente e veramente mi han fatto capire, senza quasi parole, quale strazio essa sia.
la Grande Guerra 1914-1918 -- Pietro Storari
25 aprile minuscolo
Un Popolo
La Memoria E Il Furore
Rispettare la paura
Solidarietà nazionale
martedì 25 luglio 2017
Visto Dal Basso
L’altra mattina ero già sveglio quando lui mi ha portato la
colazione.
Il cibo era più abbondante del solito e allora gli ho fatto
quegli occhi così dolci come solo a me riesce.
È rimasto seduto sul divano ad aspettare che ripulissi di
gusto tutto il piatto.
Se non era per me, nella casa c'era tutto silenzio, così ho
abbassato la voce, ma mentre lo abbracciavo ho sentito che grosse lacrime uscivano
dai suoi occhi fino a bagnarmi tutto.
Allora ho pensato che forse non mi ero pulito bene o che
avevo qualcosa di sbagliato, magari una malattia che lo preoccupava.
Mentre aspettavo che mi passasse la corda ho anche notato
una cosa strana.
Lui continuava ad annodarla e scioglierla in un modo strano
e complicato, l’ha persino legata a un gancio, tirandola poi con tutte le
forze.
Dopo però mi ha scostato i capelli dal viso e mi ha dato un
bacio, ci siamo ancora abbracciati stretti stretti e allora ero di nuovo
tranquillo.
Ma quanto ho tremato poi, vedendo che se ne andava senza di
me, chiudendo rapido la porta senza voltarsi e senza un saluto, lui con la
nostra corda e io abbandonato lì da solo a singhiozzare.
Per quanto mi sforzassi di pensare, non trovavo nulla di
brutto che avessi combinato di recente e per cui mi meritassi un castigo così
terribile.
Mi sono anche ricontrollato tutto e ho visto che mi ero
lavato bene come al solito, pronto per la passeggiata.
E allora perché?
Dopo ci si è messa anche la pipì, che mi scappava tanto, ma io
mi sono sforzato di trattenerla e ci sono riuscito.
Ormai rassegnato ad aspettare che lui tornasse, più tardi ho
sentito una sirena avvicinarsi, un’auto fermarsi fuori casa e il campanello suonare.
La moglie, che prima parlava con voce tesa al telefono,
corre ad aprire agli uomini e alla donna con le pistole.
Loro sembrano molto imbarazzati, non sanno che parole usare,
ma lei capisce e aggrappata alla poliziotta mora inizia a piangere.
Piange e piange e piange.
Così io mi sono fatto coraggio e con cautela mi sono
avvicinato, scodinzolando piano piano, perché improvvisamente anche a me veniva
da piangere e dovevo stringermi a qualcuno.
Per fortuna lei sente le unghie dei miei passi sul
pavimento, si gira, resta qualche secondo interdetta e infine mi prende in
braccio.
Allora io inizio a leccarle delicatamente ma con decisionemtutto
il viso, una volta e poi un’altra, e poi non la smetto più.
Perché ho capito che lui, col nostro guinzaglio, si è
incamminato per una passeggiata lunghissima, così lunga che il mio piccolo
cervello non riesce a immaginarne la fine.
**** liberamente ispirato ad una tragica notizia di cronaca
lunedì 17 luglio 2017
Grazie, collega Massimo
E' quasi un anno che Massimo ha cambiato lavoro.
Dopo decenni al servizio dei cittadini sulla strada, tra sirene, asfalto, pioggia e sole che ti spacca, tra alluvioni e terremoti.
Un lavoro duro che io mai sarei stato capace di fare, ma che Massimo amava e svolgeva con competenza e sensibilità.

Poi due righe su un decreto, e non sai più chi sei, né che diventerai.
Per lui e per i suoi colleghi è stato uno schiaffo, la gratitudine che trasmuta in avvilente beffa.
Noi, "gli altri", però, li abbiamo attesi ed accolti.
Niente asfalto e ambulanze, solo un po' di adrenalina da scrivani.
Però c'abbiamo messo il cuore.
Magari solo i primi giorni, ma li abbiamo dedicati tutti a loro, a Massimo e ai suoi colleghi.
Prima di incontrarli abbiamo pensato ed immaginato la frustrazione, anche il rancore con cui sarebbero saliti in macchina per varcare la soglia di un altro ufficio completamente sconosciuto, reietti ed esiliati
Ora Massimo, ogni volta che ci si vede, mi dice che ricorda con piacere quei primi giorni, e il respiro di sollievo che lui e i suoi colleghi han potuto trarre.
Anche adesso, con nuovi colleghi anche loro fidati, è al servizio dei più deboli, seppur dietro una scrivania ed un pc.
Massimo non perde occasione per ringraziarmi e per sollecitarmi a scrivere di quella esperienza.
Ora che l'ho fatto, caro Massimo L., so di averti solo in parte ricambiato, per l'emozione di avermi tu fatto sentire utile nel mio, di lavoro.
Dopo decenni al servizio dei cittadini sulla strada, tra sirene, asfalto, pioggia e sole che ti spacca, tra alluvioni e terremoti.
Un lavoro duro che io mai sarei stato capace di fare, ma che Massimo amava e svolgeva con competenza e sensibilità.

Poi due righe su un decreto, e non sai più chi sei, né che diventerai.
Per lui e per i suoi colleghi è stato uno schiaffo, la gratitudine che trasmuta in avvilente beffa.
Noi, "gli altri", però, li abbiamo attesi ed accolti.
Niente asfalto e ambulanze, solo un po' di adrenalina da scrivani.
Però c'abbiamo messo il cuore.
Magari solo i primi giorni, ma li abbiamo dedicati tutti a loro, a Massimo e ai suoi colleghi.
Prima di incontrarli abbiamo pensato ed immaginato la frustrazione, anche il rancore con cui sarebbero saliti in macchina per varcare la soglia di un altro ufficio completamente sconosciuto, reietti ed esiliati
Ora Massimo, ogni volta che ci si vede, mi dice che ricorda con piacere quei primi giorni, e il respiro di sollievo che lui e i suoi colleghi han potuto trarre.
Anche adesso, con nuovi colleghi anche loro fidati, è al servizio dei più deboli, seppur dietro una scrivania ed un pc.
Massimo non perde occasione per ringraziarmi e per sollecitarmi a scrivere di quella esperienza.
Ora che l'ho fatto, caro Massimo L., so di averti solo in parte ricambiato, per l'emozione di avermi tu fatto sentire utile nel mio, di lavoro.
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