Corigliano Calabro sta in provincia di Cosenza e ha 40.000 abitanti.
Sembra che quanto accade in posti come Corigliano Calabro non importi a nessuno.
Certo, quando parliamo di persone famose o con cariche istituzionali, di premier, sacerdoti e capi dell'FMI, alcuni fatti hanno maggiore rilievo, ma quanto è avvenuto in provincia di Cosenza è roba da far accapponare la pelle.
L'ultima notizia che ho trovato è del 2 aprile, con il comunicato del Sindaco e di tutta l'amministrazione che esprime sdegno e annuncia la volontà di costituirsi parte civile.
Poi il silenzio totale.
Una notizia vissuta molto poco: 3 giorni per l'esattezza.
Il 31 marzo era infatti venuta alla luce questa raccapricciante vicenda di prostituzione minorile.
Un'indagine dei carabinieri durata svariati mesi che si conclude con l'arresto di 8 uomini.
Bambine di 12/13 anni costrette ad avere rapporti sessuali con uomini tra i 50 e i 70 anni.
Una storia rivoltante, con le tariffe graduate in misura inversamente proporzionale all'esperienza sessuale delle bambine.
L'operazione dei carabinieri, denominata Flesh Market (non Flash, come riportato dalla maggior parte delle fonti) ha portato agli arresti ordinati dal Gip, ma di quello che è successo dopo non si sa nulla.
Un silenzio che non sarebbe giustificato neppure se nell'arco di poche ore tutte le accuse fossero svanite perché frutto di un fraintendimento.
Vorremmo che in casi come questo l'attenzione fosse rivolta non solo agli indagati, più o meno noti, ma anche (soprattutto?) verso le vittime.
Non per morbosa curiosita, non vogliamo sapere i loro nomi o i loro volti.
Non ce n'è bisogno, perché tutti noi che abbiamo un cuore possiamo figurarci gli occhi di una ragazzina violata.
Vorremmo sapere invece (dettagli scabrosi no grazie) in quale ambiente, come e perché si è dipanata una tragedia così raccapricciante, per cercare di capire e anche per proteggere, se possibile, tutte quante le altre ragazzine.
Vorremmo sapere se le vittime, almeno ora, sono adeguatamente protette e consolate.
Ecco, vorremmo che le cattive azioni (e anche le buone) non facessero notizia solo se utilizzabili come arma politica o strumento di scandalo.
cause di morte (i dettagli dopo)
diritti pesanti per fragili spalle
a prova di thriller
(blog di Enrico Isopi da luglio 2009) - Il risultato di studi, approfondimenti e riflessioni può essere un valido modello per la vita sociale od individuale solo se comprensibile a chiunque.
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giovedì 26 maggio 2011
giovedì 19 maggio 2011
Finalmente Meretrice
La brava attrice Jasmine Trinca ( la ricordiamo tra l'altro ne La stanza del figlio, La meglio gioventù, Romanzo criminale), stando alle notizie di questi giorni, è molto soddisfatta di aver partecipato ad un film francese, L'Apollonide, ora presentato a Cannes.
Il film, che non a tutti è piaciuto, mette in scena la vita di ragazze e clienti in un bordello parigino ai primi del Novecento, un tema dunque che può spaziare dal tragico all'ironia amara.
La nostra Jasmine Trinca, la quale interpreta una delle ragazze (che muore di sifilide), ha apprezzato molto il ruolo che le è stato proposto dai francesi, anche perché lamenta che in Italia per le attrici vengono scritti e proposti solo ruoli da moglie o figlia.
Sorprendente.
Non stiamo qui a richiamare tutte le opere d'arte, incluse quelle cinematografiche, in cui campeggiano commoventi e gigantesche figure di figlie o mogli.
Nemmeno vogliamo far notare come quella di moglie, ma soprattutto quella di figlia, sia una condizione legata a tematiche universali, al dramma, al dolore e alla gioia di vivere in qualunque tempo.
Però ci spiace davvero che spesso venga così sottovalutata quella straordinaria avventura umana di essere figli (e mogli o mariti).
Un'avventura che si dipana tra il tragico e il comico e che va avanti ogni giorno tutti i giorni della nostra vita, anche quando i genitori ci hanno ormai lasciato.
Un'avventura e un'impresa che richiedono una forza e una costanza ciclopiche ma che, forse proprio perché quotidiane, oggi sembrano poco apprezzabili e prive di fascino.
diversamente fedele
ordinary servanta (l'orgoglio del servitore)
Il film, che non a tutti è piaciuto, mette in scena la vita di ragazze e clienti in un bordello parigino ai primi del Novecento, un tema dunque che può spaziare dal tragico all'ironia amara.
La nostra Jasmine Trinca, la quale interpreta una delle ragazze (che muore di sifilide), ha apprezzato molto il ruolo che le è stato proposto dai francesi, anche perché lamenta che in Italia per le attrici vengono scritti e proposti solo ruoli da moglie o figlia.
Non stiamo qui a richiamare tutte le opere d'arte, incluse quelle cinematografiche, in cui campeggiano commoventi e gigantesche figure di figlie o mogli.
Nemmeno vogliamo far notare come quella di moglie, ma soprattutto quella di figlia, sia una condizione legata a tematiche universali, al dramma, al dolore e alla gioia di vivere in qualunque tempo.
Però ci spiace davvero che spesso venga così sottovalutata quella straordinaria avventura umana di essere figli (e mogli o mariti).
Un'avventura che si dipana tra il tragico e il comico e che va avanti ogni giorno tutti i giorni della nostra vita, anche quando i genitori ci hanno ormai lasciato.
Un'avventura e un'impresa che richiedono una forza e una costanza ciclopiche ma che, forse proprio perché quotidiane, oggi sembrano poco apprezzabili e prive di fascino.
diversamente fedele
ordinary servanta (l'orgoglio del servitore)
giovedì 12 maggio 2011
Alla Faccia Del Popolo Sovrano
E’ in corso una strumentale esaltazione della sovranità popolare.
Strumentale perché rivolta soprattutto a screditare il potere giudiziario ed ora insofferente anche verso le prerogative del Quirinale.
Si tratta di una eccessiva esaltazione del ruolo degli eletti, a sua volta finalizzata ad incensare la figura dell’eletto dagli eletti, e cioè il capo del Governo, creando uno squilibrio all’interno delle istituzioni.
La cosa più grave è il demagogico tentativo di giustificare il tutto sbandierando la volontà del popolo sovrano, che sembra invece perdere valore non appena depositata la scheda nell’urna.
E' chiaro che la nostra può essere solo una democrazia delegata, esercitata con la mediazione degli eletti.
Ma quando abbiamo plotoni di parlamentari che migrano da uno schieramento all’altro, come è possibile affermare che questi governano nel nome del popolo sovrano?
Con che diritto l’attuale Governo di centro destra si ritiene portavoce della volontà popolare quando sono entrati a farne parte, per meriti vari, persino parlamentari eletti nelle liste del PD come Riccardo Villari e Bruno Cesario oppure Aurelio Misiti (già IdV però transitato per MpA).
Va bene essere eletti senza vincolo di mandato, ma un po' di pudore non guasterebbe.
Anche perché chi li ha mandati in Parlamento non ha potuto esprimere preferenza per le loro persone specifiche, consapevole magari di affidarsi a politici predisposti a cambiar di casacca, ma votò proprio e solo il loro partito di appartenenza iniziale, che li aveva sconsideratamente inseriti in lista.
Quel partito non li convince più?
La loro coscienza è turbata dal teatrino della politica?
Lascino il seggio al primo dei non eletti.
magistrati in sciopero
Strumentale perché rivolta soprattutto a screditare il potere giudiziario ed ora insofferente anche verso le prerogative del Quirinale.
Si tratta di una eccessiva esaltazione del ruolo degli eletti, a sua volta finalizzata ad incensare la figura dell’eletto dagli eletti, e cioè il capo del Governo, creando uno squilibrio all’interno delle istituzioni.
La cosa più grave è il demagogico tentativo di giustificare il tutto sbandierando la volontà del popolo sovrano, che sembra invece perdere valore non appena depositata la scheda nell’urna.
E' chiaro che la nostra può essere solo una democrazia delegata, esercitata con la mediazione degli eletti.
Con che diritto l’attuale Governo di centro destra si ritiene portavoce della volontà popolare quando sono entrati a farne parte, per meriti vari, persino parlamentari eletti nelle liste del PD come Riccardo Villari e Bruno Cesario oppure Aurelio Misiti (già IdV però transitato per MpA).
Va bene essere eletti senza vincolo di mandato, ma un po' di pudore non guasterebbe.
Anche perché chi li ha mandati in Parlamento non ha potuto esprimere preferenza per le loro persone specifiche, consapevole magari di affidarsi a politici predisposti a cambiar di casacca, ma votò proprio e solo il loro partito di appartenenza iniziale, che li aveva sconsideratamente inseriti in lista.
Quel partito non li convince più?
La loro coscienza è turbata dal teatrino della politica?
Lascino il seggio al primo dei non eletti.
magistrati in sciopero
giovedì 5 maggio 2011
Osama Bin Laden
Pochi giorni fa il presidente USA Barack Obama ha annunciato l'uccisione, ad opera di militari statunitensi, del terrorista internazionale Osama Bin Laden.Allora giustizia è fatta, il bene ha trionfato sul male e così via.
In realtà la sproporzione tra risultato e mezzi è a dir poco gigantesca, specie se si considera che alla fine il tutto si è risolto con l'azione di un commando.
Già a fine 2001 si era proceduto all'invasione dell' Afghanistan,
tuttora in essere, provocando sinora circa 50.000 vittime tra militari e civili afghani e 2000 morti fra i militari di una coalizione composta da (attenzione!):
USA, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Danimarca, Spagna, Olanda, Polonia, Australia, Romania, Norvegia, Italia, Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Turchia, Ungheria, Portogallo, Belgio, Finlandia...
L'uccisione di Osama Bin Laden ha reso il mondo un luogo più sicuro?
Non lo sappiamo.
E' stata una vittoria del bene contro il male?
Certamente no.
Sembra piuttosto che la morte e il male, con la violenza per arbitro, si siano giocati e vinta tra loro l'intera partita.
la memoria e il furore
superiorità della specie
giudizi critici
uno sterminio non necessario
In realtà la sproporzione tra risultato e mezzi è a dir poco gigantesca, specie se si considera che alla fine il tutto si è risolto con l'azione di un commando.
Sono infatti trascorsi ben dieci anni dalla strage delle torri gemelle a New York nel 2001, di cui Bin Laden è stato ideatore ed artefice, dieci anni in cui il terrorista è riuscito a sfuggire ad eserciti e servizi USA e di mezzo mondo.
Neppure è servita una taglia di 50 milioni di dollari.
Ma questo sarebbe ancora poco.
Nei dieci anni in questione, per arrivare alla sparatoria finale, sono stati messi a ferro e fuoco Afghanistan e Iraq; come se per catturare Bernardo Provenzano avessimo portato lo sterminio in tutta l' Italia centro-meridionale, isole comprese.

tuttora in essere, provocando sinora circa 50.000 vittime tra militari e civili afghani e 2000 morti fra i militari di una coalizione composta da (attenzione!):
USA, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Danimarca, Spagna, Olanda, Polonia, Australia, Romania, Norvegia, Italia, Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Turchia, Ungheria, Portogallo, Belgio, Finlandia...
Non lo sappiamo.
E' stata una vittoria del bene contro il male?
Certamente no.
Sembra piuttosto che la morte e il male, con la violenza per arbitro, si siano giocati e vinta tra loro l'intera partita.
la memoria e il furore
superiorità della specie
giudizi critici
uno sterminio non necessario
giovedì 28 aprile 2011
Lavori Esauriti
Il lavoro in senso tradizionale, come mezzo ragionevolmente stabile e continuativo ai fini del sufficiente e dignitoso mantenimento di sé e della propria famiglia, non c'è più.
E' inutile nascondersi dietro un dito.
Al di là di tutte le flessibilità, di un precariato “sereno”, ben oltre l'idilliaca riscoperta dei lavori umili e manuali, bisogna che ci diciamo la verità.
Non c'è più lavoro per tutti quanti, uomini e donne in età, ma ma non ci sono neppure lavori sufficienti per coloro ai quali sarebbe indispensabile (almeno uno a famiglia).
Si tratta di un bene che non è più possibile ricercare e scegliere, bensì di una merce ormai rara e preziosa.
Ripensare a tutto questo e ai conseguenti modelli di comportamento che dovremo adottare con non pochi sacrifici, riveste un carattere epocale.
il lavoro a una dimensione
fuori controllo
cittadini semplici
trattamento base (welfare reloaded)
povere colf
martedì 26 aprile 2011
4 ragazzi e 2 carabinieri
L'autista dell'auto fermata e i tre minorenni, tra cui una ragazza, che erano con lui, hanno utilizzato pali e bastoni e ridotto in gravi condizioni i due carabinieri che li controllavano.
I militari sono due uomini nel pieno delle forze, hanno 43 e 34 anni, ma forse l'addestramento ricevuto non è dei migliori.
E' comunque un fatto che lascia perplessi.
Un carabiniere lotta per la vita e l'altro rischia un occhio, per cui si parla di tentato omicidio.
Così è il destino, ma non posso fare a meno di pensare alle polemiche che si sarebbero levate se solo uno dei due militari avesse estratto l'arma e per difendere la propria vita e ferito anche solo di striscio uno degli aggressori.
Antonio Santarelli - marito e padre
usi tacendo morir
I militari sono due uomini nel pieno delle forze, hanno 43 e 34 anni, ma forse l'addestramento ricevuto non è dei migliori.
E' comunque un fatto che lascia perplessi.
Un carabiniere lotta per la vita e l'altro rischia un occhio, per cui si parla di tentato omicidio.
Così è il destino, ma non posso fare a meno di pensare alle polemiche che si sarebbero levate se solo uno dei due militari avesse estratto l'arma e per difendere la propria vita e ferito anche solo di striscio uno degli aggressori.
Antonio Santarelli - marito e padre
usi tacendo morir
giovedì 21 aprile 2011
Il Cireneo
I giorni della Passione.
Gesù si avvia consapevolmente all'esito del proprio destino umano per dare anche a noi la sua stessa dignità.
Nell'ultimo tragitto verso la morte può darsi che le forze iniziassero a mancargli, e allora i soldati fecero caricare il palo della croce ad un passante qualsiasi: un tale Simone, originario di Cirene.
Simone non si offre spontaneamente di aiutare il condannato, anzi; i soldati romani lo prendono d'autorità, forse perché di corporatura robusta e con la faccia da profugo che non avrebbe fatto storie.
Senza probabilmente neanche sapere chi fosse Gesù, da quel momento il suo nome resta indissolubilmente legato al Cristo come quello dell'uomo che ne ha alleviato un poco la pena dell'ultima ora.
Pensiamo che questo gli sia stato accreditato a merito dal Padre.
Pur se "requisito" dalle forze d'occupazione, ha comunque fatto la sua parte.
Anche noi, non sempre quando facciamo del bene ne abbiamo la piena consapevolezza.
Proprio come Simone di Cirene, profugo dalla Libia orientale, forse uno sradicato per tutta la vita, ma pur sempre in grado persino di aiutare il Salvatore.
Di lui non sapremo più nulla, anche se è molto probabile che Alessandro e Rufo, esponenti della prima comunità cristiana, fossero suoi figli.
Ma quello che di lui sappiamo ci basta.
Simone il profugo libico, col viso cotto dal sole d'Africa.
Quante volte anche noi saremmo felici di averlo accanto per aiutarci a portare la nostra croce.
pastori e magi
censimento fatale
bisognosi
cartolina da Lourdes
le meraviglie della fede
da Roma a Macerata (Pamela)
Gesù si avvia consapevolmente all'esito del proprio destino umano per dare anche a noi la sua stessa dignità.
Un ebreo della dispersione seguita alla conquista babilonese; ritornato a Gerusalemme, non sappiamo né da quanto né perché, dall'Africa del nord.
Di Simone il cireneo fanno cenno sia Matteo che Marco e Luca per cui, considerato il contesto in cui egli appare, l'episodio dev'essere avvenuto proprio come narrato.Simone non si offre spontaneamente di aiutare il condannato, anzi; i soldati romani lo prendono d'autorità, forse perché di corporatura robusta e con la faccia da profugo che non avrebbe fatto storie.
Senza probabilmente neanche sapere chi fosse Gesù, da quel momento il suo nome resta indissolubilmente legato al Cristo come quello dell'uomo che ne ha alleviato un poco la pena dell'ultima ora.
Pensiamo che questo gli sia stato accreditato a merito dal Padre.
Pur se "requisito" dalle forze d'occupazione, ha comunque fatto la sua parte.
Anche noi, non sempre quando facciamo del bene ne abbiamo la piena consapevolezza.
Proprio come Simone di Cirene, profugo dalla Libia orientale, forse uno sradicato per tutta la vita, ma pur sempre in grado persino di aiutare il Salvatore.
Di lui non sapremo più nulla, anche se è molto probabile che Alessandro e Rufo, esponenti della prima comunità cristiana, fossero suoi figli.
Ma quello che di lui sappiamo ci basta.
Simone il profugo libico, col viso cotto dal sole d'Africa.
Quante volte anche noi saremmo felici di averlo accanto per aiutarci a portare la nostra croce.
pastori e magi
censimento fatale
bisognosi
cartolina da Lourdes
le meraviglie della fede
da Roma a Macerata (Pamela)
giovedì 14 aprile 2011
Omerica Vergogna
I clamori si sono già placati, ma per chi tiene il conto dovremmo essere alla 26^ alba da Odissea.
Una tragedia cui pure noi stiamo contribuendo grazie anche ai maggiori gruppi dell'opposizione.
Sgualcite e spiaccicate in fondo ai cassetti le bandiere arcobaleno, il grosso delle minoranze si è schierato compatto, sulla scia del Capo dello Stato, per "l'opzione militare".
Non c'era da difendersi, e la questione era tutta interna libica, ma pure troppa era la voglia di mostrarsi partner affidabili, casomai si tornasse un giorno al governo.
Un PD indeciso a tutto salvo che sull'antiberlusconismo, pronto addirittura ad allearsi con la Lega pur di cacciare il premier, si è prostrato ad una delle più tragiche e trite fra le ragioni di Stato.
Ogni volta che la "coalizione" spara un missile, anche quando non si sbaglia obiettivo, nel qual caso si parla di danni collaterali, facciamo finta di non sapere che accanto ad ogni radar "neutralizzato" ci sono dei militari (esseri umani) dilaniati dalle nostre bombe, che lasciano in lacrime e desolazione sorelle, figli, mogli...
Che spettacolo penoso!
Ai custodi della morale, ai numi tutelari di Ruby e le altre, così protettivi con le ospiti delle cene in villa, non gliene frega niente di Amina, Maisa, Maryam, Samira, Leila...
Odissea all'alba
felice incoerenza
festeggiamenti
la valvola e il tappo
Una tragedia cui pure noi stiamo contribuendo grazie anche ai maggiori gruppi dell'opposizione.
Sgualcite e spiaccicate in fondo ai cassetti le bandiere arcobaleno, il grosso delle minoranze si è schierato compatto, sulla scia del Capo dello Stato, per "l'opzione militare".
Non c'era da difendersi, e la questione era tutta interna libica, ma pure troppa era la voglia di mostrarsi partner affidabili, casomai si tornasse un giorno al governo.

Che spettacolo penoso!
Ai custodi della morale, ai numi tutelari di Ruby e le altre, così protettivi con le ospiti delle cene in villa, non gliene frega niente di Amina, Maisa, Maryam, Samira, Leila...
Odissea all'alba
felice incoerenza
festeggiamenti
la valvola e il tappo
giovedì 7 aprile 2011
Istantanee Da Berlino
Cinque giorni nella capitale tedesca col solo bagaglio dell'inglese scolastico.
Non sono abituato ai cestini dei rifiuti ogni dieci metri (con incluso vano per le cicche), ma tolgono qualunque voglia di lasciar cadere anche una briciola per terra.
Ragazzetti ubriachi nella metro di primo pomeriggio infastidiscono ragazzette e gettano bottiglie, mentre senza tetto pieni di dignità compaiono silenziosi col buio e scivolano a dormire sulle panchine.
Il clima è da primavera mediterranea ma senza odori
.
Il tassista che mi accompagna dall'aeroporto alla pensione mi chiede con la massima naturalezza se preferisco uomini o donne, indicandomi i relativi quartieri di approccio.
Da turista di passaggio vedo una città senza passato e che forse pensa solo al futuro, senza le psicosi da bomba che turbano Parigi.
Parecchi disabili girano con le loro carrozzette elettriche.
Le persone sono educate e gentili, e quando esci da un negozio o da un locale ti dicono (con orgoglio?) "You're welcome"; forse è solo una questione di forma, però ti fa sentire un po' come a casa.
Ci si capisce bene con l' inglese, ma la città sembra del tutto immune da tentazioni anglofile, e semmai più incline a subire il fascino dello stile italiano.
Te li aspetti tutti alti e biondi, e invece è come andare a passeggio in una qualunque delle nostre grandi città.
Le donne però hanno uno stile e un abbigliamento che, in maniera indefinibile, risultano più femminili rispetto a quelli nostrani; danno l'idea di volersi bene anche quando non hanno un fisico da "velina".
Non ho incontrato vecchi, così come a Lisbona non incontrai bambini.
bipolarismo impossibile
la memoria e il furore
die deutsche weisheit
obsolescentia lege
Non sono abituato ai cestini dei rifiuti ogni dieci metri (con incluso vano per le cicche), ma tolgono qualunque voglia di lasciar cadere anche una briciola per terra.
Ragazzetti ubriachi nella metro di primo pomeriggio infastidiscono ragazzette e gettano bottiglie, mentre senza tetto pieni di dignità compaiono silenziosi col buio e scivolano a dormire sulle panchine.
Il clima è da primavera mediterranea ma senza odori
.
Il tassista che mi accompagna dall'aeroporto alla pensione mi chiede con la massima naturalezza se preferisco uomini o donne, indicandomi i relativi quartieri di approccio.
Da turista di passaggio vedo una città senza passato e che forse pensa solo al futuro, senza le psicosi da bomba che turbano Parigi.
Parecchi disabili girano con le loro carrozzette elettriche.
Le persone sono educate e gentili, e quando esci da un negozio o da un locale ti dicono (con orgoglio?) "You're welcome"; forse è solo una questione di forma, però ti fa sentire un po' come a casa.
Ci si capisce bene con l' inglese, ma la città sembra del tutto immune da tentazioni anglofile, e semmai più incline a subire il fascino dello stile italiano.
Te li aspetti tutti alti e biondi, e invece è come andare a passeggio in una qualunque delle nostre grandi città.
Le donne però hanno uno stile e un abbigliamento che, in maniera indefinibile, risultano più femminili rispetto a quelli nostrani; danno l'idea di volersi bene anche quando non hanno un fisico da "velina".
Non ho incontrato vecchi, così come a Lisbona non incontrai bambini.
bipolarismo impossibile
la memoria e il furore
die deutsche weisheit
obsolescentia lege
giovedì 31 marzo 2011
Ventre Molle
Occidente in declino, Europa decadente, Italia ventre molle dell'Europa.
E allora, di fronte a nuovi costumi, colori, religioni, cerchiamo di rinsaldare le nostre tradizioni.
La forza per rinsaldarci dobbiamo trovarla in noi stessi, non per opposizione né per reazione.
Se invece per ventre molle si intendono la tolleranza, il rifiuto della pena di morte, la ricerca di soluzioni pacifiche, di questa "debolezza" dobbiamo essere orgogliosi.
pastori e magi
superiorità della specie
restate a casa!
E allora, di fronte a nuovi costumi, colori, religioni, cerchiamo di rinsaldare le nostre tradizioni.
Ma quali?
Pretendiamo di respingere i cambiamenti senza renderci conto che non sono i nuovi arrivati ad indebolirci, ma che semmai essi ci fanno da specchio.
Uno specchio che fa risaltare il vuoto di valori in cui siamo risucchiati.La forza per rinsaldarci dobbiamo trovarla in noi stessi, non per opposizione né per reazione.
Se invece per ventre molle si intendono la tolleranza, il rifiuto della pena di morte, la ricerca di soluzioni pacifiche, di questa "debolezza" dobbiamo essere orgogliosi.
pastori e magi
superiorità della specie
restate a casa!
giovedì 24 marzo 2011
Odissea All'Alba
Anche se non ce lo dicono, siamo in guerra.
Anche se per i martellanti bombardamenti abbiamo “solo” messo a disposizione le basi.
Anche se missili e altri ordigni non avessero fatto vittime civili, ma “solo” colpito obiettivi militari che, non ce lo dicono, ma in genere sono presidiati da umani in carne ed ossa, se pur soldati.
Ma ormai si è diffusa la convinzione che finché non si ammazzano anche i civili non si è in guerra.
Neanche la storia recente ci insegna nulla.
Le sabbie mobili dentro cui ci siamo impantanati in Jugoslavia, Iraq e Afghanistan non ci sono servite da lezione.
Qualcuno dice addirittura che non si vuole cacciare Gheddafi (e quindi tantomeno ucciderlo), ma solo far rispettare la no-fly zone.
Però questo non ha senso, oppure significa che se ci si limitasse a deporre il tiranno, le cose potrebbero forse assestarsi in breve tempo; invece scatenando le varie "Odissea all'alba" (saremo ormai a 5 giorni di bombardamenti) si può essere ragionevolmente sicuri di creare uno sfracello dove sguazzare per un bel pezzo a coltivare i propri interessi.
Poi magari gli altri se ne vanno e tocca a noi di provare a rimettere insieme qualche coccio.
Su la Repubblica di lunedì 21 il dr. Ilvo Diamanti nel segnalare come 8 italiani su 10 siano contrari all'intervento armato, rileva che solo Lega e giornali di destra si sono tenuti su questa posizione, il che, sempre secondo il sociologo, è dovuto al fatto che la Lega è un partito con pochi legami verso le istituzioni e le regole pubbliche, nonché ad una sorta di provincialismo miope che ha la tentazione di chiedersi in se stesso.
Ragionamento pazzesco, se non l'ho frainteso, specie in un giornale che si ritiene progressista.
Non è forse compito del governo anche interpretare il sentimento nazionale, e di ogni partito quello del proprio “popolo”?
Così ha fatto il governo della sig.ra Merkel, che si è astenuto dal voto in Consiglio di sicurezza.
Ha fatto capire che gli altri Stati possono anche intervenire in Libia, ma che la Germania non muoverà un dito.
Pure i tedeschi, come noi, sono infatti contrari all'intervento armato grosso modo in misura dell'80% e sostengono la sig.ra Angela Merkel nonostante gli attacchi lanciati dalla stampa nei suoi confronti.
Mi sembra insomma che da noi qualcuno abbia preso un grosso granchio.
Forse per tutti, destra e sinistra, i sentimenti della gente sono soltanto strumenti di lotta e merce in saldo.
Non stanno tutti a criticare il distacco tra Palazzo e società civile, e l'opposizione ad inveire contro un governo che cura solo l'interesse di pochi?
In questo caso invece e su una decisione di non poco conto come la guerra, in un paese dove i sondaggi sono legge, si è reputato giusto farsi portavoce di una minoranza dei cittadini.
Mi sembra che qualcosa del genere, in vista di una guerra lampo e allo scopo di salire sul carro dei vincitori, avvenne anche nel 1940.
fughe benedette
burquini e dintorni
omerica vergogna
festeggiamenti
il buon selvaggio
Un ringraziamento ad A.M. per le preziose notazioni sulla Germania.
Avviso agli amici: la prossima settimana sarò a Berlino (per turismo) e non sono sicuro se il 31 usciremo; nel caso, arrivederci al 7 aprile (però voi nel frattempo scrivete e commentate!)
Anche se per i martellanti bombardamenti abbiamo “solo” messo a disposizione le basi.
Anche se missili e altri ordigni non avessero fatto vittime civili, ma “solo” colpito obiettivi militari che, non ce lo dicono, ma in genere sono presidiati da umani in carne ed ossa, se pur soldati.
Ma ormai si è diffusa la convinzione che finché non si ammazzano anche i civili non si è in guerra.
Neanche la storia recente ci insegna nulla.
Le sabbie mobili dentro cui ci siamo impantanati in Jugoslavia, Iraq e Afghanistan non ci sono servite da lezione.
Qualcuno dice addirittura che non si vuole cacciare Gheddafi (e quindi tantomeno ucciderlo), ma solo far rispettare la no-fly zone.
Però questo non ha senso, oppure significa che se ci si limitasse a deporre il tiranno, le cose potrebbero forse assestarsi in breve tempo; invece scatenando le varie "Odissea all'alba" (saremo ormai a 5 giorni di bombardamenti) si può essere ragionevolmente sicuri di creare uno sfracello dove sguazzare per un bel pezzo a coltivare i propri interessi.
Poi magari gli altri se ne vanno e tocca a noi di provare a rimettere insieme qualche coccio.
Su la Repubblica di lunedì 21 il dr. Ilvo Diamanti nel segnalare come 8 italiani su 10 siano contrari all'intervento armato, rileva che solo Lega e giornali di destra si sono tenuti su questa posizione, il che, sempre secondo il sociologo, è dovuto al fatto che la Lega è un partito con pochi legami verso le istituzioni e le regole pubbliche, nonché ad una sorta di provincialismo miope che ha la tentazione di chiedersi in se stesso.
Ragionamento pazzesco, se non l'ho frainteso, specie in un giornale che si ritiene progressista.
Non è forse compito del governo anche interpretare il sentimento nazionale, e di ogni partito quello del proprio “popolo”?
Così ha fatto il governo della sig.ra Merkel, che si è astenuto dal voto in Consiglio di sicurezza.
Ha fatto capire che gli altri Stati possono anche intervenire in Libia, ma che la Germania non muoverà un dito.
Forse per tutti, destra e sinistra, i sentimenti della gente sono soltanto strumenti di lotta e merce in saldo.
Non stanno tutti a criticare il distacco tra Palazzo e società civile, e l'opposizione ad inveire contro un governo che cura solo l'interesse di pochi?
In questo caso invece e su una decisione di non poco conto come la guerra, in un paese dove i sondaggi sono legge, si è reputato giusto farsi portavoce di una minoranza dei cittadini.
Mi sembra che qualcosa del genere, in vista di una guerra lampo e allo scopo di salire sul carro dei vincitori, avvenne anche nel 1940.
fughe benedette
burquini e dintorni
omerica vergogna
festeggiamenti
il buon selvaggio
Un ringraziamento ad A.M. per le preziose notazioni sulla Germania.
Avviso agli amici: la prossima settimana sarò a Berlino (per turismo) e non sono sicuro se il 31 usciremo; nel caso, arrivederci al 7 aprile (però voi nel frattempo scrivete e commentate!)
giovedì 17 marzo 2011
I Giornali Di Marzo
L'uccisione del 37° militare italiano in Afghanistan è perlopiù relegata in fondo alla prima pagina.
Dev'essere un confine molto sottile, che una volta superato ci fa relegare in un angolo sempre più ristretto le cose giuste e lascia tracimare il male.
Spero che ci riappropriamo al più presto del senso della misura, perché altrimenti notizie simili (che spereremmo di non sentire più) diverranno trafiletto da pagina interna.
cause di morte (i dettagli dopo)
il prezzo del dolore
elezioni 2018 - I: le difficoltà elettive
giovedì 10 marzo 2011
Over 65
Ma cosa vogliamo dai nostri anziani?
Siamo nell'epoca del cumulo tra pensione e stipendio, del lavoro oltre i 40 anni di contributi, della pensione a 70 anni, e poi vogliamo considerarli dei poveri irresponsabili?
Perché questo è in fondo il senso della proposta dell'on. Luigi Vitali (Pdl): obbligo per il giudice di applicare sempre le attenuanti generiche, oltre che per gli incensurati (ok), anche per gli over 65, non necessariamente incensurati.
Ma come, dobbiamo e possiamo sostenere la produzione e il consumo finché da essi morte non ci separi, e però ad un'età in cui secondo i profeti della plutocrazia abbiamo ancora davanti almeno 10 anni di vita attiva al loro servizio, se commettiamo un reato, il giudice deve essere indulgente perché l'età avanzata diviene fattore criminogeno.
Non capisco perché dal momento che sei ancora in piena età attiva, il giudice debba considerarti, passati i 65, una specie di rimbambito.
Anche perché gli over 65 responsabili lo sono da un pezzo pure da pensionati, quando mantengono ancora i figli, quando accompagnano i nipoti a scuola e li portano a calcio, quando accudiscono un coniuge disabile...
triste pensione
il lavoro a una dimensione
Siamo nell'epoca del cumulo tra pensione e stipendio, del lavoro oltre i 40 anni di contributi, della pensione a 70 anni, e poi vogliamo considerarli dei poveri irresponsabili?
Perché questo è in fondo il senso della proposta dell'on. Luigi Vitali (Pdl): obbligo per il giudice di applicare sempre le attenuanti generiche, oltre che per gli incensurati (ok), anche per gli over 65, non necessariamente incensurati.
Ma come, dobbiamo e possiamo sostenere la produzione e il consumo finché da essi morte non ci separi, e però ad un'età in cui secondo i profeti della plutocrazia abbiamo ancora davanti almeno 10 anni di vita attiva al loro servizio, se commettiamo un reato, il giudice deve essere indulgente perché l'età avanzata diviene fattore criminogeno.
Non capisco perché dal momento che sei ancora in piena età attiva, il giudice debba considerarti, passati i 65, una specie di rimbambito.
Anche perché gli over 65 responsabili lo sono da un pezzo pure da pensionati, quando mantengono ancora i figli, quando accompagnano i nipoti a scuola e li portano a calcio, quando accudiscono un coniuge disabile...
triste pensione
il lavoro a una dimensione
giovedì 3 marzo 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Fughe Benedette
C'è dunque questo nostro (ex?) amico dittatore che sta soffocando nel sangue le proteste del suo popolo.
Siccome con un gasdotto ci fa arrivare il 10% del nostro fabbisogno, siamo ancora un po' incerti sul da farsi.
L'incombente minaccia di chiudere il gas è in effetti un'arma a doppio taglio, che anche noi potremmo brandire, ma chi è in grado o disponibile a pagare di più per carburante e riscaldamento?
Ci seccano già le tasse per i nostri terremotati, figurarsi fare sacrifici per popolazioni straniere.
Comunque evviva quei piloti militari libici che con i loro aerei hanno mollato Gheddafi per non sparare sui connazionali.
Non che siano necessariamente degli eroi.
Hanno chiesto asilo a Malta così come quelli dei barconi lo chiedono a Lampedusa.
Magari sono dei vigliacchi che temevano di essere abbattuti e linciati dalla folla, non lo sappiamo.
Ma al di là di tutto, il gesto in se stesso è comunque eroico.
Scegliere per la vita (fosse anche solo la propria) rifiutando di scaraventare altra morte dal cielo ha comunque un valore immenso.
Se negli eserciti in guerra, magari anche solo per vigliaccheria tutti riifutassero di sparare, nessuno potrebbe essere messo a morte come disertore.
felice incoerenza
73 anime perse
odissea all'alba
la vita e niente altro
Joan Baez - Brothers in Arms
Siccome con un gasdotto ci fa arrivare il 10% del nostro fabbisogno, siamo ancora un po' incerti sul da farsi.
L'incombente minaccia di chiudere il gas è in effetti un'arma a doppio taglio, che anche noi potremmo brandire, ma chi è in grado o disponibile a pagare di più per carburante e riscaldamento?

Non che siano necessariamente degli eroi.
Hanno chiesto asilo a Malta così come quelli dei barconi lo chiedono a Lampedusa.
Magari sono dei vigliacchi che temevano di essere abbattuti e linciati dalla folla, non lo sappiamo.
Ma al di là di tutto, il gesto in se stesso è comunque eroico.
Scegliere per la vita (fosse anche solo la propria) rifiutando di scaraventare altra morte dal cielo ha comunque un valore immenso.
Se negli eserciti in guerra, magari anche solo per vigliaccheria tutti riifutassero di sparare, nessuno potrebbe essere messo a morte come disertore.
felice incoerenza
73 anime perse
odissea all'alba
la vita e niente altro
Joan Baez - Brothers in Arms
giovedì 17 febbraio 2011
67 Lune
Trascorse 67 lune a giugno come un unico immenso respiro; una folgorazione che saetta da neve-monti-scarponi e si allarga, dopo 5 anni, in un sentimento che supera ogni verosimile aspettativa.
Un solo batter di ciglia: si abbassa sui portici di una piazza e si riapre presso una piaggia a 60 chilometri, con la stessa trasparente incoscienza che l’aveva sorpreso mancante dietro le lenti di una reflex, quando da principio a tener compagnia all'attesa c'erano solo gelo-pioggia-ansia, e passato qualche mese all’ansia si aggiunse il sole.
Lo chiameremmo “il ragazzo” solo perché insegue sogni pazzi; Lei la chiamiamo “la ragazza” perché così è; lui non può più fare a meno di volerle bene, così semplicemente come si vuol bene alla vita “innnanzi tutto”.

Quella vita che lui crede d’inseguire, ma se si gira si accorge che è Lei a correre e non mollarlo.
Quella ragazza che lui insegue “nonostante tutto” o forse proprio “per tutto” quello che Lei gli rovescia addosso (o se guarda allo specchio, gli tira dietro).
Talvolta ad entrambi sembra mancare il fiato, ma è solo la pausa d’un soffio, ci si fiuta per lottare con più cuore e scaltrezza ancora.
L'esplosione del primo bacio, quando tutto sembrava immeritato anche se tutto scorreva naturale come un fruscio di rugiada.
E la coscienza che non è necessario esser sempre perdente, pur se il cuore s’incrina nei polmoni quando Lei ti dice fra le lacrime qualcosa di sé e chiede scusa.
Ora l'attesa si è fatta più piana e scorrevole, levigata ma non sbiadita dal calpestio degli anni.
E neppure è passato tanto tempo, perché quando consiglia di sedersi su un cactus è lo stesso momento che piega una barchetta di carta così piccola per quanto è luminoso il suo sguardo.
Quella barchetta che dietro al vetro a 160 lo accompagna ogni settimana sulla strada di una città lontana per riavvicinarsi a se stesso.
Quella barchetta che per tanti mesi con le sue preziose e tènere pieghe ha fermato il tempo facendone un’unica Luna.
col sudore della fronte
toy story 3...generazioni
mai dire ansia
la vita e niente altro
Un solo batter di ciglia: si abbassa sui portici di una piazza e si riapre presso una piaggia a 60 chilometri, con la stessa trasparente incoscienza che l’aveva sorpreso mancante dietro le lenti di una reflex, quando da principio a tener compagnia all'attesa c'erano solo gelo-pioggia-ansia, e passato qualche mese all’ansia si aggiunse il sole.
Lo chiameremmo “il ragazzo” solo perché insegue sogni pazzi; Lei la chiamiamo “la ragazza” perché così è; lui non può più fare a meno di volerle bene, così semplicemente come si vuol bene alla vita “innnanzi tutto”.

Quella vita che lui crede d’inseguire, ma se si gira si accorge che è Lei a correre e non mollarlo.
Quella ragazza che lui insegue “nonostante tutto” o forse proprio “per tutto” quello che Lei gli rovescia addosso (o se guarda allo specchio, gli tira dietro).
Talvolta ad entrambi sembra mancare il fiato, ma è solo la pausa d’un soffio, ci si fiuta per lottare con più cuore e scaltrezza ancora.
L'esplosione del primo bacio, quando tutto sembrava immeritato anche se tutto scorreva naturale come un fruscio di rugiada.
E la coscienza che non è necessario esser sempre perdente, pur se il cuore s’incrina nei polmoni quando Lei ti dice fra le lacrime qualcosa di sé e chiede scusa.
Ora l'attesa si è fatta più piana e scorrevole, levigata ma non sbiadita dal calpestio degli anni.
E neppure è passato tanto tempo, perché quando consiglia di sedersi su un cactus è lo stesso momento che piega una barchetta di carta così piccola per quanto è luminoso il suo sguardo.
Quella barchetta che dietro al vetro a 160 lo accompagna ogni settimana sulla strada di una città lontana per riavvicinarsi a se stesso.
Quella barchetta che per tanti mesi con le sue preziose e tènere pieghe ha fermato il tempo facendone un’unica Luna.
col sudore della fronte
toy story 3...generazioni
mai dire ansia
la vita e niente altro
giovedì 10 febbraio 2011
Ogni 150 Anni
Viva preoccupazione espressa dai vertici Confindustria in merito all'istituzione, solo per quest'anno, di un'ulteriore festività: la celebrazione, il 17 marzo, dei 150 anni dell'unità d'Italia.
Si paventa un aggravio per le imprese, accresciuto dal fatto che essendo il 17 marzo giovedì, molti faranno il "ponte" (ma noi si credeva che il venerdì casomai sarebbe stato un giorno di ferie).
Qualcuno si azzarda anche a quantificare le perdite delle aziende come fa Mario Deaglio su La Stampa, secondo il quale non si tiene conto dei costi che una simile proclamazione avrà su imprese che possono contare su 200-250 giorni di produzione all’anno e quindi perderanno lo 0,4-0,5 per cento della produzione annua, da retribuire comunque (finalmente una stima verificabile: 100/250=0,4).
Ma io vi dico, cari industriali, non vi preoccupate troppo; perché prendersela sempre col Governo, che stavolta l'ha pensata giusta?
Non vi siete acccorti che Capodanno, 25 aprile, 1° maggio e Natale cadono in giorni non lavorativi, e che simili convergenze accadono più spesso che ogni 150 anni?
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
stabilimento Giambattista Vico
financial masters
giovane regina e vecchi presidenti
Si paventa un aggravio per le imprese, accresciuto dal fatto che essendo il 17 marzo giovedì, molti faranno il "ponte" (ma noi si credeva che il venerdì casomai sarebbe stato un giorno di ferie).
Qualcuno si azzarda anche a quantificare le perdite delle aziende come fa Mario Deaglio su La Stampa, secondo il quale non si tiene conto dei costi che una simile proclamazione avrà su imprese che possono contare su 200-250 giorni di produzione all’anno e quindi perderanno lo 0,4-0,5 per cento della produzione annua, da retribuire comunque (finalmente una stima verificabile: 100/250=0,4).
Ma io vi dico, cari industriali, non vi preoccupate troppo; perché prendersela sempre col Governo, che stavolta l'ha pensata giusta?
Non vi siete acccorti che Capodanno, 25 aprile, 1° maggio e Natale cadono in giorni non lavorativi, e che simili convergenze accadono più spesso che ogni 150 anni?
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
stabilimento Giambattista Vico
financial masters
giovane regina e vecchi presidenti
giovedì 3 febbraio 2011
Col Sudore Della Fronte
Riprendo un commento scritto da Ale qualche tempo fa in merito ad una discussione su donne-uomini e rispettivi diversi modi di intendere le cose.
Ale scrive tra l'altro che "la fedeltà, come la lealtà, l'onestà, il rispetto sono valori sempre meno conosciuti, non vengono più trasmessi da una generazione all'altra, si vive con una leggerezza e una superficialità tali che i valori sono pochi e altri".
Sono completamente d'accordo.
I "valori", alcuni immutabili altri legati anche ai tempi ed ai mutati modi di convivenza, sono comunque qualcosa che si impara.Vengono trasmessi a noi come un deposito prezioso che a nostra volta dobbiamo interpretare e tramandare.
Tuttavia i valori, perché diventino parte del bagaglio personale di ciascuno, non possono soltanto essere enunciati od indicati.
Essi richiedono un lavoro di assimilazione.
Un lavoro che, come tutti gli altri, richiede fatica.
Ma sappiamo che a ciò su cui abbiamo faticato ci teniamo davvero.
Se anche un giorno decidessimo di buttarlo, non lo faremmo con superficialità.
Allora, mi va benissimo che col progredire le cose diventino più facili e in qualche misura più mutevoli, ma almeno per quelle che sono il riflesso di aspetti fondamentali del nostro essere, come la scelta e l'adesione ad un compagno di vita, dobbiamo tornare ad affermare che non si tratta di sottigliezze su cui si può sorvolare.
Ci sono cose su cui non si scherza, che non debbono essere trattate con superficialità e che dobbiamo guadagnarci col sudore della fronte.
Altrimenti è facile buttarle via per l'impulso di un attimo.Quando notiamo la leggerezza con cui i nostri ragazzi si prendono e si lasciano, dobbiamo chiederci: che cosa abbiamo tramandato loro del deposito lasciatoci dai nostri genitori.
Certo era giusto e doveroso sfrondare diverse cose, ma alla fine è rimasto qualcosa?
diritti pesanti per fragili spalle
diversamente fedele
67 lune
naked
giovedì 27 gennaio 2011
Made In Italy
L'altro ieri il Capo dello Stato (che ricordiamo non è eletto direttamente dal popolo, così come neppure il Presidente del Consiglio dei Ministri) ha svolto un intervento con alcune indicazioni molto interessanti.
In occasione della Giornata della Qualità Italia, al Quirinale erano presenti vari Ministri, Emma Marcegaglia Presidente di Confindustria, autorità ed esponenti del mondo imprenditoriale.
Giorgio Napolitano, ricordando come le previsioni di crescita economica siano molto inferiori alle nostre aspettative, ha richiamato tutti, ognuno per la sua parte, ad avere uno sguardo che vada al di la del mese per mese e si volga invece ad obiettivi di più lungo termine.
Un deciso invito a “guardare con serenità, con freddezza e soprattutto con slancio a quel che resta da fare” e anche ad “avere più ambizione”.
La celebrazione, comprendente alcune premiazioni, era dedicata al Made in Italy e con riferimento ad esso, nella prospettiva “ambiziosa” suggerita dal Presidente della Repubblica, credo che per una ripresa del Paese bisognerà metterci un po’ più di ingegno e fantasia rispetto a quanto espresso finora.
Aggiungere un turno di lavoro, togliere una pausa, allungarne un po’ un’altra, sono tutti palliativi di dubbia utilità (ma sicuramente generatori di conflitti).
Anche strumenti e prodotti finanziari, possono sostenere una crescita economica, ma solo se svolgono un ruolo di supporto ad una produzione, e ad una produzione che abbia un mercato.
La domanda è: perché ci ostiniamo a costruire automobili?
Il mercato automobilistico si contraddistingue per periodici e spesso imprevedibili alti e bassi. In Italia non abbiamo materie prime.
Nel 2009 tra i primi dieci produttori di auto c’erano Cina, Brasile, Corea del Sud, India, Messico.
E noi stavamo al 18° posto.
Non potremmo prendere atto che le automobili ormai le sanno fare bene e a minor costo le economie emergenti ?
E che sarebbe ora ci dedicassimo ad altro, sfruttando il nostro proverbiale ingegno e le capacità di maestranze specializzate?
Non si potrebbero riconvertire alcune fabbriche (certo, bisogna avere ambizione e una certa mentalità “visionaria”) per produrre cose diverse, che non hanno ancora imparato a fare tutti gli altri?
Voi cosa pensate che potremmo costruire, anziché automobili?
Resto in attesa di vostre gradite proposte, anche un po' utopiche, e vi ringrazio.
messaggio planetario
stabilimento Giambattista Vico
garanti della Costituzione
In occasione della Giornata della Qualità Italia, al Quirinale erano presenti vari Ministri, Emma Marcegaglia Presidente di Confindustria, autorità ed esponenti del mondo imprenditoriale.
Giorgio Napolitano, ricordando come le previsioni di crescita economica siano molto inferiori alle nostre aspettative, ha richiamato tutti, ognuno per la sua parte, ad avere uno sguardo che vada al di la del mese per mese e si volga invece ad obiettivi di più lungo termine.
Un deciso invito a “guardare con serenità, con freddezza e soprattutto con slancio a quel che resta da fare” e anche ad “avere più ambizione”.
La celebrazione, comprendente alcune premiazioni, era dedicata al Made in Italy e con riferimento ad esso, nella prospettiva “ambiziosa” suggerita dal Presidente della Repubblica, credo che per una ripresa del Paese bisognerà metterci un po’ più di ingegno e fantasia rispetto a quanto espresso finora.
Aggiungere un turno di lavoro, togliere una pausa, allungarne un po’ un’altra, sono tutti palliativi di dubbia utilità (ma sicuramente generatori di conflitti).
Anche strumenti e prodotti finanziari, possono sostenere una crescita economica, ma solo se svolgono un ruolo di supporto ad una produzione, e ad una produzione che abbia un mercato.
La domanda è: perché ci ostiniamo a costruire automobili?
Il mercato automobilistico si contraddistingue per periodici e spesso imprevedibili alti e bassi. In Italia non abbiamo materie prime.
Nel 2009 tra i primi dieci produttori di auto c’erano Cina, Brasile, Corea del Sud, India, Messico.
E noi stavamo al 18° posto.
Non potremmo prendere atto che le automobili ormai le sanno fare bene e a minor costo le economie emergenti ?
E che sarebbe ora ci dedicassimo ad altro, sfruttando il nostro proverbiale ingegno e le capacità di maestranze specializzate?
Non si potrebbero riconvertire alcune fabbriche (certo, bisogna avere ambizione e una certa mentalità “visionaria”) per produrre cose diverse, che non hanno ancora imparato a fare tutti gli altri?
Voi cosa pensate che potremmo costruire, anziché automobili?
Resto in attesa di vostre gradite proposte, anche un po' utopiche, e vi ringrazio.
messaggio planetario
stabilimento Giambattista Vico
garanti della Costituzione
giovedì 20 gennaio 2011
Chiamati Alle Urne
Un’espressione un po’macabra ma significativa.
Se la previsione si avverasse e tornassimo nuovamente a votare, raggiungeremmo un record di elezioni anticipate nel breve tempo della nostra storia repubblicana.
Ma tutto questo aumenta il clima di instabilità.
Induce a credere di poter sempre sparigliare le carte in tavola se la mano non piace.
Crea l’illusione che votare abbia l’effetto di risolvere tutti i problemi.
Porta inevitabilmente, dopo i risultati elettorali, a trionfalismi spesso ingiustificati e spesso sbandierati anche dagli sconfitti.
bipolarismo impossibile
Se la previsione si avverasse e tornassimo nuovamente a votare, raggiungeremmo un record di elezioni anticipate nel breve tempo della nostra storia repubblicana.
Ma tutto questo aumenta il clima di instabilità.
Induce a credere di poter sempre sparigliare le carte in tavola se la mano non piace.
Crea l’illusione che votare abbia l’effetto di risolvere tutti i problemi.
Porta inevitabilmente, dopo i risultati elettorali, a trionfalismi spesso ingiustificati e spesso sbandierati anche dagli sconfitti.
Induce ad una conflittualità permanente.
Non serve a nulla (gli amici anconetani pensino a cosa si è ottenuto con le ultime elezioni comunali anticipate a causa della "sfiducia" verso il sindaco Sturani).
Tutto questo non è colpa degli elettori, ma di politici incapaci a trovare accordi per garantire la stabilità.
Quella stabilità che sola permetterebbe le innovazioni e le riforme necessarie.
Ogni cosa ha i suoi tempi ed eluderli non porta a nulla di buono, specie se lo si fa solo per rimanere aggrappati al proprio scranno.
Ancora peggio sarebbe che milioni di cittadini venissero chiamati a votare in anticipo a causa di una sola persona e dei suoi problemi con la giustizia.
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