giovedì 26 marzo 2020

Fronte Covid-19: i Diritti dei Caduti

Fino a ieri eravamo il paese delle cause ad oltranza contro la malasanità, vera o solo presunta.

Si aprivano fascicoli, su denuncia o d'ufficio, anche per una lussazione mal curata, se non per un'unghia incarnita.

Eppure, nonostante gli oltre 7.500 morti in meno di un mese causati, si presume, da influenza Covid-19, non si ha nessuna notizia di azioni intraprese dalla magistratura.

Esercito e forze di polizia d'altronde, anziché provvedere al sequestro delle cartelle cliniche o ad isolare le zone rosse, sembrano impiegate per comminare multe e denunce, credo ormai arrivate alla faraonica cifra di 100.000, a danno di piccoli gruppi o di singoli "attivisti motori" sorpresi privi di adeguata autocertificazione.

Le Procure della Repubblica tacciono invece, o comunque non se ne ha notizia, in merito alla quotidiana strage che avviene nei nostri ospedali.

Siamo così puntigliosi, nel commemorare vittime di crimini perpretati anche 100 anni fa, che non ci curiamo di sapere perché oggi nostri fratelli cadono ogni giorno a centinaia, soffocati come mosche.

La sindrome più grave è quella che ha colpito coloro rimasti (finora) indenni, come se la quantità esorbitante di vittime giustificasse l'assenza di accertamenti per ognuna delle morti avvenute.

Il morbo della paura e dello stato di emergenza sembrano aver ottenebrato le menti più lucide e altrimenti polemiche, oggi affannosamente votate all'acquiescenza.

Anche i più fieri difensori delle libertà e dei diritti civili del singolo sembrano ora nascondersi dietro a concetti come destino o fato avverso, e sono magari gli stessi che invece, in caso di certi terremoti, invocavano giustizia contro i colpevoli della costruzione di edifici non sufficientemente solidi.

Insomma, ci sono Catastrofi e catastrofi.

La paura che ti attanaglia può essere una giustificazione per chi è toccato direttamente dalla malattia, ma pare che anche gli altri, anche quelli che per dovere civico o istituzionale dovrebbero rimanere lucidi abbiano abdicato.

Nessuna notizia di autopsie ma soltanto di feretri ammassati su camion militari in attesa del turno all'inceneritore (pardon forno crematorio)  con sottinteso intervenuto divieto (ma quando?) di tradizionale tumulazione.

Nella drammatica e benemerita lotta quotidiana del personale sanitario, quanti malintenzionati possono essersi insinuati ed aver approfittato del tragico marasma?

Quanti di quei 7.503 concittadini potrebbero essere caduti non per il fato, ma per colpevole incuria e trascuratezza, o addirittura per lucida volontà assassina?

Questa apparente e intollerabile sospensione delle tutele individuali deve al più presto cessare, mentre e va ripristinato il normale corso della giustizia, non per frenesia colpevolista ma per il diritto alla verità dovuto ad ogni singolo commilitone caduto sulla linea del fronte Covid-19.


una malattia come le altre

diritto di niente

martedì 25 febbraio 2020

Rispettare la Paura

Non riesco a raggiungere il sito della Regione e mi si gela il sangue, come ieri sera a fare un po' di spesa di riserva insieme a tanti altri, ché a breve le forniture scarseggeranno, perché tutti abbiamo paura di questa epidemia di Coronavirus chiamato Covid-19.

La paura è come una valanga, cresce sempre più e diviene rovinosa, è inarrestabile perché si alimenta di se stessa.

La paura è una di quelle cose strane ma rispettabili, proprio come un handicap o una disabilità, che "chi le ha è come tutti gli altri" purché non capiti a me (che allora chiederei il suicidio assistito).

La paura è lo stato d'animo che ci salva di fronte a un pericolo, nasce dalla parte più primitiva del cervello, ci unisce tutti senza distinzioni e merita il massimo rispetto.

Ma, come per tutti i sentimenti basilari di sopravvivenza, quando non viene mediato dalla cultura sociale e dalla civiltà "umana" essa diventa spietata e autodistruttiva.

La paura che biechi politicanti hanno cavalcato per spingere tanti di noi ad abbandonare su barconi in mezzo al mare altri esseri umani, è la stessa paura che oggi spinge quei tanti a ringhiare ed inveire contro le massime istituzioni.

La stessa paura irrazionale di essere invasi dagli africani e dai musulmani in arrivo dal Sud sulle carrette del mare, oggi li spinge, quei nostro medesimi compatrioti, a dare l'assalto alle casse del centro commerciale per conquistarsi un barattolo di pomodori.

Va fatta una distinzione certo, tra gli sciacalli che strumentalizzano questi terrori a
fine di mercimonio politico e chi la paura la vive subendola e si aggrappa al primo relitto o al primo carrello che vede pur di non affogare.

Tante volte ne ho parlato.

Fatta necessaria la salvezza di vite umane e della loro dignità, maggiore attenzione andava posta alle paure dei timorosi, senza lasciarli preda al bastone degli sciacalli.

I timore non possono essere ignorati o sbeffeggiati, i timori vanno ascoltati, compresi, indirizzati e mediati sino ad ottenere un onorevole compromesso.

Rispetto per chi, senza alimentarla a proprio profitto, aveva paura dei profughi di Libia e rispetto per chi corre oggi ad accaparrarsi l'ultimo pacchetto di farina

La paura è ineludibile, è uno sgradevole compagno di viaggio che ci accompagnerà sempre fedelmente, se solo avremo saputo addomesticarla.


S-Memoria (Una Persona Fortunata)

Solidarietà Nazionale

lunedì 24 febbraio 2020

Solidarietà Nazionale

Sorvolare sul passato e sostenere adesso le pubbliche istituzioni



Non risparmiare elogi anche solo parzialmente meritati, ché servono di incoraggiamento e di coesione



Evitare critiche che non siano indispensabili


Rispettare la paura

S-Memoria (Una Persona Fortunata)

venerdì 21 febbraio 2020

Giustizia Criptica 1

Tra tutti i settori della burocrazia, quello della giustizia (assieme alla sanità) è la maggior fonte di preoccupazione per il cittadino.

Come la sanità, può alleviare o schiacciare.

Per tali motivi, sono temi sui quali la pubblica istituzione dovrebbe esser il più possibile precisa e chiara nelle sue comunicazioni, quando indirizzate non ad un professionista, ma ad un cittadino semplice e non necessariamente esperto di legge.

Succede esattamente il contrario, addirittura nel caso di procedimenti penali, argomento quanto mai delicato e fonte di preoccupazione per il "comune cittadino" in questione, a meno che l'Autorità presuma di rivolgersi a loschi personaggi rotti ad ogni comportamento fuorilegge.

Così, solo per fare un esempio, non è affatto rispettoso far pervenire inviti a presentarsi di persona presso una stazione dei Carabinieri (il prima possibile ma previo appuntamento…) "per questioni di giustizia", senza alcuna precisazione.

Certo nessuno si aspetterebbe una chiacchierata da bar, ma neppure, presentatosi all'appuntamento coscienziosamente e con preoccupazione fissato, di dover rendere, su formulazione di ben precise domande inerenti specifici fatti che il cittadino in questione, ignaro ed inerme, non ha avuto occasione di richiamare alla memoria, di dover per l'appunto rendere al Carabiniere, in pochi minuti, dichiarazioni su determinati fatti.

Fatti che potrebbero risalire a parecchio tempo addietro e sui quali, nel caso il convocato sia parte offesa, ti informano che è obbligatorio rispondere ai sensi dell'art. e dell'art. comma ecc.

Se invece tu sei semplicemente "persona informata sui fatti" (chi l'ha deciso che conosci le circostanze?) ma congiunta e convivente, il cortese Carabiniere, che opera su delega della Procura, ti avvisa che, sempre ai sensi dell'art. ecc puoi anche astenerti in quanto puoi avvalerti della "facoltà di non rispondere".


Un normale sabato pomeriggio per comuni cittadini rispettosi, se non timorosi, della pubblica autorità.


Fine Pena: Mai (Giustizia Assoluta)

Etilometro Vs Autovelox  

mercoledì 18 dicembre 2019

Tre Gradi Per Mettere Giudizio?

I tre gradi giudizio, a mio avviso, dovrebbero essere esperibili dall'imputato ma non dalla Procura soccombente.

Se il PM, con tutti i mezzi a sua disposizione, già in primo grado non ha elementi per far condannare l'imputato che va assolto, per quale motivo dovrebbe fare appello alla sentenza di proscioglimento? Atto dovuto Obsolescentia Lege

giovedì 7 novembre 2019

Finnegan's wake - Pippo Pollina, feat. Franco Battiato, Nada



"Perché viviamo al guinzaglio dell'indifferenza.
Dei tabulati dei grafici in borsa
e dei capricci della scienza"

"Perché viviamo nell'era della Divina Apparenza
Della ferita profonda inferta al sole della coscienza
Perché tutto ci piace e tutto ci assottiglia

E ci riduce al prezzo incollato sul tappo della bottiglia"



Cartolina Da Londra

Naked

martedì 29 ottobre 2019

Peter Gabriel - FAMILY SNAPSHOT (Melt)



Giornate che ti senti diviso in due (e va ancora bene)
Giornate che non trovi il confine tra te ed il chiacchiericcio attorno

che ogni parola è un gemito ed ogni sussurro un guaito
che al riflesso vedi uno che si muove diverso
che cammini ma non riconosci le scarpe che indossi

ogni "quando" inasprisce in "perché"

Respiro

Spontaneo = Pericoloso

lunedì 30 settembre 2019

Follia

Urla accalcate
premono
le dune

Turbinio d'ombre
spezza i margini
della scacchiera

Bianco e nero
(reticolo di sabbia)
pulviscolo disperso
al latrato del vento


le bombe e la caramella
naked
crescono

lunedì 15 luglio 2019

Dalla Terra Alla Luna

Nel '900 si sono verificati più progressi scientifici che in tutti i millenni precedento, sin dall'affermazione dell'uomo sulla terra.

Il controllo e il predominio sulla natura, testati con la Rivoluzione Industriale che già ci aveva malevolmente sradicati dal ciclo naturale veglia-sonno=giorno-notte, divengono definitivi, e lavorare di notte pò essere motivo di orgoglio, anziché di vergogna, ché neppure gli schiavi proprietà dei loro padroni erano costretti a farlo.

Ma a quel che non poté l'avidità, sopperì la tecnica, coi lumi a gas e poi con quelli elettrici.

I secoli dei lumi son detti, ma non più della ragione, bensì della luce abbagliante che ha consentito la servitù notturna oltreché diurna.

Ai primi del '900 muoveva i suoi voli il primo aereo dei fratelli Wright e dopo nemmeno 70 anni Neil Armstrong posava la propria impronta sul suolo lunare.

Mai tante medicine scoperte come nel '900, mai tante malattie debellate come nel '900.
Mai tante nuove malattie emerse come nel '900.

Lo sviluppo tecnico-scientifico, che fino al primo aereo dei Wright si era grossomodo dipanato unitamente all'evoluzione del pensiero umano, subisce una accelerazione imprevedibile, col favore e con le applicazioni rese possibili da eventi bellici anch'essi talmente sanguinosi e distruttivi da surclassare il compendio di tutti quelli sino allora perpretati.

Con un inarrestabile effetto valanga, la scienza non accompagnerà mai più il pensiero di chi l'ha creata, ma lo sopravanzerà, da Edison al Progetto Manhattan all'Intelligenza Artificiale.

Come chi abbia spinto per lungo tempo un'automobile che inavvertitamente abbia acquistato velocità, sino a distanziarsi irrimediabilmente.

Dalla Terra alla Luna, ma col senno rimasto a metà strada.



smart phood

naked

giovedì 23 maggio 2019

Navigare a vista

Navigare a vista.

Lo si fa in acque conosciute e tranquille, non quando la società in tempesta rischia di infrangersi sulla scogliera.

Purtroppo abbiamo abituato i politici, con la nostra indolenza, a ragionare sul breve periodo, giusto quello tra una votazione e l'altra.

Sull'onda di fugaci emozioni non si governa un veliero, figuriamoci un Paese.Invece, nonostante abbiamo un Parlamento in carica per altri 5 anni, ogni elezione, sia pur essa regionale o addirittura comunale, diventa auspicio e ragione per invocare, minacciare, financo ripetere elezioni a pie' sospinto.

E' una sindrome da bussolotto: estrai un altro numero e sarai più fortunato.

Sarà che il Parlamento appare subordinato alle iniziative del Governo...

Sta di fatto che l'unica legge di ampio respiro e lungimirante che io ricordi, per quanto odiosa essa possa apparire, è la riforma delle pensioni conosciuta come Fornero.


largo ai colonnelli

cambiare le carte in tavola

giovedì 7 marzo 2019

Una Malattia Come Le Altre

Vi è un dolore davvero invisibile e indicibile.
Indicibile perché anche chi ne soffre non sa raccontarlo.

Inenarrabile dunque, perché già poterlo anche solo raccontare sarebbe un passo di guarigione.
Ora, è proprio questa difficoltà di racconto a connotare la malattia psichica sin dal primo insorgere e a renderla così debilitante.
Non è che coloro i quali ne soffrono si opporrebbero a possibili cure, per essi stessi ben preferibili a droga ed alcol, cui sono spesso indotti a ricorrere.
E' proprio che il sistema non ne vuole sapere.
Il problema principale risiede nei sani di mente, che rifuggono persino da ogni classificazione del disagio psicologico.

E' una malattia come le altre si dice, ma non è vero.
Non è vero, se ne ha troppa paura, e mentre alle malattie come le altre un nome glielo dai, sia esso influenza, tumore, infarto o diabete, per queste vi sono unicamente contorte definizioni allusive, contraddittorie od onnicomprensive.
Non sono malattie come le altre perché, se hai un tumore, farmaci e terapie ti vengono con giusta dovizia proposti e talvolta imposti, mentre se ti senti disgregato dall'interno e risucchiato nel vuoto, al massimo ti si concede un ciclo di colloqui.

Non è una malattia come le altre, perché se il diabete ti manda in cancrena la gamba, la gamba te la tagliano, mentre per la malattia psichica ci si affida molto alla forza di volontà di chi ne è affetto, cioè proprio a ciò di cui manca.

Elettroshock e contenzione sono negati in via pregiudiziale, anche quando la sofferenza è tale da rendere inclini al suicidio.

Leggo persino che la guarigione della psiche è una progressiva scoperta della bellezza di vivere ecc ecc, in un percorso di crescente responsabilizzazione ecc ecc perché...è una malattia come le altre.
Non si rendono forse conto, certi negazionisti, che questa prospettiva idilliaca di una malattia come le altre è in sé stessa contradditoria.

Per le malattie come le altre ci sono anestetici e sale chirurgiche, né ho mai conoscuto un malato di cancro che si sia curato intessendo conversazioni col suo mentore riguardo al senso della vita.


fronte covid-19: i Diritti dei Caduti

depressione mortale

malattie della crescita

il disagio che nasce dall'agio

giovedì 6 settembre 2018

Pensione Pubblica 2

Qualora vi fossero ancora anime ingenue convinte che i contributi previdenziali versati durante la propria vita lavorativa vengano accumulati ed investiti per poi riaverli indietro con gli interessi, è bene che si ricredano quanto prima, tali anime belle.

La pensione è in minima parte una variabile rispetto ai contributi nel passato versati, mentre è soprattutto una variabile legata ai contributi dei lavoratori che saranno in attività quando noi ci saremo "a riposo".

Si tratta di una scommessa, sulla durata della nostra vita e sull'andamento dell'economia nazionale

Vitalizi, pensioni d'oro, baby pensioni, non sono unicamente il frutto marcio di odiosi privilegi per legge concessi, essi rappresentano bensì lo stato di una economia in crescita, con tanti lavoratori che grazie ai loro contributi han permesso di erogare, negli anni passati, trattamenti di favore.

Se ora tali trattamenti dovessero essere ridimensionati, più che una ripristinata equità, avremmo la dissimulata presa d'atto d'un fallimento molto prossimo e in rapido avvicinamento.

Finora ci han sempre rassicurato sul fatto che il bilancio previdenziale è in equilibrio, ma tale equilibrio lo si ottiene a prezzo di  riforme che via via si succedono ad aumentare l'età utile per la pensione, diminuendonene al contempo l'importo.

Va d'altro canto considerato che la diminuzione delle somme erogate a titolo di pensione, e forse proprio di quelle più ricche, contribuisce a comprimere i consumi, riducendo la domanda di lavoro e quindi i contributi in futuro disponibili per finanziare il sistema previdenziale.

Insomma, una spirale al ribasso, ovviamente aggravata dall'andamento demografico.

Bisognerebbe ragionare e progettare ponendosi da una prospettiva molto ampia e da posizione elevata, con il coraggio di proporre strade impopolari e con l'autorevolezza per farne comprendere l'ineludibilità, se si vuole sopravvivere.


pensione pubblica

trattamento base (welfare reloaded)

sabato 23 giugno 2018

Restate A Casa!

Restate a casa, per quanto povera o puzzolente.

Vano cercare un asilo nell'occidente a rischio della vita, aggrappati sotto i camion, sanguinanti sopra un muro di filo spinato, bruciati dal sole sui barconi dalla Libia.

Non è una resa, perché lo sappiamo che di coraggio ne avete.

Dev'essere uno schiaffo alla nostra falsa civiltà, al nostro ipocrita umanesimo.

I bambini strappati ai genitori, clandestini irregolari di un metro d'altezza sì e no, che piangono dentro gabbie tipo Isis...ecco forse non siamo tanto meglio.

Una delle parti ha insegnato all'altra, e molto bene, la lezione della brutalità.

Nel nostro caso, col rimpallo dei disperati del mare da un porto rifiutato all'altro, stiamo letteralmente gettando in mare millenni di civiltà.

Se anche noi smettessimo di proporci come vetta più nobile dell'evoluzione sociale, data la mostruosa e letale ruggine che ci consuma sotto una patina di rispettabilità democratica, forse i terroni del mondo ci sputerebbero, sopra alla nostra civiltà, e preferirebbero restare, bambini insieme ai genitori, nelle baraccopoli dell'umanità.

73 anime perse

ventre molle

domenica 18 febbraio 2018

Elezioni 2018 - I: Le Difficoltà Elettive

Parecchi sondaggi analizzano le tendenze elettorali per il prossimo 4 marzo, anche considerando le differenti fasce d'età (*) .

Sapere tuttavia che fra gli elettori dai 18 ai 25 anni il partito X è il favorito con, per ipotesi, il 30% di propensi a votarlo, dice poco.

Dice poco se non conosciamo (e non sono riuscito a trovare dati in merito) qual è il numero degli elettori di quella fascia, assoluto e in proporzione con le altre classi di età.

Personalmente ritengo che la fascia dei più giovani, quella che dovrebbe oltretutto differenziare la Camera dal Senato, non abbia un grande peso, soprattutto in considerazione della denatalità cui assistiamo da decenni.


Non essendo il nostro un Paese "per" vecchi, ma sicuramente "di" vecchi", questi ultimi avranno il peso determinante per i risultati del voto.
Credo che in questa fascia si possano collocare (così ci rientro anch'io!) gli elettori dai 55 anni in su.

Gli esiti del voto in realtà sono difficilmente prevedibili.

Oltre agli elementi che ho succintamente esposto, si dovrebbe tener conto dell'astensionismo, forse anch'esso distinto per fasce di età, e delle norme elettorali, a seguito delle quali difficilmente i seggi parlamentari che verranno assegnati rispecchieranno il gradimento assoluto su base nazionale ricevuto dalle varie forze politiche.

Spero comunque che le medesime forze politiche, le quali sono volute andare al voto con questa (rinnovata?) legge elettorale, non se ne facciano poi scudo per lamentare eventuali asserite impossibilità di "avere una maggioranza".

Richiamarci nuovamente al voto a pochi mesi di distanza sarebbe una tragica beffa, della serie "ritenta sarai più fortunato" (ma quando mai?).


i giornali di marzo
elezioni 2013 - II

lunedì 5 febbraio 2018

Da Roma A Macerata (Pamela)

Dice la mamma straziata "anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio"... (*)

Un prezioso pensiero che fa onore a lei e alla figlia perduta.

Mi permetto io di aggiungere, molto sommessamente, che ridurre la storia della povera Pamela all'evento della sua tragica morte è avvilente.

Riduttivo ed avvilente verso di lei e verso i suoi cari, che credo abbiano tutti percorso un doloroso cammino disseminato da alternanze di speranza e sofferenza.




Temo inoltre che gli stessi i quali ne strumentalizzano il povero (sacro) corpo straziato, facendone oscenamente vessillo di richiamo alla Conservazione e all'Ordine, proprio nel nome di quell'Ordine, se la fine del povero sacro corpo fosse sopraggiunta solitaria, nel buio di un vicolo deserto, ebbene, quegli stessi paladini ne avrebbero parlato come di una "tossica" perduta, una viziosa che che la sua fine se l'era cercata.

Gli stessi paladini magari avrebbero anche caricato ipotetiche colpe educative sopra ai genitori, perché a questi invasati interessa solo inquadrare un bersaglio, non vogliono sentir parlare di un contesto sociale che può influenzare negativamente le persone, no, perché ogni Individuo è il solo responsabile delle proprie azioni.

Salvo ricorrere invece al tanto vituperato contesto se c'è da invocare comprensione verso chi si mette a sparare contro i neri di Macerata, che poi (ho letto anche questo, nonostante le cause della morte di Pamela siano ancora ignote) "mica vorrai mettere sullo stesso piano la morte della ragazza col ferimento, oltretutto lieve, di 6 persone....", volendosi con ciò sottolineare la nobiltà del movente vendicativo.

Sorvegliamo meglio i nostri pensieri e le nostre parole, che allora anche le azioni ne usciranno migliorate.


il Cireneo
il disagio che nasce dall'agio

giovedì 2 novembre 2017

S-Memoria (Una Persona Fortunata)

Mio nonno, col quale avevo giornaliera consuetudine, raramente raccontava episodi della I guerra mondiale, nel cui gorgo era stato risucchiato a 23 anni.

Le domande al contempo ingenue e trepidanti, se avesse mai ucciso qualcuno, restavano inevase, al massimo si meritavano una risposta negativa.

Mio zio di Bracciano l'ho invece incontrato poche volte.
Aveva fatto la II guerra mondiale, era stato anche in Russia e una volta sola accennò, mordendosi poi pentito il labbro, alle battaglie combattute coi lanciafiamme.

Di nonno abbiamo anche conservato un breve ma incisivo diario di guerra, donato all'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Entrambi, nonno Piero e zio Bruno, avevano lo sguardo fisso in un luogo interiore, al narrare questi brevi frammenti, quasi estorti loro con l'inganno.

Entrambi, credo, non avevano mai chiuso i propri conti personali con la guerra, portandosi appresso o una scheggia nelle ossa della testa o ricordi di urla che si disgregano in cenere.

Nell'ascoltare i loro accenni, nell'osservare con pudore i loro sguardi velati, sin da bambino mi ritenevo una persona fortunata.

Fortunato io e tutta la mia generazione ad esser nati indenni dallo strazio e dagli indicibili orrori della guerra, nonostante fossi nato appena 15 anni dopo.

Ho sempre pensato che, così come con certi miracolosi vaccini diffusi intorni ai primi anni '6o, anche verso la guerra avessimo sviluppato una qualche immunità.

Purtroppo mi devo ricredere.

A volte ho l'impressione di essere l'unico ad aver avuto nonni o zii che in guerra ci sono stati veramente e veramente mi han fatto capire, senza quasi parole, quale strazio essa sia.




la Grande Guerra 1914-1918 -- Pietro Storari


25 aprile minuscolo

Un Popolo

La Memoria E Il Furore

Rispettare la paura

Solidarietà nazionale

martedì 25 luglio 2017

Visto Dal Basso

L’altra mattina ero già sveglio quando lui mi ha portato la colazione.

Il cibo era più abbondante del solito e allora gli ho fatto quegli occhi così dolci come solo a me riesce.

È rimasto seduto sul divano ad aspettare che ripulissi di gusto tutto il piatto.

Se non era per me, nella casa c'era tutto silenzio, così ho abbassato la voce, ma mentre lo abbracciavo ho sentito che grosse lacrime uscivano dai suoi occhi fino a bagnarmi tutto.

Allora ho pensato che forse non mi ero pulito bene o che avevo qualcosa di sbagliato, magari una malattia che lo preoccupava.
Mentre aspettavo che mi passasse la corda ho anche notato una cosa strana.

Lui continuava ad annodarla e scioglierla in un modo strano e complicato, l’ha persino legata a un gancio, tirandola poi con tutte le forze.

Dopo però mi ha scostato i capelli dal viso e mi ha dato un bacio, ci siamo ancora abbracciati stretti stretti e allora ero di nuovo tranquillo.

Ma quanto ho tremato poi, vedendo che se ne andava senza di me, chiudendo rapido la porta senza voltarsi e senza un saluto, lui con la nostra corda e io abbandonato lì da solo a singhiozzare.

Per quanto mi sforzassi di pensare, non trovavo nulla di brutto che avessi combinato di recente e per cui mi meritassi un castigo così terribile.

Mi sono anche ricontrollato tutto e ho visto che mi ero lavato bene come al solito, pronto per la passeggiata.
E allora perché?

Dopo ci si è messa anche la pipì, che mi scappava tanto, ma io mi sono sforzato di trattenerla e ci sono riuscito.

Ormai rassegnato ad aspettare che lui tornasse, più tardi ho sentito una sirena avvicinarsi, un’auto fermarsi fuori casa e il campanello suonare.
La moglie, che prima parlava con voce tesa al telefono, corre ad aprire agli uomini e alla donna con le pistole.

Loro sembrano molto imbarazzati, non sanno che parole usare, ma lei capisce e aggrappata alla poliziotta mora inizia a piangere.
Piange e piange e piange.

Così io mi sono fatto coraggio e con cautela mi sono avvicinato, scodinzolando piano piano, perché improvvisamente anche a me veniva da piangere e dovevo stringermi a qualcuno.

Per fortuna lei sente le unghie dei miei passi sul pavimento, si gira, resta qualche secondo interdetta e infine mi prende in braccio.

Allora io inizio a leccarle delicatamente ma con decisionemtutto il viso, una volta e poi un’altra, e poi non la smetto più.


Perché ho capito che lui, col nostro guinzaglio, si è incamminato per una passeggiata lunghissima, così lunga che il mio piccolo cervello non riesce a immaginarne la fine.


**** liberamente ispirato ad una tragica notizia di cronaca

lunedì 17 luglio 2017

Grazie, collega Massimo

E' quasi un anno che Massimo ha cambiato lavoro.

Dopo decenni al servizio dei cittadini sulla strada, tra sirene, asfalto, pioggia e sole che ti spacca, tra alluvioni e terremoti.
Un lavoro duro che io mai sarei stato capace di fare, ma che Massimo amava e svolgeva con competenza e sensibilità.

Poi due righe su un decreto, e non sai più chi sei, né che diventerai.
Per lui e per i suoi colleghi è stato uno schiaffo, la gratitudine che trasmuta in avvilente beffa.

Noi, "gli altri", però, li abbiamo attesi ed accolti.
Niente asfalto e ambulanze, solo un po' di adrenalina da scrivani.
Però c'abbiamo messo il cuore.

Magari solo i primi giorni, ma li abbiamo dedicati tutti a loro, a Massimo e ai suoi colleghi.

Prima di incontrarli abbiamo pensato ed immaginato la frustrazione, anche il rancore con cui sarebbero saliti in macchina per varcare la soglia di un altro ufficio completamente sconosciuto, reietti ed esiliati

Ora Massimo, ogni volta che ci si vede, mi dice che ricorda con piacere quei primi giorni, e il respiro di sollievo che lui e i suoi colleghi han potuto trarre.

Anche adesso, con nuovi colleghi anche loro fidati, è al servizio dei più deboli, seppur dietro una scrivania ed un pc.

Massimo non perde occasione per ringraziarmi e per sollecitarmi a scrivere di quella esperienza.

Ora che l'ho fatto, caro Massimo L., so di averti solo in parte ricambiato, per l'emozione di avermi tu fatto sentire utile nel mio, di lavoro.

mercoledì 10 maggio 2017

Le Bombe E La Caramella

La sofferenza tutti ci accomuna
e tutti ci sorprende.
Come l’abbraccio di un boa.
Come il contorcersi stupito di foglie
accartocciate all’abbraccio del vento.

Ebbi già occasione di confessarmi soggetto iper-protettivo e buonista, addirittura (!) fautore del meno-peggio.

Presentivo che se il tempo del dolore fosse poi arrivato, era indispensabile un serbatoio di ricordi soffici, per sembrare meno aspri gli anni della sofferenza.

Ma anche quelle memorie care perdono forza e col tempo diventano triste elegia di tutto ciò che sarebbe potuto essere… ma no.

So bene che vi sono tante, forse infinite cause di dolore, comprese la fame e le bombe, ma ognuno deve tenersi quello che gli è toccata in sorte.

Non si bara col destino, non sono ammesse scorciatoie, e così come non se ne può scegliere una più leggera, neppure è ammesso prendersene una più grave, di sofferenza.

Certo che per la politica, per la legge, per la scienza e per la pubblica sanità, è giocoforza fissare delle priorità.
Il vivere sociale civile sta proprio nel fissare mete e confini e, pure nel comune discorrere e pensare, ovviamente giusta è la spontanea stesura di una graduatoria dei dolori.

Un conto è venir dilaniato da una mina che ci strappa gli arti, altro conto è la depressione nevrotica di chi, in paesi pacificati e opulenti, si crede vittima di congiure immaginarie, altro ancora è essere affetti da quello che con ipocrisia definiamo normale (!) disagio adolescenziale.

Ma lasciatemelo dire, al di là di ogni ragionevole dubbio… ed oggettività: il dolore di cui ciascuno soffre è sempre quello, è sempre uguale per tutti.

Le lacrime dell’adolescente italiano angariato dai coetanei hanno lo stesso sapore delle lacrime di chi ha perso il braccio in battaglia, uguale a quelle del bimbo che ha perduto una caramella.

Per quanto diverse e incomparabili tra loro siano le cause e gli effetti oggettivi, ogni dolore, in un dato spazio-tempo, è sempre il più atroce che potremmo sopportare.


domenica 12 febbraio 2017

Il Banale E L'Ingordo (benedetto festival)

Essendone mia moglie appassionata, sin da fidanzati iniziai a seguire il Festival di Sanremo, ma sempre con blanda attenzione.

L’edizione 2017, terminata ieri, per me segna invece una svolta.

Una svolta intravista, sperata e realizzata: mi sono seguito tutte le puntate con attenzione, ma direi soprattutto con voracità.

Quando, in seguito ad un grave malore che ti ha messo in pericolo di vita, passata l’emergenza, vieni ricoverato, capisci che in ospedale, se ti vuoi riprendere, devi comportarti da ingordo.

Quindi dormire ogni volta che ce la fai, mangiare tutto quello che ti viene servito, andare in bagno e lavarti ogni volta che è possibile, non dimenticare di assumere le compresse, controllare che la flebo gocci regolarmente, che l’ossigeno arrivi ecc.

Nessun’ arma da combattimento va trascurata, ma generosamente oliata, allo stesso modo della carne del rancio.
A casa l’olio non lo usi, ma se in ospedale una porzione a pasto te la passano, vuol dire che serve a guarire, e allora fuori tutto.

Insomma, anche tornarsene a casa in tempo per il Festival di Sanremo, è diventata via via una possibilità concreta, e la manifestazione s’è trasformata per me, potendola seguire con mia moglie (mai come in questa occasione duramente provata per causa mia: Paola ti chiedo scusa e ti ringrazio), il segno del recupero e del rientro in una zona di conforto (sì, proprio una di quelle comfort zone che i guru della managerialità tanto schifano).



Niente di speciale, ma anche il festival della canzone italiana, nella sua banalità, può diventare celebrazione di vita, perché poi in fondo, da cosa è costituita la nostra esistenza, se non da un buon 60% di benedette banalità?


benedetta playstation

shock traumatico

venerdì 18 novembre 2016

Dio di ogni consolazione

Disastrosi terremoti han devastato e continuano a straziare l’Italia centrale.

Esponenti di Chiesa, a fronte di morte e distruzione, si affrettano a spiegarci come esse non siano causate da una natura a volte matrigna, giammai.

Morte e distruzione sono esclusivamente conseguenza delle opere dell’uomo, ché invece i terremoti, nel corso delle ere geologiche, han contribuito al buono e al bello del paesaggio.

Certo si tratta di una reazione alle accuse, rivolte a Dio, di una presunta indifferenza verso le atroci sofferenze inflitte all'uomo dalle opere della creazione.


Sì, ma se la natura fosse sempre benigna, questo giustificazionismo dovrebbe valere anche per tsunami, uragani, piogge di meteoriti ecc.

Di fatto, nell'enfasi attribuita alle colpevoli opere dell’uomo quali unica causa di ogni male, si intravede una vena a stampo giudiziario, una mentalità che nega a caso e fatalità ogni cittadinanza all'interno della storia e che riconduce qualunque evento alla ristretta logica retributiva di un colpevole (causa) che provoca danni (effetto).

Una forma di giustizialismo emersa con chiarezza dalle parole del Vescovo ai funerali di Amatrice (*), quasi  che a tutti i cuori straziati lì presenti, fosse di consolazione sapere che il loro dolore ha dei colpevoli che verranno perseguiti e presumibilmente puniti, in un impossibile riequilibrio sulla bilancia del dolore.

Ma forse è davvero questo che volevano sentirsi dire, a lenimento delle proprie ferite, gli smarriti sopravvissuti e gli stravolti soccorritori.
E i giornali, le televisioni, i lettori, gli spettatori e tutta la pubblica opinione.

Espressione, purtroppo, di un dolore che sembra chiedere più vendetta che compassione.

Comprendo la sofferenza dei terremotati, ma mi permetto di dissentire dalle parole del Vescovo.

Per me, il Dio che mi hanno insegnato, il Dio in cui credo, continua proprio ad essere, sempre e soltanto: “il Dio di ogni consolazione”. (**)







domenica 17 luglio 2016

Usi Tacendo Morir

Quello di oggi è il racconto di una tragica vicenda che ho tentato di ricostruire basandomi su notizie raccolte in rete, da fonti che in gran parte verranno al termine citate.


Sono passate da poco le 21.30 quando due militari si inoltrano a piedi nella campagna in contrada Scacciaiazzo.

È il 31 maggio 2016 e siamo in Sicilia, provincia di Trapani, nei pressi di Marsala.
Tra poco calerà l'oscurità completa ma i due carabinieri, nonostante siano in borghese e privi di qualunque appoggio, continuano ad addentrarsi tra campi e coltivazioni.

Sì sono in borghese, nonostante il superiore, il Maresciallo capo Silvio Mirarchi, sia il vice comandante della stazione CC di Ciavolo, frazione di Marsala, pochi chilometri da Scacciaiazzo e risulti quindi personaggio da tutti i locali ben riconoscibile.

Fra orti, serre e campi regolari, in questa incrocio di contrade alla periferia meridionale di Marsala vi sono anche svariate coltivazioni di Cannabis.
Un’attività da alcuni anni molto diffuso in zona, per una produzione di qualità pregiata ma di modeste quantità, tanto che la mafia non ha mai cercato di appropriarsene.
I sequestri operati dalle forze dell'ordine non vanno mai oltre le 20/30 piante, tanto che uno più consistente di alcune centinaia sollevò grande scalpore.

Invece, in quella sera che sta per diventare notte fonda, i due carabinieri solitari, non sappiamo se consapevolmente o meno, si trovano a pochi passi da una o due serre con addirittura 6/9000 piante, per un valore presunto di 5/6 milioni.

Non sono un esperto ma credo che per una piantagione così estesa siano necessarie diverse migliaia di metri quadrati, che stranamente fino a quel giorno sono passati inosservati.
Inoltre le piante richiedono cure e necessitano di macchinari e addetti, inclusi quelli posti di guardia all'esterno.
A differenza delle coltivazioni su scala domestica, è probabile che quelle industriali siano affidate a malviventi esperti e motivati.

Ed è probabile che a un certo punto l'appuntato e il Maresciallo si siano avvicinati troppo ed abbiano iniziato a sentire voci e rumori.
Quando questi si fanno troppo vicini, i militari si qualificano intimando "Alt, carabinieri!".

Abbiamo visto che la posta in gioco è alta, e che d'altro canto proprio questo lascia immaginare che gli incaricati alla sorveglianza siano uomini di esperienza e con i nervi sufficiente sufficientemente saldi.

Comunque sia, la reazione all'Alt è immediata e violentissima.
Una scarica di 7/8 colpi di pistola parte istantaneamente all’indirizzo dei militari.

Quando si fa nuovamente silenzio, Il bilancio è al contempo sanguinoso e sconcertante:
l’appuntato è miracolosamente illeso e il Maresciallo giace a terra, colpito gravemente da due pallottole che l’hanno raggiunto alla schiena.

Svaniti nel buio i malviventi, l’appuntato si adopera prontamente a soccorrere il superiore, il quale, non si sa in che modo né in che tempi, verrà ricoverato dapprima all’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala e da questo trasferito in eliambulanza a Palermo (in quale dei nosocomi non vi è certezza).
Purtroppo risultano inutili gli interventi chirurgici cui verrà sottoposto.
Il maresciallo cessa di respirare nel pomeriggio di mercoledì 1° giugno 2016, in conseguenza dei colpi che gli hanno trapassato un rene e l’aorta.

Messaggi di cordoglio e condoglianze dalle alte cariche dello Stato e, giusto in tempo, un commosso ricordo alla parata del 2 giugno ai Fori Imperiali.

Autopsia, strazio della vedova e dei due figli, camera ardente ed esequie sabato 4 giugno.

Immediata, la caccia all’uomo da parte dell’Arma.
Finalmente scoperte le coltivazioni da 6/9000 piante,  le indagini serrate convergono da subito su due personaggi del posto, proprietari-gestori delle serre di marijuana o del terreno su cui sorgono.

Si tratta del pregiudicato 64enne FD’A e del 45enne NG, incensurato.
Il primo viene sottoposto a custodia cautelare, nonostante gli indizi raccolti nell’immediatezza dell’omicidio indichino chiaramente in NG uno dei due uomini che hanno colpito il maresciallo Mirarchi uccidendolo.

E sì, uno dei due, perché anche se tuttora non si sa quanti fossero i componenti del gruppo di fuoco, di certo c’è che i colpi che hanno ucciso il Maresciallo Mirarchi sono partiti da due pistole diverse.

Dopo qualche settimana dall’imboscata, il 22 giugno, ci si decide ad arrestare anche NG, il quale ovviamente nega ogni responsabilità, aggiungendo un particolare, quello di essere stato in buoni rapporti col sottufficiale, che si serviva da lui per l’acquisto di piante ornamentali.

Alcune considerazioni conclusive.

Sappiamo che l’Arma dei Carabinieri predilige il riserbo e rifugge ogni pubblicità, ma è per me impossibile sottrarmi ai dubbi ed ai sospetti che emergono dagli aspetti oscuri e incomprensibili di questa tragica vicenda, la cui ricostruzione presenta lacune di ogni genere.

Le perplessità si rafforzano se teniamo conto che ogni anno restano uccisi in servizio, non più di 3/4 carabinieri, per fortuna, ma nonostante ciò tutte le notizie sull'assassinio del Maresciallo Mirarchi, caduto, a mia opinione, in un agguato, risultano fortemente oscurate sui media nazionali.


Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi delle indagini.

link ad altri post con contenuto simile:
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FONTI DOCUMENTALI

Riepilogo dell'attività operativa dell'Arma nel 2013

Riepilogo dell'attività operativa dell'Arma nel 2012

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Marsala, l'omicidio Mirarchi. Arrestato il proprietario delle serre con la marijuana

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