Cile, paese con un Pil pro capite che è il 25% di quello italiano.
Una capsula che sembra tenuta assieme col fil di ferro ma che ha funzionato
Avevano previsto tre mesi, e li han portati tutti fuori dopo 69 giorni di reclusione a 700 metri sottoterra.
In un paese dove ci dicono che le garanzie per i lavoratori più umili sono quasi assenti, si è riusciti in un’impresa che sembrava disperata.
Forse i resoconti sono di parte, ma l’impressione è che tutte le famiglie, gli amici e un intero paese abbiano fatto il tifo, e che questo abbia giocato un ruolo fondamentale.
L’impegno, la volontà e l’azione coordinata, anche senza l’alta tecnologia, hanno fatto il miracolo.
Il gruppo dei dispersi ha sentito di non essere né isolato né abbandonato, ma solo temporaneamente separato da una comunità che li rivoleva tutti indietro.
Si è badato non solo ai bisogni materiali, ma anche a quelli morali ed emotivi, con medici e psicologi, i familiari e il dialogo.
E pure quel tricolore, appeso o solo verniciato un po’ dappertutto, forse anche nell’anfratto della prigionia, non sarà stato solo retorica, ma simbolo di condivisione e segno di appartenenza.
Quel senso di appartenenza di cui anche noi abbiamo bisogno per riemergere e salvarci.
73 anime perse
la memoria e il furore
correnti ed eresie
bipolarismo impossibile
fughe benedette
poveri resti
(blog di Enrico Isopi da luglio 2009) - Il risultato di studi, approfondimenti e riflessioni può essere un valido modello per la vita sociale od individuale solo se comprensibile a chiunque.
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giovedì 28 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
Federalismo Centralizzato
Non si può che essere favorevoli ad una maggiore responsabilità delle regioni nella raccolta e nella gestione delle tasse.
Ma sembrava che il federalismo fiscale dovesse tendere, in questa cornice, a rendere il servizio pubblico più conforme alla realtà economica e sociale del territorio.
Allora non capisco.
Questo benedetti costi standard delle prestazioni sanitarie, che cosa c'entrano col federalismo ?
Se a livello centrale per tutte le regioni vengono fissati gli stessi costi standard per i vari tipi di visite, ricoveri, esami etc., dove sta l'adeguatezza alle situazioni concrete ?
Ringrazio in anticipo chi mi aiuta a comprendere.
consumare: a ciascuno il suo
un corpo sociale
Ma sembrava che il federalismo fiscale dovesse tendere, in questa cornice, a rendere il servizio pubblico più conforme alla realtà economica e sociale del territorio.
Allora non capisco.
Questo benedetti costi standard delle prestazioni sanitarie, che cosa c'entrano col federalismo ?
Se a livello centrale per tutte le regioni vengono fissati gli stessi costi standard per i vari tipi di visite, ricoveri, esami etc., dove sta l'adeguatezza alle situazioni concrete ?
Ringrazio in anticipo chi mi aiuta a comprendere.
consumare: a ciascuno il suo
un corpo sociale
giovedì 14 ottobre 2010
Felice Incoerenza
Parlando di incoerenza, in genere ci riferiamo alla opposizione tra ciò che si dice di credere o di voler fare e le azioni, il comportamento concreto.
L'incoerenza è sicuramente un difetto, un vizio che tutti, in misura maggiore o minore, pratichiamo.
Ma attenzione: non tutto il male viene per nuocere !
Talvolta l'effetto che si ottiene è sorprendente e l'incoerenza diventa un'ancora di salvezza, un vizio con effetti benefici su se stessi, sul prossimo e sulla collettività tutta.
Se riflettessimo bene su certe cose che leggiamo od ascoltiamo, dovremmo ringraziare il cielo per l'incoerenza di tanti, che per fortuna impedisce loro di mettere in pratica ciò che dicono o scrivono.
C'è già troppa gente che si comporta in maniera malvagia coerentemente coi propri pensieri.
Mostriamo dunque gratitudine verso tutti gli incoerenti che per paura o per pigrizia ci rendono la vita migliore, evitando di mettere in pratica i loro desideri.
king size (il male minore ?)
morale: a terra (2)
fughe benedette
omerica vergogna
pericolosa autenticità
L'incoerenza è sicuramente un difetto, un vizio che tutti, in misura maggiore o minore, pratichiamo.
Ma attenzione: non tutto il male viene per nuocere !
Talvolta l'effetto che si ottiene è sorprendente e l'incoerenza diventa un'ancora di salvezza, un vizio con effetti benefici su se stessi, sul prossimo e sulla collettività tutta.
Se riflettessimo bene su certe cose che leggiamo od ascoltiamo, dovremmo ringraziare il cielo per l'incoerenza di tanti, che per fortuna impedisce loro di mettere in pratica ciò che dicono o scrivono.
C'è già troppa gente che si comporta in maniera malvagia coerentemente coi propri pensieri.
Mostriamo dunque gratitudine verso tutti gli incoerenti che per paura o per pigrizia ci rendono la vita migliore, evitando di mettere in pratica i loro desideri.
king size (il male minore ?)
morale: a terra (2)
fughe benedette
omerica vergogna
pericolosa autenticità
giovedì 7 ottobre 2010
Ordinary Servants (L'Orgoglio Del Servitore)
Essere servitori è un'idea che ci dà parecchio fastidio.
Cresciuti ed alimentati con il mito della libertà assoluta, degradante ci sembra il servire, insopportabile qualunque vincolo.
Eppure nella lingua inglese l'espressione public servant indica non solo i dipendenti pubblici di ogni livello, ma anche chi ricopre cariche elettive e di governo.
Le parole vogliono indicare che il lavoro per lo Stato è un servizio verso i cittadini, qualcosa di cui essere fieri.
Anche da noi una volta, in risposta al ringraziamento per un lavoro ben fatto , si diceva "dovere".
Certo, se servire significa fare il proprio dovere, dobbiamo per forza creare dei legami di dipendenza, proprio quei vincoli verso cui siamo così insofferenti.
Però dobbiamo rammentarci che non si serve solo un capo o un datore di lavoro.
Ci richiedono di essere in qualche modo servi anche l'amore, la famiglia, il bene comune, la salute, i valori in cui crediamo.
Nel Vangelo di Luca si racconta di coloro che al termine del proprio lavoro dicono "siamo comuni servitori (ordinary servants); abbiamo fatto il nostro dovere".
Escludo che Gesù volesse invitarci all'automortificazione, e allora mi sembra più un invito a riconoscere che il nostro esistere è fatto anche di legami e vincoli.
Che il nostro esistere non sta in una vita servile e neppure nella disperata ricerca di un gesto eroico, ma nell'esercizio di quell'atteggiamento, anzi diciamolo: di quella virtù che comunemente viene chiamata Fedeltà.
diritti pesanti per fragili spalle
coraggio di partire, coraggio di restare
finalmente meretrice
liberi di non esserlo
cartolina da Londra
cristiano semplice
Cresciuti ed alimentati con il mito della libertà assoluta, degradante ci sembra il servire, insopportabile qualunque vincolo.
Eppure nella lingua inglese l'espressione public servant indica non solo i dipendenti pubblici di ogni livello, ma anche chi ricopre cariche elettive e di governo.
Le parole vogliono indicare che il lavoro per lo Stato è un servizio verso i cittadini, qualcosa di cui essere fieri.
Anche da noi una volta, in risposta al ringraziamento per un lavoro ben fatto , si diceva "dovere".
Certo, se servire significa fare il proprio dovere, dobbiamo per forza creare dei legami di dipendenza, proprio quei vincoli verso cui siamo così insofferenti.
Però dobbiamo rammentarci che non si serve solo un capo o un datore di lavoro.
Ci richiedono di essere in qualche modo servi anche l'amore, la famiglia, il bene comune, la salute, i valori in cui crediamo.
Nel Vangelo di Luca si racconta di coloro che al termine del proprio lavoro dicono "siamo comuni servitori (ordinary servants); abbiamo fatto il nostro dovere".
Escludo che Gesù volesse invitarci all'automortificazione, e allora mi sembra più un invito a riconoscere che il nostro esistere è fatto anche di legami e vincoli.
Che il nostro esistere non sta in una vita servile e neppure nella disperata ricerca di un gesto eroico, ma nell'esercizio di quell'atteggiamento, anzi diciamolo: di quella virtù che comunemente viene chiamata Fedeltà.
diritti pesanti per fragili spalle
coraggio di partire, coraggio di restare
finalmente meretrice
liberi di non esserlo
cartolina da Londra
cristiano semplice
giovedì 30 settembre 2010
Non Ci Sono Risposte, Soltanto Scelte
Il titolo è un'affermazione dell protagonista del film "Solaris" di Steven Soderbergh (un remake interpretato da George Clooney).
Vidi il film alcuni anni fa, ma la frase mi colpì immediatamente e mi è sempre rimasta impressa nel cuore, così come, navigando sul web, vedo che è accaduto ad altri.
Avere scoperto dopo tanto tempo questa condivisione, una briciola di frase in mezzo a 100 minuti di film, mi ha messo di buon umore.
Mi è sembrata la prova che esiste ancora la capacità di un comune sentire e che non è andato del tutto perso quello che è il nostro vero Sesto Senso: il "buonsenso".
Quello che ci fa immediatamente giudicare come ripugnanti tante cose sbagliate che vediamo attorno o dentro noi, ma che anche ci fa ascoltare le cose buone e ci fa fiutare al volo se e dove vi sono semplici e fondamentali verità, quelle col sapore morbido del pane ancora caldo.
una assoluta marginalità
a prova di stupido
i prodotti del pensiero
correnti ed eresie
questions about faith
a Cesare quel che è di Cesare
cartolina da Medjugorje
Vidi il film alcuni anni fa, ma la frase mi colpì immediatamente e mi è sempre rimasta impressa nel cuore, così come, navigando sul web, vedo che è accaduto ad altri.
Avere scoperto dopo tanto tempo questa condivisione, una briciola di frase in mezzo a 100 minuti di film, mi ha messo di buon umore.
Mi è sembrata la prova che esiste ancora la capacità di un comune sentire e che non è andato del tutto perso quello che è il nostro vero Sesto Senso: il "buonsenso".
Quello che ci fa immediatamente giudicare come ripugnanti tante cose sbagliate che vediamo attorno o dentro noi, ma che anche ci fa ascoltare le cose buone e ci fa fiutare al volo se e dove vi sono semplici e fondamentali verità, quelle col sapore morbido del pane ancora caldo.
una assoluta marginalità
a prova di stupido
i prodotti del pensiero
correnti ed eresie
questions about faith
a Cesare quel che è di Cesare
cartolina da Medjugorje
giovedì 23 settembre 2010
Camere Costose
Si sente spesso discutere delle indennità che ricevono i nostri parlamentari.
Secondo alcuni sono troppi soldi, secondo altri troppo pochi.
Sicuramente va salvaguardato il principio che deputati e senatori devono essere indennizzati in maniera da poter svolgere il proprio mandato senza essere ricattabili a causa di preoccupazioni economiche, in autonomia ed indipendenza.
Detto questo, penso che per determinare gli importi spettanti forse si potrebbe anche tenere conto della concreta condizione dei singoli, del loro reddito e del loro patrimonio.
Questo criterio potrebbe però portare anche a risultati paradossali.
Perché, chissà, forse al lavoratore dipendente che diventa onorevole basterebbe conservare il proprio stipendio ed avere il rimborso spese.
Pensiamo invece a tutti i liberi professionisti, imprenditori ed industriali che stanno in Parlamento.
Per loro, il tempo dedicato alla cosa pubblica comporta un sacrificio sicuramente molto maggiore e allora è lì che si dovrebbe intervenire con maggiori sostegni economici.
La non-ricattabilità di un ricco costa sicuramente più di quella dell'impiegato.
un bilocale in condizioni eccellenti
voto di idoneità
cambiare le carte in tavola
ministro Mara Carfagna
Secondo alcuni sono troppi soldi, secondo altri troppo pochi.
Sicuramente va salvaguardato il principio che deputati e senatori devono essere indennizzati in maniera da poter svolgere il proprio mandato senza essere ricattabili a causa di preoccupazioni economiche, in autonomia ed indipendenza.
Detto questo, penso che per determinare gli importi spettanti forse si potrebbe anche tenere conto della concreta condizione dei singoli, del loro reddito e del loro patrimonio.
Questo criterio potrebbe però portare anche a risultati paradossali.
Perché, chissà, forse al lavoratore dipendente che diventa onorevole basterebbe conservare il proprio stipendio ed avere il rimborso spese.
Pensiamo invece a tutti i liberi professionisti, imprenditori ed industriali che stanno in Parlamento.
Per loro, il tempo dedicato alla cosa pubblica comporta un sacrificio sicuramente molto maggiore e allora è lì che si dovrebbe intervenire con maggiori sostegni economici.
La non-ricattabilità di un ricco costa sicuramente più di quella dell'impiegato.
un bilocale in condizioni eccellenti
voto di idoneità
cambiare le carte in tavola
ministro Mara Carfagna
giovedì 16 settembre 2010
La Memoria E Il Furore
I ricordi, specie se riguardano le azioni degli altri, si fissano soprattutto sugli episodi negativi.
Dimentichiamo con facilità i nostri errori, ma difficilmente ci scordiamo dei torti subiti.
Nel caso poi si tratti di genocidi, stragi, usurpazioni di intere popolazioni o territori, il dolore impresso nella memoria collettiva, di questa stessa memoria si nutre, e spesso diviene nuova violenza, che la si chiami vendetta, riparazione o giustizia.
La memoria è certamente un dovere, anzitutto per onorare gli abusati e i caduti, rimasti spesso senza nome.
Ma è anche un dovere non trasformare la memoria in furore.
Incanalare il ricordo sulla strada della violenza genera il meccanismo della faida, delle successive e reciproche ritorsioni.la memoria e il corteo
Premesso che ogni persona ha diritto ad una vita libera dal bisogno e dignitosa, sarebbe a volte indispensabile che individui e gruppi trovassero il coraggio di accettare ciò che è accaduto e la forza di mettere il proprio animo "in pace".
Così come da sempre ci sono crimini terribili rimasti impuniti, ricordiamoci che ogni Stato nella sua fondazione od evoluzione ha fatto torti ad altri.
Ognuno di noi può far parte della schiera sia dei carnefici che delle vittime.un popolo
Coltivare la memoria per distillarne veleno non fa altro che generare ancora comportamenti distruttivi ed autodistruttivi, sia per il singolo che per la collettività.
L'orrore televisivo dell'impiccagione di Saddam Hussein sembra tragicamente richiamare gli scarni resoconti delle esecuzioni di Norimberga; lo strazio delle donne tedesche seviziate e stuprate all'ingresso delle truppe alleate a Berlino si salda indissolubilmente col dolore di chi ha perso i propri cari nei campi di concentramento nazisti.
Troppo spesso la giustizia, non importa che si stia nella ragione o nel torto, appartiene a chi la conquista con la forza.
33 anime salve
istantanee da Berlino
Osama Bin Laden
fragile
strappato a Morsi
25 aprile minuscolo
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
Dimentichiamo con facilità i nostri errori, ma difficilmente ci scordiamo dei torti subiti.
Nel caso poi si tratti di genocidi, stragi, usurpazioni di intere popolazioni o territori, il dolore impresso nella memoria collettiva, di questa stessa memoria si nutre, e spesso diviene nuova violenza, che la si chiami vendetta, riparazione o giustizia.
La memoria è certamente un dovere, anzitutto per onorare gli abusati e i caduti, rimasti spesso senza nome.
Ma è anche un dovere non trasformare la memoria in furore.
Incanalare il ricordo sulla strada della violenza genera il meccanismo della faida, delle successive e reciproche ritorsioni.la memoria e il corteo
Premesso che ogni persona ha diritto ad una vita libera dal bisogno e dignitosa, sarebbe a volte indispensabile che individui e gruppi trovassero il coraggio di accettare ciò che è accaduto e la forza di mettere il proprio animo "in pace".
Così come da sempre ci sono crimini terribili rimasti impuniti, ricordiamoci che ogni Stato nella sua fondazione od evoluzione ha fatto torti ad altri.
Ognuno di noi può far parte della schiera sia dei carnefici che delle vittime.un popolo
Coltivare la memoria per distillarne veleno non fa altro che generare ancora comportamenti distruttivi ed autodistruttivi, sia per il singolo che per la collettività.
L'orrore televisivo dell'impiccagione di Saddam Hussein sembra tragicamente richiamare gli scarni resoconti delle esecuzioni di Norimberga; lo strazio delle donne tedesche seviziate e stuprate all'ingresso delle truppe alleate a Berlino si salda indissolubilmente col dolore di chi ha perso i propri cari nei campi di concentramento nazisti.
Troppo spesso la giustizia, non importa che si stia nella ragione o nel torto, appartiene a chi la conquista con la forza.
33 anime salve
istantanee da Berlino
Osama Bin Laden
fragile
strappato a Morsi
25 aprile minuscolo
S-Memoria (Una Persona Fortunata)
giovedì 9 settembre 2010
Morale: A Terra (2)
Il dibattito sollevato dal teologo scrittore Vito Mancuso è proseguito.(morale: a terra)
Il problema in discussione, se sia cioè giusto, potendo scegliere, continuare a lavorare per un padrone ritenuto immorale, sembra risolto.
Il prof. Mancuso se ne andrà (pare) dall'editore Mondadori e per tutti gli altri il dilemma è stato proprio estirpato: non esiste.
Non è che non sussista il problema di una legge "ad aziendam", come è stata chiamata: non esiste proprio nessuna morale con tutti i conseguenti dubbi e mal di testa.
Infatti quello etico è solo un discorso di facciata, perché se fosse reale se ne starebbe lontano dalla ribalta dei giornali, ben chiuso nell'intimo della coscienza, e poi per quale motivo solo adesso Mancuso si accorge del conflitto di interessi, mentre poteva e doveva accorgersene prima etc.
Dunque concludiamo.
Mentre finora si pensava che una morale servisse (anche) a regolare i rapporti col prossimo, adesso sappiamo che essa è un fatto interiore privato (a meno che non si buttino le cicche sul marciapiede).
La morale e la coscienza, inoltre, sono granitiche: non cambiano mai, non ammettono approfondimenti né correzioni di rotta, salvo che si tratti di leader libici, soci d'affari che però ci scandalizzano se coi cavalli bèrberi calpestano il sacro suolo romano.
Dev'essere proprio così: quella etica è solo una questione che oggi va di moda ostentare, come ampiamente attestato da tutti coloro che negli ultimi millenni si sono sacrificati per aver detto "no, non ci sto".
radiato a vita: grazie fia
felice incoerenza
correnti ed eresie
Il problema in discussione, se sia cioè giusto, potendo scegliere, continuare a lavorare per un padrone ritenuto immorale, sembra risolto.
Il prof. Mancuso se ne andrà (pare) dall'editore Mondadori e per tutti gli altri il dilemma è stato proprio estirpato: non esiste.
Non è che non sussista il problema di una legge "ad aziendam", come è stata chiamata: non esiste proprio nessuna morale con tutti i conseguenti dubbi e mal di testa.
Infatti quello etico è solo un discorso di facciata, perché se fosse reale se ne starebbe lontano dalla ribalta dei giornali, ben chiuso nell'intimo della coscienza, e poi per quale motivo solo adesso Mancuso si accorge del conflitto di interessi, mentre poteva e doveva accorgersene prima etc.
Dunque concludiamo.
Mentre finora si pensava che una morale servisse (anche) a regolare i rapporti col prossimo, adesso sappiamo che essa è un fatto interiore privato (a meno che non si buttino le cicche sul marciapiede).
La morale e la coscienza, inoltre, sono granitiche: non cambiano mai, non ammettono approfondimenti né correzioni di rotta, salvo che si tratti di leader libici, soci d'affari che però ci scandalizzano se coi cavalli bèrberi calpestano il sacro suolo romano.
Dev'essere proprio così: quella etica è solo una questione che oggi va di moda ostentare, come ampiamente attestato da tutti coloro che negli ultimi millenni si sono sacrificati per aver detto "no, non ci sto".
radiato a vita: grazie fia
felice incoerenza
correnti ed eresie
giovedì 2 settembre 2010
Rapporti Sessuali Completi
Non so se qualcuno si ricorda dei "Rapporti Sessuali COMPLETI".
Cercavamo di sapere dai nostri coetanei se già li avevano avuti; i nostri genitori tentavano di carpirci prove o ammissioni con subdole trappole; e pensare che il più delle volte neppure noi stessi avremmo saputo dire se li avevamo avuti o no.
Oggi la distinzione tra completo e "semplice" mi sembra diventata anacronistica.
Eppure un senso potrebbe ancora averlo. Mi riferisco al nostro continuo, quotidiano relazionarci.
Può sembrare una banalità, ma quante volte nel corso di una giornata il nostro modo di comportarci è condizionato dal sesso di chi ci sta di fronte o a cui stiamo scrivendo o parlando al telefono ?
Quanti di questi rapporti li potremmo definire sessuali, senza in alcun modo neppure sfiorare la carnalità, la molestia e neppure il flirt ?
Quanto ci dà piacere essere riusciti a strappare un sorriso sincero alla barista o alla funzionaria delle poste, o aver accennato ad alcuni problemi con un'amica o una collega ?
Si tratta pur sempre di rapporti importanti che ci danno piacere, forse più veri e significativi di certi "rapporti sessuali completi".
spontaneo = pericoloso
realtà virtuale
sesto comandamento
Cercavamo di sapere dai nostri coetanei se già li avevano avuti; i nostri genitori tentavano di carpirci prove o ammissioni con subdole trappole; e pensare che il più delle volte neppure noi stessi avremmo saputo dire se li avevamo avuti o no.
Oggi la distinzione tra completo e "semplice" mi sembra diventata anacronistica.
Eppure un senso potrebbe ancora averlo. Mi riferisco al nostro continuo, quotidiano relazionarci.
Può sembrare una banalità, ma quante volte nel corso di una giornata il nostro modo di comportarci è condizionato dal sesso di chi ci sta di fronte o a cui stiamo scrivendo o parlando al telefono ?
Quanti di questi rapporti li potremmo definire sessuali, senza in alcun modo neppure sfiorare la carnalità, la molestia e neppure il flirt ?
Quanto ci dà piacere essere riusciti a strappare un sorriso sincero alla barista o alla funzionaria delle poste, o aver accennato ad alcuni problemi con un'amica o una collega ?
Si tratta pur sempre di rapporti importanti che ci danno piacere, forse più veri e significativi di certi "rapporti sessuali completi".
spontaneo = pericoloso
realtà virtuale
sesto comandamento
giovedì 26 agosto 2010
Morale: A Terra
Nel senso che chi si azzarda anche solo appena a sollevare il tema, viene investito dal fango tutt'attorno.
Così il teologo Vito Mancuso esprime pubblicamente il disagio di continuare a pubblicare i suoi libri per Mondadori che, asserisce il prof. Mancuso, sembra stia beneficiando di una legge ad hoc che le permetterà di risparmiare circa 300 milioni di tasse a suo tempo insolute.
Il teologo si pone dei dubbi morali sul continuare a lavorare per Mondadori, essendosi proposto una vita incentrata su principi di giustizia.
Mondadori, da lui interpellata, gli risponde ma in maniera che egli non ritiene convincente.
Alcuni dei colleghi scrittori, anch'essi chiamati in causa, gli rispondono con toni molto sfumati, salvo forse il matematico Piergiorgio Odifreddi, che credo abbia rinfacciato al teologo tutti i soldi che la Chiesa incassa (secondo la legge).
A me sembra che se non sono gli intellettuali a dare il buon esempio, siamo proprio finiti.
Mi spiego meglio: è probabile, anzi certo, che problemi morali dello stesso ordine si siano presentati anche a molti lavoratori dipendenti da aziende che producono fucili da caccia, armi talvolta adoperate per gesti criminali.
Ma è altamente improbabile che l'operaio di questa ipotetica fabbrica possa permettersi di licenziarsi e cercarsi un altro lavoro.
Qui parliamo invece di scrittori che vendono tanto, che qualunque casa editrice ambirebbe avere sotto contratto, e che quindi non avrebbero difficoltà a pubblicare i propri libri presso altri.
Allora qual'è il problema, che siccome l'operaio e l'impiegato non possono permettersi il dilemma morale, se ne deve disinteressare anche l'intellettuale ?
Mi sembra una particolarmente perversa forma di solidarietà.
morale: a terra 2
l'avvenire del giornale
il fattore umano
libero mercato in libero pensiero
sepolcri rossastri
Così il teologo Vito Mancuso esprime pubblicamente il disagio di continuare a pubblicare i suoi libri per Mondadori che, asserisce il prof. Mancuso, sembra stia beneficiando di una legge ad hoc che le permetterà di risparmiare circa 300 milioni di tasse a suo tempo insolute.
Il teologo si pone dei dubbi morali sul continuare a lavorare per Mondadori, essendosi proposto una vita incentrata su principi di giustizia.
Mondadori, da lui interpellata, gli risponde ma in maniera che egli non ritiene convincente.
Alcuni dei colleghi scrittori, anch'essi chiamati in causa, gli rispondono con toni molto sfumati, salvo forse il matematico Piergiorgio Odifreddi, che credo abbia rinfacciato al teologo tutti i soldi che la Chiesa incassa (secondo la legge).
A me sembra che se non sono gli intellettuali a dare il buon esempio, siamo proprio finiti.
Mi spiego meglio: è probabile, anzi certo, che problemi morali dello stesso ordine si siano presentati anche a molti lavoratori dipendenti da aziende che producono fucili da caccia, armi talvolta adoperate per gesti criminali.
Ma è altamente improbabile che l'operaio di questa ipotetica fabbrica possa permettersi di licenziarsi e cercarsi un altro lavoro.
Qui parliamo invece di scrittori che vendono tanto, che qualunque casa editrice ambirebbe avere sotto contratto, e che quindi non avrebbero difficoltà a pubblicare i propri libri presso altri.
Allora qual'è il problema, che siccome l'operaio e l'impiegato non possono permettersi il dilemma morale, se ne deve disinteressare anche l'intellettuale ?
Mi sembra una particolarmente perversa forma di solidarietà.
morale: a terra 2
l'avvenire del giornale
il fattore umano
libero mercato in libero pensiero
sepolcri rossastri
giovedì 19 agosto 2010
Divina Incoscienza
Tutti abbiamo sperimentato l'importanza di dare un nome.
Alcuni di noi hanno vissuto i travagli dello scegliere il nome giusto per il figlio; i lettori più giovani si saranno trovati in difficoltà a dare un nome al proprio animale domestico, e alcuni magari a trovare un soprannome allo scooter.
Imporre un nome, da sempre ìmplica una autorità verso chi quel nome riceve, ma ancor più una forte responsabilità e un dovere di protezione nei suoi confronti.
Così, narra la Bibbia, Dio stesso all'atto della creazione impone i nomi a ciò che sta plasmando; la luce e le tenebre le chiama giorno e notte, il firmamento lo chiama cielo, mentre all'acqua ed all'asciutto dà i nomi di mare e terra.
Sicuramente un privilegio divino, dare nome ad ogni cosa creata... Ma non a tutte.
Infatti il Signore, dopo aver formato l'uomo, vuole che continui lui ad imporre nomi.
Dio stesso porta davanti ad Adamo ogni uccello e animale, sta ad osservare in che modo l'uomo chiama ciascuno di essi, e decide che qualunque sia, quello resterà per sempre il suo nome.
censimento fatale
Così facendo, Dio sembra che abbia voluto associare l'uomo alla sua stessa opera creatrice, rendendolo proprio collaboratore.
Anche l'uomo perciò, stando a questa narrazione, avendo imposto nomi a tutti gli animali, ha una autorità, ma ancor più una responsabilità e un dovere di protezione nei confronti della natura.
Fiduciosi che il creatore sappia di chi a sua volta potersi fidare, nonostante tanti disastri osiamo dunque sperare che il futuro della terra sia nelle nostre mani, e che queste siano le migliori possibili.
superiorità della specie
impronta ecologica
pastori e magi
senza abbassare lo sguardo
the road
l'ultimo cnesimento
Alcuni di noi hanno vissuto i travagli dello scegliere il nome giusto per il figlio; i lettori più giovani si saranno trovati in difficoltà a dare un nome al proprio animale domestico, e alcuni magari a trovare un soprannome allo scooter.

Così, narra la Bibbia, Dio stesso all'atto della creazione impone i nomi a ciò che sta plasmando; la luce e le tenebre le chiama giorno e notte, il firmamento lo chiama cielo, mentre all'acqua ed all'asciutto dà i nomi di mare e terra.
Sicuramente un privilegio divino, dare nome ad ogni cosa creata... Ma non a tutte.
Infatti il Signore, dopo aver formato l'uomo, vuole che continui lui ad imporre nomi.
Dio stesso porta davanti ad Adamo ogni uccello e animale, sta ad osservare in che modo l'uomo chiama ciascuno di essi, e decide che qualunque sia, quello resterà per sempre il suo nome.
censimento fatale
Così facendo, Dio sembra che abbia voluto associare l'uomo alla sua stessa opera creatrice, rendendolo proprio collaboratore.
Anche l'uomo perciò, stando a questa narrazione, avendo imposto nomi a tutti gli animali, ha una autorità, ma ancor più una responsabilità e un dovere di protezione nei confronti della natura.
Fiduciosi che il creatore sappia di chi a sua volta potersi fidare, nonostante tanti disastri osiamo dunque sperare che il futuro della terra sia nelle nostre mani, e che queste siano le migliori possibili.
superiorità della specie
impronta ecologica
pastori e magi
senza abbassare lo sguardo
the road
l'ultimo cnesimento
giovedì 12 agosto 2010
Triste Pensione ?
Leggo su di un quotidiano il grido di dolore di un docente universitario.
Prossimo agli 80 anni, le nuove norme (forse) lo costringeranno alla pensione.
Ma, dice lo stesso prof., lui ha tante qualità ed esperienze, tante perle preziose ancora da distribuire; la sua scienza potrebbe ancora essere importante per la formazione di tante giovani menti.
Va bene, abbiamo capito, ci fidiamo sulla parola.
Però nella vita ci sono tanti cicli che si aprono e che ad un certo momento devono chiudersi.
Ri-ciclarsi, in questo caso, non sarebbe nulla di avvilente, anzi potrebbe dire aprire una nuova fase, sicuramente fruttuosa e ricca di soddisfazioni per una persona con tante qualità.
Non pretendiamo certo che il prof. si trasformi in imprenditore, ma viste le sue doti è sufficiente che faccia girare un curriculum, o semplicemente il proprio nome, specificando che da ora avrà maggior tempo libero e sicuramente riceverà tante proposte che non potrà soddisfarle tutte (conferenze, convegni, consulenze…).
Andare in pensione non fa certo perdere le proprie qualità e capacità, ma per chi ne ha voglia può voler dire metterle a frutto in maniera differente.
A meno che quel frutto non sia così attaccato all'albero, che senza di esso perderebbe tutte le sue (presunte) qualità.
O forse conferenze, convegni e consulenze, tutti retribuiti in aggiunta allo stipendio sicuro di docente, il nostro prof. li fa già da anni (nel “tempo libero”, ovviamente).
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
non autosufficienza dell'anziano
over 65
giovane regina e vecchi presidenti
Prossimo agli 80 anni, le nuove norme (forse) lo costringeranno alla pensione.
Ma, dice lo stesso prof., lui ha tante qualità ed esperienze, tante perle preziose ancora da distribuire; la sua scienza potrebbe ancora essere importante per la formazione di tante giovani menti.
Va bene, abbiamo capito, ci fidiamo sulla parola.
Però nella vita ci sono tanti cicli che si aprono e che ad un certo momento devono chiudersi.
Ri-ciclarsi, in questo caso, non sarebbe nulla di avvilente, anzi potrebbe dire aprire una nuova fase, sicuramente fruttuosa e ricca di soddisfazioni per una persona con tante qualità.
Non pretendiamo certo che il prof. si trasformi in imprenditore, ma viste le sue doti è sufficiente che faccia girare un curriculum, o semplicemente il proprio nome, specificando che da ora avrà maggior tempo libero e sicuramente riceverà tante proposte che non potrà soddisfarle tutte (conferenze, convegni, consulenze…).
Andare in pensione non fa certo perdere le proprie qualità e capacità, ma per chi ne ha voglia può voler dire metterle a frutto in maniera differente.
A meno che quel frutto non sia così attaccato all'albero, che senza di esso perderebbe tutte le sue (presunte) qualità.
O forse conferenze, convegni e consulenze, tutti retribuiti in aggiunta allo stipendio sicuro di docente, il nostro prof. li fa già da anni (nel “tempo libero”, ovviamente).
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
non autosufficienza dell'anziano
over 65
giovane regina e vecchi presidenti
giovedì 5 agosto 2010
Malattie Della Crescita
Ormai ogni età della vita non è più vista come una fase con una sua autonoma dignità, ma come un problema da superare.
A cominciare dalla vecchiaia; un tempo, arrivare ad una veneranda età era motivo di prestigio e di orgoglio, oggi è un peso spesso insostenibile.
I bambini, che tenerezza, ma sono solo degli uomini in miniatura; e gli adolescenti, così sgraziati e spigolosi, speriamo che crescano in fretta.
Se poi sei un giovanotto, aspettano solo che tu metta la testa a posto.
Insomma, già abbiamo medicalizzato la paura e l'angoscia, a qualunque livello di disagio, facendole diventare sempre e comunque un disturbo nevrotico.
Adesso abbiamo anche degradato ogni stadio della vita trasformando ciascuno di essi in una malattia.
In Kenya il 12% dei bambini non arriva ai 5 anni di età, e se diventano adulti, la loro aspettativa di vita è di 54 anni.
Proviamo a chiedergli cosa ne pensano.
73 anime perse
toy story 3... (generazioni)
statistiche e meriti
mai dire ansia
piacere e paura
volume 54
bisogni e meriti
una malattia come le altre
A cominciare dalla vecchiaia; un tempo, arrivare ad una veneranda età era motivo di prestigio e di orgoglio, oggi è un peso spesso insostenibile.
I bambini, che tenerezza, ma sono solo degli uomini in miniatura; e gli adolescenti, così sgraziati e spigolosi, speriamo che crescano in fretta.
Se poi sei un giovanotto, aspettano solo che tu metta la testa a posto.
Insomma, già abbiamo medicalizzato la paura e l'angoscia, a qualunque livello di disagio, facendole diventare sempre e comunque un disturbo nevrotico.
Adesso abbiamo anche degradato ogni stadio della vita trasformando ciascuno di essi in una malattia.
In Kenya il 12% dei bambini non arriva ai 5 anni di età, e se diventano adulti, la loro aspettativa di vita è di 54 anni.
Proviamo a chiedergli cosa ne pensano.
73 anime perse
toy story 3... (generazioni)
statistiche e meriti
mai dire ansia
piacere e paura
volume 54
bisogni e meriti
una malattia come le altre
giovedì 29 luglio 2010
Non Autosufficienza Dell'Anziano
Una volta si chiamava vecchiaia, ora si chiama così.
Una volta era un'età, una fase di vita, oggi è un problema economico, perché un settantenne spende o costa il doppio di un quarantenne in presidi sanitari, e il novantenne addirittura tre volte tanto il quarantenne.
Da qualche giorno lo leggiamo sui giornali, e tutti a pontificare che la si deve smettere col sistema delle badanti, e che però causa bassa natalità non ci saranno figli e nipoti per curarsi di questi qui (saremo noi) che non vogliono schiattare, e via così.
E allora dicono di farli rimanere al lavoro a tempo indeterminato, così tra la pensione e il decesso avranno meno tempo durante il quale angustiarsi pensando al futuro.
Pur con tante sfaccettature tra lavorare di più, assicurazioni sociali e fondi ad hoc, la soluzione che si propone è sempre solo quella di trovare soldi per accudire coloro che sono affetti da questa malattia incurabile che è la lunga vita, anche se così torniamo punto e a capo, perché i soldi serviranno per pagare il già vituperato sistema badanti (fortuna loro).
Grazie tante!
Da sempre, chi ha potuto ha messo da parte i risparmi per la vecchiaia e per fare qualunque cosa servono i soldi.
Nessuna vera proposta dunque.
Qualità e stili di vita possibili non sono altro che trascurabili particolari.
triste pensione ?
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
Una volta era un'età, una fase di vita, oggi è un problema economico, perché un settantenne spende o costa il doppio di un quarantenne in presidi sanitari, e il novantenne addirittura tre volte tanto il quarantenne.
Da qualche giorno lo leggiamo sui giornali, e tutti a pontificare che la si deve smettere col sistema delle badanti, e che però causa bassa natalità non ci saranno figli e nipoti per curarsi di questi qui (saremo noi) che non vogliono schiattare, e via così.
E allora dicono di farli rimanere al lavoro a tempo indeterminato, così tra la pensione e il decesso avranno meno tempo durante il quale angustiarsi pensando al futuro.
Pur con tante sfaccettature tra lavorare di più, assicurazioni sociali e fondi ad hoc, la soluzione che si propone è sempre solo quella di trovare soldi per accudire coloro che sono affetti da questa malattia incurabile che è la lunga vita, anche se così torniamo punto e a capo, perché i soldi serviranno per pagare il già vituperato sistema badanti (fortuna loro).
Grazie tante!
Da sempre, chi ha potuto ha messo da parte i risparmi per la vecchiaia e per fare qualunque cosa servono i soldi.
Nessuna vera proposta dunque.
Qualità e stili di vita possibili non sono altro che trascurabili particolari.
triste pensione ?
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
giovedì 22 luglio 2010
Toy Story 3... Generazioni
Film d animazione Disney-Pixar, venerdì sera con mio figlio Giulio, nove anni lui e cinquanta io.
Di fianco a noi due ragazze sul filo della maggior’ età.
E’ lo spettacolo delle venti e trenta, finisce in tempo per andare da qualche altra parte, verso divertimenti più adulti.
Sono ben vestite e truccate senza essere appariscenti, e si stirano giù l’abito un po’ corto.
Seguono il film in silenzio e senza un sorriso, ma con serietà ed attenzione. Ricorda loro sentimenti adesso estranei, da poco rimpiazzati con nuovi desideri, e che forse un po’ rimpiangono.
Al termine, accartocciato col bicchiere del pop corn, un pacchetto di Winston da dieci.
Nella fila dietro, l’altro mio figlio e i 3 amici tredicenni, non hanno nostalgie loro, ma incertezze su ciò che stanno diventando, e per farsi forti segnano rumorosamente il distacco dall’ infanzia, rappresentata sullo schermo, con commenti derisori verso ciò che vorrebbero superare ma in cui sono ancora immersi.
Le due giovani donne e i quattro ragazzini sono in bilico su soglie che ben conosco, e forse tra tutti loro solo io riesco a ridere di cuore alle battute dei giocattoli animati sullo schermo.
Anche Giulio ride ma è contento soprattutto di avermi a fianco.
Generazioni diverse, femmine e maschi, mi fanno tutti tenerezza e non sapendo a chi sentirmi più vicino, per sentirmi sicuro stringo la manina forte di Giulio.
spontaneo = pericoloso
diritti pesanti per fragili spalle
diversamente fedele
67 lune
senza abbassare lo sguardo
per sempre figlio
le bombe e la caramella
Di fianco a noi due ragazze sul filo della maggior’ età.
E’ lo spettacolo delle venti e trenta, finisce in tempo per andare da qualche altra parte, verso divertimenti più adulti.
Sono ben vestite e truccate senza essere appariscenti, e si stirano giù l’abito un po’ corto.
Seguono il film in silenzio e senza un sorriso, ma con serietà ed attenzione. Ricorda loro sentimenti adesso estranei, da poco rimpiazzati con nuovi desideri, e che forse un po’ rimpiangono.
Al termine, accartocciato col bicchiere del pop corn, un pacchetto di Winston da dieci.
Nella fila dietro, l’altro mio figlio e i 3 amici tredicenni, non hanno nostalgie loro, ma incertezze su ciò che stanno diventando, e per farsi forti segnano rumorosamente il distacco dall’ infanzia, rappresentata sullo schermo, con commenti derisori verso ciò che vorrebbero superare ma in cui sono ancora immersi.
Le due giovani donne e i quattro ragazzini sono in bilico su soglie che ben conosco, e forse tra tutti loro solo io riesco a ridere di cuore alle battute dei giocattoli animati sullo schermo.
Anche Giulio ride ma è contento soprattutto di avermi a fianco.
Generazioni diverse, femmine e maschi, mi fanno tutti tenerezza e non sapendo a chi sentirmi più vicino, per sentirmi sicuro stringo la manina forte di Giulio.
spontaneo = pericoloso
diritti pesanti per fragili spalle
diversamente fedele
67 lune
senza abbassare lo sguardo
per sempre figlio
le bombe e la caramella
giovedì 15 luglio 2010
Censimento Fatale

Sicuramente il suo venne considerato un atto di superbia ma, forse ancor di più, l'espressione di un sentimento di possesso nei confronti di quelli che il re non considerava più un popolo, ma dei sudditi.
Pretendere di contare tutti gli uomini della nazione, assegnando a ciascuno un numero, significava degradarli da individui a cose, equivaleva a trattare uomini come merci.
Oggi accettiamo di buon grado di essere censiti, ma abbiamo inventato tanti altri modi per trasformarci in numeri.
E allora ben venga un Dio che non ci considera merce intercambiabile e sacrificabile, ma persone uniche e preziose.
divina incoscienza
coraggio di partire, coraggio di restare
il cireneo
l'ultimo censimento
giovedì 8 luglio 2010
Magistrati In Sciopero
Assistiamo periodicamente a feroci attacchi alla magistratura.
Non che manchino critiche anche giustificate, ma ben altro conto è il tentativo di delegittimare tutta la categoria.
Da qualche tempo va anche di moda declassare tutti i magistrati in quanto non sarebbero altro che dei pubblici dipendenti, e neppure "Eletti".
Sappiamo che la fine dell'assolutismo e l'inizio della democrazia sono legate alla separazione dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario.
La magistratura nel suo insieme non è dunque una classe di impiegati di alto livello, bensì un potere dello Stato, come il Parlamento e il Consiglio dei Ministri.
Il fatto che i magistrati non vengano eletti, ma selezionati mediante concorsi pubblici non cambia di una virgola la questione.
Quello che fa problema sono invece gli scioperi, anche recentemente indetti dagli organi rappresentativi della categoria.
Organizzare o partecipare a scioperi, nel caso dei magistrati, fa pensare alla perdita di senso del proprio ruolo e rafforza gli attacchi di chi li considera dei "semplici” pubblici dipendenti.
voto di idoneità
cambiare le carte in tavola
la tav e l'antimuffa
Non che manchino critiche anche giustificate, ma ben altro conto è il tentativo di delegittimare tutta la categoria.
Da qualche tempo va anche di moda declassare tutti i magistrati in quanto non sarebbero altro che dei pubblici dipendenti, e neppure "Eletti".
Sappiamo che la fine dell'assolutismo e l'inizio della democrazia sono legate alla separazione dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario.
La magistratura nel suo insieme non è dunque una classe di impiegati di alto livello, bensì un potere dello Stato, come il Parlamento e il Consiglio dei Ministri.
Il fatto che i magistrati non vengano eletti, ma selezionati mediante concorsi pubblici non cambia di una virgola la questione.
Quello che fa problema sono invece gli scioperi, anche recentemente indetti dagli organi rappresentativi della categoria.
Organizzare o partecipare a scioperi, nel caso dei magistrati, fa pensare alla perdita di senso del proprio ruolo e rafforza gli attacchi di chi li considera dei "semplici” pubblici dipendenti.
voto di idoneità
cambiare le carte in tavola
la tav e l'antimuffa
giovedì 1 luglio 2010
King Size (Il Male Minore ?)
Annunciato l'ennesimo aumento dei prezzi delle sigarette.
Ma in tutti, giovani e vecchi, c'è una componente tragressiva della personalità.
Poiché tale componente non è un fattore eliminabile ognuno, secondo le proprie attitudini e secondo l'età, deve imparare a gestirla positivamente, così come si dovrebbe fare per le proprie innate pulsioni aggressive.
Allora, cos'è "preferibile" ?
Che un giovane faccia la sua esperienza di trasgressione con qualche occasionale sigaretta o come protagonista del bullismo di branco ?
Al momento, specie dalle nostre parti, sembra quasi esserci più rigore, se non indignata esecrazione, verso la sigaretta che contro gli atteggiamenti di bullismo, magari legati al tifo calcistico.
Anche coloro che sono per la liberalizzazione delle "droghe leggere", così come i proibizionisti, dovrebbero essere d'accordo che se aumenta il prezzo del tabacco non è per nobili motivi, ma solo per maggiori entrate fiscali e profitti.
Entrambe le categorie dovrebbero forse contrastare questi aumenti.
Chi vuol liberalizzare dovrebbe avere ovvi motivi per farlo, anche se talvolta c'è più compassione e solidarietà per il malato tossicodipendente che verso un moderato tabagista iperteso col colesterolo un po' alto.
Meno ovvi sembrano i motivi dei proibizionisti, che tuttavia potrebbero acquisire una maggiore sensibilità.
Perché non so se qualcuno se ne è accorto, ma mentre le puzzolenti sigarette hanno prezzi sempre più alti, gli spacciatori in erba del sabato sera hanno messo in saldo le loro asettiche pasticche.
Pasticche senza odore né vergogna che a basso costo divorano, rapide ed in silenzio.
diritti pesanti per fragili spalle
toy story 3...generazioni
felice incoerenza
die deutsche weisheit
benedetta playstation
le bombe e la caramella
Ma in tutti, giovani e vecchi, c'è una componente tragressiva della personalità.
Poiché tale componente non è un fattore eliminabile ognuno, secondo le proprie attitudini e secondo l'età, deve imparare a gestirla positivamente, così come si dovrebbe fare per le proprie innate pulsioni aggressive.
Allora, cos'è "preferibile" ?
Che un giovane faccia la sua esperienza di trasgressione con qualche occasionale sigaretta o come protagonista del bullismo di branco ?
Al momento, specie dalle nostre parti, sembra quasi esserci più rigore, se non indignata esecrazione, verso la sigaretta che contro gli atteggiamenti di bullismo, magari legati al tifo calcistico.
Anche coloro che sono per la liberalizzazione delle "droghe leggere", così come i proibizionisti, dovrebbero essere d'accordo che se aumenta il prezzo del tabacco non è per nobili motivi, ma solo per maggiori entrate fiscali e profitti.
Entrambe le categorie dovrebbero forse contrastare questi aumenti.
Chi vuol liberalizzare dovrebbe avere ovvi motivi per farlo, anche se talvolta c'è più compassione e solidarietà per il malato tossicodipendente che verso un moderato tabagista iperteso col colesterolo un po' alto.
Meno ovvi sembrano i motivi dei proibizionisti, che tuttavia potrebbero acquisire una maggiore sensibilità.
Perché non so se qualcuno se ne è accorto, ma mentre le puzzolenti sigarette hanno prezzi sempre più alti, gli spacciatori in erba del sabato sera hanno messo in saldo le loro asettiche pasticche.
Pasticche senza odore né vergogna che a basso costo divorano, rapide ed in silenzio.
diritti pesanti per fragili spalle
toy story 3...generazioni
felice incoerenza
die deutsche weisheit
benedetta playstation
le bombe e la caramella
giovedì 24 giugno 2010
Stabilimento Giambattista Vico
Credevamo che il progresso scientifico e tecnico ci stesse liberando.
Pensavamo che i nostri "privilegi" si sarebbero traformati in diritti per tutta l'umanità.
Illusi che il lavoro fosse un mezzo di realizzazione e sviluppo,
il fondamento del nostro essere nazione.
Scopriamo che il lavoro può ancora essere degradato a ricatto.
Può ancora assorbire e asservire a se stesso le vite di intere famiglie,
di famiglie di intere regioni dell'occidente industrializzato.
Non per il volere di un singolo maleducato,
di cattivi padroni che bestemmiano e ti fan fare tardi a cena.
Ma per editti emanati da società beneficenti,
da imprese di bandiera dal volto umano.
Da chi sa di avere il diritto e il potere per imporsi;
da chi forse crede anche di averne il dovere verso la collettività.
In cambio di tasse ed incentivi con cui quella collettività per decenni l'ha sostenuto.
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
non autosufficienza dell'anziano
il fattore umano
made in Italy
ogni 150 anni
grande manifestazione
Pensavamo che i nostri "privilegi" si sarebbero traformati in diritti per tutta l'umanità.
Illusi che il lavoro fosse un mezzo di realizzazione e sviluppo,
il fondamento del nostro essere nazione.
Scopriamo che il lavoro può ancora essere degradato a ricatto.
Può ancora assorbire e asservire a se stesso le vite di intere famiglie,
di famiglie di intere regioni dell'occidente industrializzato.
Non per il volere di un singolo maleducato,
di cattivi padroni che bestemmiano e ti fan fare tardi a cena.
Ma per editti emanati da società beneficenti,
da imprese di bandiera dal volto umano.
Da chi sa di avere il diritto e il potere per imporsi;
da chi forse crede anche di averne il dovere verso la collettività.
In cambio di tasse ed incentivi con cui quella collettività per decenni l'ha sostenuto.
togliere ai poveri e lasciare ai ricchi
non autosufficienza dell'anziano
il fattore umano
made in Italy
ogni 150 anni
grande manifestazione
giovedì 17 giugno 2010
Cambiare Le Carte In Tavola
Sempre più in voga tranciare pesanti giudizi o battute sulla Costituzione.
Sono le stesse da parecchi decenni.
istituzionali conquistate proprio in base alla stessa Costituzione.
Una volta si diceva che non si deve mai sputare nel piatto in cui si mangia.
Io dico che chi gioca un certo gioco deve anzitutto perseguire i risultati seguendo le regole che già ci sono, e non nascondersi dietro l'assoluta necessità di cambiarle.Sono le stesse da parecchi decenni.
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